L’uomo dal vestito grigio

Da un romanzo di Sloan Wilson. Un tipico borghese americano, ormai rassegnato alla routine quotidiana, segue il consiglio della moglie e si licenzia, trovando una nuova occupazione presso una stazione radio-televisiva che gli offre una maggiore possibilità di carriera. Buona l’interpretazione di Gregory Peck, incarnazione perfetta dell’uomo medio, ma Fredric March e Lee J. Cobb lo surclassano.
(andrea tagliacozzo)

Duello al sole

In Texas, intorno al 1880, Pearl, una meticcia bella e passionale, è contesa da due fratelli, il romantico Jack e Lew, un domatore di cavalli dall’indole violenta. Una gelosia folle e incontrollata spinge quest’ultimo a uccidere il fratello rivale. Alla realizzazione del film, che si avvale di una splendida fotografia a colori e di una Jennifer Jones di rara sensualità, collaborarono ben quattro registi (Vidor, William Dieterle, Otto Brewer e Josef von Sternberg). La trama sfiora spesso la stupidità, ma la realizzazione tecnica e il bellissimo finale la riscattano ampiamente. (andrea tagliacozzo)

Il grande amore di Elisabetta Barrett

Rifacimento de
La famiglia Barret
, diretto dallo stesso Franklin nel 1934 e affidato, all’epoca, all’interpretazione di Norma Shearer e Fredric March. Ambientata nell’Ottocento, in Inghilterra, è la storia della poetessa Elizabeth Barret che, colpita da paralisi, ritrova la forza di vivere e sperare nella guarigione grazie all’amore del collega Robert Browning. La prima versione del film è sicuramente da preferirsi a questo pallido aggiornamento.
(andrea tagliacozzo)

Madame Bovary

Per difendersi dalle accuse di oscenità, Gustave Flaubert racconta la storia di madame Bovary, moglie sognatrice, quindi adultera e infine tisica. Con ben maggior ragione di Flaubert (e con tutte le aggravanti hollywoodiane del caso), un regista come Vincente Minnelli poteva affermare che «Madame Bovary c’est moi». Fin troppo: il suo stile fiammeggiante da musical si mantiene anche qui su toni molto accesi, con l’eroina vidoriana Jennifer Jones che trattiene a stento occhiate assassine. Lungi dalla raffinata dissezione operata dal romanzo, Minnelli è correo e partecipe delle vicende della sua protagonista, e si scatena in scene-clou come quella – quasi coreografata – dell’ingresso nel salone da ballo. Un melodramma purissimo, nemmeno troppo kitsch, più bovaristico che flaubertiano.
(emiliano morreale)

Addio alle armi

Seconda trasposizione cinematografica del romanzo di Ernst Hemingway (la prima, interpretata da Gary Cooper e diretta da Frank Borzage, risale al 1932). Allo scoppio della prima guerra mondiale, un giornalista americano si arruola nell’esercito italiano. Assegnato con il grado di tenente al reparto sanitario, conosce una giovane crocerossina inglese, della quale s’innamora. Più spettacolare rispetto alla precedente versione (anche grazie al colore), il film si trasforma strada facendo in uno sfarzoso (e noioso) fumettone strappalacrime. (andrea tagliacozzo)