Happy, Texas

Accattivante commedia su due evasi costretti a rubare un camper e ad assumere l’identità dei proprietari, organizzatori di recite scolastiche gay: nascosti in una sonnacchiosa cittadina texana, i gaglioffi saranno costretti a mescolarsi ai locali al di là di ogni loro intenzione. Girato in economia, ma non si vede. Zahn è il mattatore di un cast di primissima classe.

Mimic

L’entomologa Sorvino crea un insetto incapace di riprodursi per sconfiggere un’epidemia causata dagli scarafaggi. L’invenzione funziona, ma tre anni più tardi se ne perde il controllo. Gli ibridi da lei creati riescono a riprodursi, diventano giganti e riescono addirittura ad assumere le sembianze della loro preda favorita: l’uomo. Thriller fantascientifico vivace e pauroso, diventa banale nell’ultima parte, ma fino a quel punto offre vero godimento. Tratto da un racconto di Donald A. Wollheim. Seguito da due sequel per il mercato video.

Gosford Park

1932, Gosford Park. In una tenuta inglese, si riuniscono per una battuta di caccia di fagiani un gruppo di aristocratici e no. Sir William, padrone di casa, e lady Sylvia, sua moglie, una coppia non propriamente affiatata né innamorata, ospitano una contessa, una coppia in crisi, un eroe della Prima Guerra Mondiale, un attore e cantante inglese, un produttore cinematografico americano… Ognuno si presenta nella residenza dei McCordle con valletti e camerieri (o cameriere) al seguito. Gli ospiti sono alloggiati nelle belle stanze del piano di sopra, la servitù ai piani bassi tra lavanderia, cucine e corridoi che non finiscono mai. I due mondi sono (sembrano) separati. La prima sera fila via liscia tra aperitivo e cena sontuosamente apparecchiata e servita. Eppure… Le coppie che non sono poi così felici, le signore ingioiellate non sono poi così ricche, le amicizie non sono poi così disinteressate… Al piano di sotto la servitù lavora, commenta, spettegola. Quando c’è buio, la padrona di casa adesca un valletto (che in realtà valletto non è), il padrone di casa fa altrettanto con una servetta, e via così con incontri clandestini che si consumano nella magione. Poi c’è il giorno della caccia, cui segue un omicidio. Sir William viene trovato morto nella sua biblioteca. Arriva l’ispettore di turno, iniziano le indagini che, però, non sconvolgono più di tanto la vita degli ospiti né della servitù… Del resto, a parte una domestica, nessunao rimpiange l’uomo.
Uno splendido ritratto della società britannica dei primi anni Trenta di Altman, perfetta l’ambientazione, perfetta la fotografia dei nobili, delle loro virtù e dei loro vizi. Ma altrettanto perfetta la fotografia del mondo del piano di sotto, di quei maggiordomi, cuoche e servette che non solo «parlano attraverso i loro padroni», ma animano un mondo tutto loro di piccoli vizi, grandi dedizioni, perfezionismo, ambizioni, snobismo e servilismo. Ecco, un umanissimo ritratto, quello in cui il regista americano è assoluto maestro. In un ordinatissimo intricarsi di classi sociali, sesso, generazioni… Un omaggio ad Agatha Christie, ma anche a Le regole del gioco di Renoir, alla commedia di maniera… Con un cast che è un who is who del cinema britannico, con una strepitosa Meggie Smith, candidata agli Oscar come miglior attrice non protagonista, nella parte della anziana zia supersnob ma senza una sterlina e di una irresistibile simpatia. Eccellenti anche Kristin Scott Thomas, nella parte della lady insoddisfatta ma che si toglie le sue soddisfazioni, Michael Gambon, il baronetto padrone di casa ucciso e da nessuno rimpianto, Helen Mirren, la governante Mrs Wilson, Eileen Atkins, la cuoca Mrs Croft… Con quella di Meggie Smith, il film si è guadagnato sei candidature agli Oscar 2002.

The Golden Bowl

Ivory, Ivory, Ivory… repetita iuvant? Non sempre. O almeno non per l’ultima fatica del regista americano naturalizzato inglese, che subito dopo La figlia di un soldato non piange mai – e per l’ennesima volta – porta sullo schermo l’ossessione delle sue origini: il rapporto tra raffinatezza europea e pragmatismo americano, tra scaltrezza dei primi e innocenza dei secondi. Il film racconta l’intricata storia di due matrimoni intrecciati tra loro in maniera complessa e quasi incestuosa, il primo dei quali «animato» dalla figura enigmatica di Adam Verve, miliardario americano, raffinato mecenate che cerca di costruire un museo in una qualunque American City. Film di maniera, stilisticamente perfetto, formalmente ineccepibile, interpretato divinamente: ma senza vita, morto (appunto) come un pezzo da museo. E tutto il meglio viene dal romanzo dell’intramontabile Henry James da cui è tratto. (dario zonta)