La comunidad – Intrigo all’ultimo piano

In un condominio di Madrid un anziano signore vince un premio milionario alla lotteria, si chiude in casa e nasconde i soldi. I vicini, avidi, non aspettano altro che il vecchio tiri le cuoia per mettere le mani sul bottino. Non hanno però fatto i conti con Julia, agente immobiliare che riesce ad afferrare il gruzzolo: tra lei e gli altri inquilini si instaurerà una sanguinosa lotta all’ultima banconota. Álex de la Iglesia, dopo l’ultrahard Perdita Durango e lo strepitoso Muertos de risa (entrambi tuttora inediti da noi, ed è un grosso peccato), torna alle atmosfere grottesche spinte di El dia de la Bestia , ma l’operazione gli riesce assai meno bene: il girotondo delle violenze cartoonesche, degli imbrogli bramosi e dell’egoismo inaudito ha il fiato corto, dopo poco gira a vuoto, ripetendosi e accumulando notazioni e azioni senza accortezza per il ritmo e l’equilibrio generale del film. Accadeva un po’ la stessa cosa pure in Perdita Durango , ma almeno lì c’era un contorno di suggestioni davvero notevole; in La Comunidad invece si sente subito la pochezza dell’assunto, che rasenta la banalità e non dice niente di nuovo. Strano, ma questa sorta di kammerspiel da tinello e tromba delle scale, isterico e minaccioso (ma soltanto negli sguardi dei personaggi), prende il volo solo quando – negli ultimi venti minuti – esce dal condominio. Tutta la parte sui tetti, bellamente hitchcockiana, è girata con gusto della suspense e ottima scansione, risultando più allucinata e, volendo, più scorretta di ogni minuto precedente. Ma la perfezione calibratissima e acidissima di Muertos de risa , a tutt’oggi il miglior lavoro di de la Iglesia, non riesce a replicarsi. (pier maria bocchi)