Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi

Lo scrittore Lemony Snicket racconta la storia dei tre fratelli Baudelaire: Violet, la più grande, ha quattordici anni e possiede uno straordinario talento per le invenzioni; Klaus, il secondogenito, può dire a dodici anni di aver letto più libri di chiunque altro, accumulando una montagna di conoscenze; Sunny, infine, di un anno appena, si esprime tramite versi gutturali e ha la passione di mordere ogni cosa con i suoi aguzzi dentini da latte.

I tre conducono una vita tranquilla e molto agiata, fino al giorno in cui si trovano improvvisamente nella triste condizione di orfani, quando i genitori periscono nell’incendio della loro casa. Così, inizia la «serie di sfortunati eventi»: gli orfani Baudelaire iniziano un lungo peregrinare fra i parenti, nel tentativo di trovare un tutore affidabile.

Purtroppo, proprio colui che per primo si offre di ospitarli diverrà il loro peggior nemico. Infatti il conte Olaf, uno spiantato attorucolo maestro nell’arte del travestimento, è un personaggio tanto stravagante quanto diabolico, che non ha altre mire se non quella di ottenere la custodia dei ragazzi, per poi provocarne la morte in un «incidente» e dunque mettere le mani sull’enorme eredità dei Baudelaire. Per fortuna i ragazzi potranno contare sull’aiuto della zia Josephine e dello zio Monty, per togliersi dai guai e sfuggire alle insidie del perfido Olaf…

La pellicola è tratta dai primi tre libri della fortunatissima serie di
Lemony Snicket
, opera dell’autore newyorchese Daniel Handler e recentemente approdata nelle librerie italiane nell’edizione di Salani.

Il film è rispettoso delle atmosfere e dello spirito dei romanzi, di cui è magistralmente ricostruita l’ambientazione, in cui automobili e vestiti anni ’50 e tecnologia dall’aspetto retrò si uniscono ad architetture e ambientazioni da favola gotica. In effetti, visivamente, sembra di trovarsi di fronte a un incrocio tra una pellicola di Tim Burton (in particolare l’ultimo
Big Fish)
e una della serie
Harry Potter.

La sensazione di «già visto» tende forse a indisporre un po’ lo spettatore smaliziato ma questo
Una serie di sfortunati eventi
rimane un prodotto piacevole, divertente e piuttosto ben curato. Rispetto ai vari
Harry Potter
infatti,
Lemony Snicket
ha il grande vantaggio di non seguire troppo i binari del
politically correct
, e si può quindi permettere un alto tasso di godibilissimo
humour
nero. 

Ottima la scelta degli attori: a parte i tre ragazzini e l’istrionico Jim Carrey, che trova un personaggio che sembra cucito su misura per lui, con il suo infinito repertorio di smorfie cartoonesche, da segnalare anche una Meryl Streep molto divertente e azzeccata nei panni della paurosissima zia Josephine. Per i ragazzini che considerano le storie della Rowling roba da bambini, ma anche per tutti gli adulti che sanno ancora godere del piacere di una favola ben raccontata.
(michele serra)

Yes Man

Carl Allen è un uomo la cui vita si è praticamente fermata – la sua parola d’ordine è “no” – ma arriva il momento in cui aderisce a un programma basato sul semplice impegno di dire “sì” a tutto e sempre. Il potere del “sì”, una volta scatenato, inizia a trasformare la vita di Carl in modo straordinario e inaspettato, facendogli ottenere promozioni sul posto di lavoro e aprendo le porte a una nuova storia d’amore. Ma la sua disponibilità ad accogliere ogni opportunità può creare qualche difficoltà inaspettata.

I pinguini di Mr. Popper

La vita di un uomo d’affari cambia dopo aver ricevuto in eredità sei pinguini. Il suo appartamento di New York si trasforma in un parco dei divertimenti invernale. Il progetto a cui sta lavorando da tempo non viene portato a termine e per poco non finisce in prigione…

