Revolution

Ambiziosa ricostruzione della guerra d’Indipendenza americana. Nel 1776, in America, i coloni cominciano a ribellarsi alle autorità britanniche. Quella che sembrava una piccola insurrezione si trasforma in una sanguinosa guerra civile. Tom si arruola nell’esercito dei ribelli per stare accanto al figlio Ned, tamburino del reggimento. Nonostante l’ottimo cast – comunque malservito da una sceneggiatura superficiale e una regia di maniera – il film fu un clamoroso insuccesso.
(andrea tagliacozzo)

Jane Eyre

Remake poco notevole del romanzo classico della Bronte presenta la Gainsbourg come una Jane davvero credibile. Sfortunatamente non c’è chimica tra i due protagonisti e un finale precipitoso è completamente fuori sincrono con il resto del film. La versione del 1944 rimane il tentativo migliore.

Dennis la minaccia

Un inconcepibile e scadente plagio di Mamma, ho perso l’aereo da parte del produttore John Hughes, basato sul fumetto di Hank Ketcham, con le scaramucce del biondo birbantello con lo stizzoso vicino mister Wilson (Matthau) a fare da semplice riscaldamento prima dello scempio cui viene sottoposto, in puro stile Culkin, un derelitto ladruncolo. Sotto gli otto anni ci si diverte anche, ma resta una disperante carrellata di gag a base di mazzate e puzzette. Con un sequel, direttamente in homevideo.

Ti amerò… fino ad ammazzarti

Rosalie, sposata al pizzettaro italo-americano Joey, è stanca dei continui tradimenti del marito. Dopo averlo intontito con un micidiale sugo al sonnifero, la donna tenta più volte di uccidere il consorte. Un film pieno di alti e bassi, con una sceneggiatura densa di trovate ma terribilmente sfilacciata. Eppure il divertimento non manca, anche grazie al formidabile cast in cui si mettono in evidenza William Hurt e Keanu Reeves nei panni di due strampalati killer completamente strafatti. River Phoenix e Keanu Reeves si ritroveranno due anni dopo sul set di
Belli e dannati
(che al primo frutterà il premio come miglior attore al Festival di Venezia).
(andrea tagliacozzo)

Callas Forever

Parigi 1977, Larry Kelly, impresario, è nella capitale francese per il concerto di una rock band. Decide di cercare la sua amica Maria Callas, che dopo la delusione d’amore con Aristotele Onassis e la scomparsa della sua incredibile voce, si è ritirata nella casa di Avenue Georges Mandel, in preda all’insonnia, alle pillole, all’alcol e ai ricordi legati ai suoi dischi. Kelly vuole far rinascere il soprano grazie ai moderni mezzi tecnologici: il playback. La Callas rifiuta, poi decide di interpretare la Carmen, mai portata in teatro, ma incisa su disco. Il film viene realizzato con successo, ma quando si tratta di ripetere l’esperienza con un’altra opera… Non è una biografia, non è un film di aneddotica, ma il tentativo di Franco Zeffirelli, amico intimo della Callas, di raccontare lo stato emotivo della diva negli ultimi cinque mesi di vita. La sindrome da «viale del tramonto», il cuore spezzato da Onassis e la fragilità dietro il mito. Una strepitosa Fanny Ardant, perfettamente calata nel ruolo, meticolosa nei particolari, credibile nella statura da diva. A venticinque anni dalla morte, Zeffirelli ci regala una Callas «vera» e pensare che già nel 1977 alcune major americane gli avevano offerto la possibilità di realizzare un film sul soprano, ma il regista fiorentino rifiutò perché gli americani volevano una pellicola di gossip. Meglio così. (andrea amato)

Surviving Picasso

Pablo Picasso usa le donne e poi le getta via, ma una giovane artista azzarda lo stesso una relazione con lui, sicura che questa volta sarà diverso. La McElhone al suo esordio è molto brava nella parte della “vittima” compiacente, ma è la prova carismatica di Hopkins nel ruolo dell’egocentrico artista che ne fa un film da vedere. Bisogna però essere disposti ad accettare la mancanza di accenti europei, nonché l’assenza di vere opere di Picasso.