Litigi d’amore

Joan Allen regala un’altra interpretazione da favola in questo appassionante tranche de vie di una donna il cui marito se ne è andato lasciandola a cavarsela con quattro figlie e molta rabbia. Costner non se la cava male nel ruolo di un ex giocatore di baseball diventato una personalità della radio che si insinua nella sua vita. Binder è scrittore e regista, Costner è produttore. Il film è girato in Inghilterra anche se la vicenda è ambientata negli Stati Uniti.

Tucker – Un uomo e il suo sogno

A Detroit, nel 1946, Preston Tucker progetta un’auto rivoluzionaria. Sulla strada della costruzione del prototipo trova ostacoli d’ogni genere, disseminati dalle potenti industrie concorrenti. Il film, splendidamente fotografato da Vittorio Storaro, è un sentito omaggio di Francis Ford Coppola alla fantasia e all’intraprendenza dell’americano medio. E non è difficile scorgere tra le righe un parallelo tra il mondo dei motori e l’ambiente del cinema (e, di conseguenza, tra Tucker e lo stesso Coppola). Tecnicamente, è uno dei migliori lavori del cineasta americano. Purtroppo non ha avuto la fortuna che avrebbe ampiamente meritato. (andrea tagliacozzo)

Death Race

In un futuro molto vicino la tv, come il mondo, si è fatta estremamente violenta. Ora va di moda una gara automobilistica estrema in cui i partecipanti sono dei detenuti per omicidio. Automobili truccate, brutti ceffi in gabbia e co-piloti in gonnella si uniscono in una super reality chiamato Death Race. Le regole sono semplici: vinci cinque gare e ti guadagni la libertà.

Jensen Ames (Jason Statham) è un ex piolota NASCAR finito dentro per aver commesso un presunto omicidio: il massacro della sua famiglia. Obbligato ad indossare la maschera a Frankenstein, uno dei preferiti del pubblico di Death Race, ad Ames viene chiesto di scegliere tra due semplici opzioni dalla spietata Warden Hennessey: infilarsi la tuta e gareggiare o non rivedere mai più suo figlio.

Face/Off – Due facce di un assassino

Forse l’unico incontro felice tra Hollywood e i nuovi maestri dell’action di Hong Kong. John Woo dirige una sceneggiatura immaginosa, inverosimile e avvincente di Mike Werb e Michael Colleary: un poliziotto si sostituisce a uno spietato killer mediante una chirurgia futuristica (gli viene letteralmente applicata la faccia dell’altro); ma il killer riesce a fare altrettanto. E questo è solo il filo conduttore: la storia si complica con continui colpi di scena, l’evidente dimensione di allegoria della lotta tra Bene e Male viene sostenuta da un ritmo travolgente. Qui Woo riesce davvero a trapiantare in un modello «hollywoodiano» tutto il suo mondo e il suo stile, giocando al rialzo e liberando il cinema d’azione occidentale da ogni scrupolo di bon ton. Le passioni esplodono, le sparatorie si moltiplicano, i simboli troneggiano. Una lezione per registi e cinefili occidentali. (emiliano morreale)