Dick&Jane – Operazione furto

Dick e Jane sono una felice coppia di trentenni con un bambino di sei anni. Lui lavora alla Globodyne, una multinazionale da miliardi di dollari impegnata in fusioni e acquisizioni, mentre lei è una tour operator. Dopo quindici anni di onorato servizio presso la società per cui lavora, Dick riceve finalmente la promozione che tanto desiderava e viene nominato vicedirettore di settore. Ma il momento di gloria dura solo pochi giorni. La società è sull’orlo del baratro finanziario e i suoi dipendenti non lo sanno: l’unico che riesce a guadagnarci è Jack McCallister, presidente e azionista di maggioranza che, ovviamente, è a conoscenza dei conti sballati della società. Dick si ritrova così senza lavoro e soprattutto senza una liquidazione e senza un fondo pensione. Jane, che aveva abbandonato il suo lavoro dopo la nomina a vicepresidente del marito, si rimbocca le maniche e cerca delle soluzioni. Ma entrambi, a mesi di distanza dalla disgrazia professionale di Dick, sono ancora per strada, tra piccoli impieghi e conti che sono sempre più in rosso. Arrivati al limite della sopportazione e minacciati di sfratto dalla banca, i due decidono di guadagnarsi vitto e alloggio dedicandosi alle rapine notturne. Scopriranno così di essere tagliati per il crimine e recupereranno il tenore di vita perso nei mesi precedenti. Un giorno però verranno a conoscenza del patrimonio accumulato da McCallister grazie al crack della Globodyne: quattrocento milioni di dollari. Una torta troppo grande per farsene scappare una fetta. Inizierà il diabolico raggiro.

Jim Carrey torna a recitare in una commedia dopo la convincente interpretazione agrodolce in
Se mi lasci ti cancello
di Michel Gondry. In patria
Dick & Jane – Operazione Furto
è andato benissimo e, dopo un esordio sottotono, la pellicola ha conquistato le posizioni alte della classifica dei film più visti, sottolineando così la preferenza del pubblico d’Oltreoceano per i ruoli comici dell’attore. Remake di un film del 1977
Non rubare… se non strettamente necessario
con Jane Fonda e George Segal,
Dick &Jane
è una vicenda dal sapore di vecchia commedia anni Cinquanta in cui la coppia felice di turno viene investita da disgrazie e ingiustizie che ne fanno emergere i lati più intraprendenti e poi riportano tutto a una piacevole normalità. Jim Carrey non brilla come al solito, il suo non è un personaggio dai forti toni grotteschi, anzi è quasi ordinario ed è forse è per questo che i suoi exploit risultano meno convincenti. Si ride, ma senza esagerazioni, e questo, per una commedia di Jim Carrey, è inusuale. La sceneggiatura, invece, nasconde un finale a sorpresa e, proprio quando la pellicola sembra destinata allo scontato ma lineare lieto fine, ecco il colpo di scena che tiene incollato lo spettatore fino ai titoli di coda. Anche Tea Leoni risulta indicata per un ruolo comico e, anche se all’inizio fa storcere un po’ il naso, il suo personaggio si guadagna il rispetto del pubblico nel seguito della pellicola. I fan sfegatati di Jim
faccia di gomma
Carrey possono pure passare il turno, non ne rimarranno entusiasti. Gli amanti di una buona commedia all’americana invece vadano a colpo sicuro: un’ora e mezza di divertenti intrecci, teatrini e battute scacciapensieri.
(mario vanni degli onesti)

Scommessa con la morte

Quinta volta di Clint Eastwood nei panni dell’ispettore Callaghan. Alcuni omicidi insoluti sembrano in qualche modo collegati a un gioco televisivo a premi. Callaghan, con l’aiuto di un’intraprendente giornalista televisiva, si mette sulle tracce dell’assassino. Il peggiore della serie, ma con almeno una sequenza da antologia: l’inseguimento tra l’auto di Callaghan e un’automobilina radiocomandata carica di esplosivo. Grande, come al solito, Eastwood. (andrea tagliacozzo)

Il Grinch

È da anni uno dei migliori cineasti americani, ma dato che passa di genere in genere con estrema disinvoltura e non si dà arie «d’autore», dalle sue (e dalle nostre parti) stentano a prenderlo sul serio. Stiamo parlando di Ron Howard, autore di piccole gemme come Parenti amici e tanti guai , Fuoco assassino, Apollo 13, Ransom, EdTv … solo per citarne alcuni. Questa sua ultima fatica, tratta da un classico della letteratura per ragazzi (di Theodore Seuss Geisel, meglio noto come «Dr. Seuss»), ne conferma le doti di raffinato esecutore e affidabile «professionista», nella tradizione dei grandi artigiani di Hollywood. Non solo: pone anche il suo talento sotto una nuova luce. Curiosamente, Il Grinch – parabola (in forma di favola) di un essere quasi mostruoso, emarginato, esiliato dal resto della comunità, irrimediabilmente «diverso», che si ribella nei confronti dei cosiddetti «normali» diventando un irriducibile avversario dello spirito natalizio – avrebbe tutte le carte in regola per essere un’opera di Tim Burton, una sorta d’incrocio tra Pee-Wee’s Big Adventure, Batman: il ritorno e Nightmare Before Christmas . Pur senza possedere la malinconia dark che caratterizza i film di Burton, Howard non fa comunque rimpiangere l’illustre collega, e dimostra di saper padroneggiare al meglio sia i materiali narrativi paraburtoniani che il complesso armamentario visivo a disposizione (le splendide scenografie di Michael Corenblith, esaltate dalla colorata fotografia di Don Peterman) realizzando un’autentica delizia per gli occhi, malgrado qualche occasionale caduta di tono (leggi «sdolcinatura») del resto perdonabile in un prodotto tipicamente natalizio.

Ma non si tratta di un Tim Burton di secondo grado, tutt’altro. Anche perché il genere Howard lo aveva già affrontato con piglio notevole nel lontano 1988 con Willow , dosando in egual misura umorismo e fantasia. Il Grinch , ovviamente, è anche un film «di» (e non solo «con») Jim Carrey: l’attore, assolutamente straordinario, domina la scena dall’inizio alla fine, gigioneggiando dietro a una pesante maschera di gomma (creata dallo specialista Rick Baker). E di tanto in tanto – nonostante il target del film sia praticamente puberale – non resiste alla tentazione e rispolvera il suo perfido e irresistibile umorismo: come quando si appone il vischio sul didietro per farselo baciare dall’odioso sindaco della città! (andrea tagliacozzo)

Number 23

Walter Sparrow è un accalappiacani sposato e con un figlio. La moglie Agatha, sapiente pasticcera, gli regala un libro intitolato
Number 23.
Walter inizia a leggere il romanzo e trova molti aspetti coincidenti con la sua vita: sembra essere legato spiritualmente al protagonista del racconto, il misterioso detective Fingerling ossessionato dal numero 23. Suggestionato, anche l’uomo cade in una spirale ossessiva.

A Christmas Carol

Anche quest’anno Scrooge non ha intenzione di godersi il Natale. Durante il ritorno verso casa però, incontrerà il fantasma del suo vecchio socio in affari, Joseph Marley, che cercherà di aiutarlo a riparare gli errori del passato. Rivisitazione del famoso romanzo di Charles Dickens in una moderna animazione 3D.

The Truman Show

Truman Burbank non lo sa, ma da quando è nato tutta la sua vita è una finzione. Convinto di vivere una tranquilla esistenza americana, è in realtà il protagonista di una sitcom in onda 24 ore su 24, ripresa da telecamere nascoste, e tutte le persone che lo circondano sono attori. Quando se ne accorge il piccolo uomo tenta di fuggire. Nonostante l’ispirazione venga alla lontana da alcune idee di Philip K. Dick, l’atmosfera (e l’individualismo ottimista della seconda parte) stanno dalle parti del Frank Capra più «nero». La regia impeccabile di Weir serve ottimamente i due punti di forza del film: la raffinatissima interpretazione di Jim Carrey e soprattutto la sceneggiatura del giovanissimo Andrew Niccol ( Gattaca ), abilissimo nel far passare in una costruzione tranquillamente mainstream alcune delle angosce politiche ed esistenziali più profonde degli ultimi decenni. (emiliano morreale)

Colpo di fulmine – Il mago della truffa

Steven Jay Russell, poliziotto texano, sposato e praticante, conduce una vita piuttosto ordinaria. Fino a quando un grave incidente d’auto non gli fa aprire gli occhi: si rende conto di essere gay.
Si separa così dalla moglie, ma per mantenere un certo tenore di vita, inizia ad organizzare truffe. Finirà in carcere, dove però, inaspettatamente, troverà l’amore della sua vita: un uomo sensibile e dai modi gentili che si chiama Phillip Morris.

Le ragazze della terra sono facili

A Los Angeles, un disco volante piomba nella piscina di Valerie, una giovane e bella manicure. Dall’astronave spuntano tre alieni strani, ma del tutto innocui. Gli extraterrestri, che sotto un foltissimo strato di peli rivelano fattezze umane piuttosto piacenti, non hanno difficoltà ad adattarsi alle abitudini terrestri. Un film divertente, stravagante e colorato, quasi Pop, diretto da un regista proveniente dai video musicali (già autore dell’ambizioso ma poco riuscito Absolute Beginners). Jim Carrey all’epoca era pressoché sconosciuto.
(andrea tagliacozzo)