Terrore dallo spazio profondo

Versione aggiornata de
L’invasione degli ultracorpi
, il capolavoro di fantascienza realizzato nel ’56 da Don Siegel. Accorgendosi che il marito si comporta in modo insolito, Elizabeth si rivolge all’amico Matthew, ispettore sanitario. I due scoprono che alcuni alieni stanno sostituendo gli abitanti della Terra con copie perfettamente somiglianti, ma prive di qualsiasi impulso emotivo. Un rifacimento intelligente, anche se inferiore all’originale (che usava meno effetti speciali e si concentrava di più sulla suspense e sull’atmosfera da guerra fredda che si respirava negli anni Cinquanta). Rifatto nuovamente nel ’93 da Abel Ferrara con il titolo
Ultracorpi
.
(andrea tagliacozzo)

Due metri di allergia

A Londra, lo squattrinato attore americano Dexter King lavora come spalla del più affermato comico Ron Anderson. Una fastidiosa allergia costringe Dexter a recarsi in un ambultario medico, dove conosce e s’innamora dell’infermiera Kate. Licenziato dal comico, l’attore riesce ad ottenere la parte principale nella strampalata versione musicale di
The Elephant Man
. Una simpatica commedia surreale. Non sempre azzecca battute e situazioni, ma, anche grazie anche allo stralunato Jeff Goldblum, si mantiene sempre su livelli più che dignitosi.
(andrea tagliacozzo)

Independence Day

Spettacolare — e stupida — saga fantacientifica su truppe aliene che volano sulla Terra e progettano di attaccarla. Il presidente Usa (Pullman) cerca di capire qual è il modo migliore per combatterle, mentre la situazione cambia di ora in ora. Gli effetti speciali — importanti e premiati con l’Oscar — sono impressionanti, ma le storie dei protagonisti sono così stupide, la scrittura così zoppicante e qualche interpretazione così forzata che, a confronto, fanno sembrare brillanti alcuni stupidi film di fantascienza degli anni Cinquanta. Esiste anche una versione con 15 minuti in più. Super 35. Un Oscar agli Effetti Speciali e un’altra nomination.

L’uomo dell’anno

Tom Dobbs è il conduttore di un programma tv di successo che si occupa principalmente di satira politica. Il destino si materializza nella persona di una donna del pubblico che innocentemente chiede al conduttore perché non si candidi lui stesso alla presidenza degli Stati Uniti. Inizia quindi una serrata campagna elettorale in cui il nostro Tom viene affiancato dai suoi collaboratori di sempre. La realtà supera la fantasia e il conduttore si ritrova presidente designato. Dopo violenti tentativi di screditare la sua credibilità, Eleanor Green, colei che ha contribuito alla progettazione e alla realizzazione di un nuovo sistema elettorale totalmente informatizzato, si fa avanti, e rivela allo stesso Tom che la sua elezione è frutto di un errore nel sistema. A questo punto davanti al presidente designato si presentano due possibilità: rivelare al mondo intero la verità e farsi da parte oppure rivestire i panni dell’uomo più potente del mondo.

La mosca

Goldblum è perfetto nei panni di uno scienziato un po’ pazzo che sperimenta su di sé una macchina per il trasferimento genetico — e pian piano si trasforma in una mosca umana. Remake di L’esperimento del dottor K del 1958, estremamente intenso e scritto con molto acume, che (sfortunatamente) va un po’ troppo oltre e diventa greve e disgustoso. Scritto da Charles Edward Pogue e dal regista Cronenberg. Vincitore dell’Oscar per il trucco (Chris Walas, Stephan Dupuis). Con un sequel.

Nine Months – Imprevisti d’amore

Farsesca storia di una coppia la cui beata relazione quinquennale viene sorpresa alle spalle da una gravidanza inaspettata, che lui non riesce proprio ad affrontare. Questa patinata produzione hollywoodiana cerca di accostare il fascino fanciullesco di Grant alla radiosa bellezza della Moore, mentre Arnold aggiunge un roboante supporto comico, ma una totale prevedibilità e un’ingenua stupidità la inaridiscono. Un paio di scene con Williams nei panni di un nevrastenico ostetrico russo che parla sempre a sproposito sono senz’altro la cosa migliore. Basato sul film francese Nove mesi (1994). Panavision.

Tutto in una notte

Un ingegnere, afflitto da una fastidiosa insonnia, scopre che la moglie lo tradisce. Durante un viaggio notturno a bordo della sua auto, l’uomo aiuta una ragazza a sfuggire da quattro pericolosi killer. Episodio apparentemente minore della filmografia di John Landis – decisamente lontano da capolavori come
The Blues Brothers
e
Un lupo mannaro americano a Londra
– anche se l’inimitabile stile del regista è ancora ben riconoscibile. Come in molti altri lavori di Landis, amici e colleghi del regista appaiono a sorpresa in piccoli ruoli cameo (tra questi si riconoscono David Bowie e Roger Vadim). Lo stesso Landis compare nei panni di uno dei killer iraniani (è quello imbranatissimo che in un inseguimento si tira la porta in faccia).
(andrea tagliacozzo)

Terapia di gruppo

Il bisessuale Bruce è conteso fra la pudica Prudence e il suo amante Bob. I loro destini sono condizionati da due psicanalisti, Stuart e Charlotte: il primo interessato a sedurre le pazienti; la seconda a risolvere i suoi problemi personali. Un film d’impostazione tipicamente teatrale, girato a Parigi a dispetto dell’ambientazione newyorchese, che Robert Altman ha tratto da una commedia di Christopher Durang. Ma nonostante l’ottimo cast, si tratta di una delle prove più deludenti (per non dire avvilenti) realizzate dal regista di Nashville . Deludente anche (e soprattutto) sotto il profilo tecnico. (andrea tagliacozzo)

Come cani e gatti

Nessuno degli umani ne è al corrente, ma dalla notte dei tempi tra cani e gatti è in atto una guerra senza fine. Con tanto di armi, servizi segreti (CIS, Canine Intelligence Service), tecnologie avanzatissime nascoste nelle cucce. L’agente speciale numero uno dei cani è improvvisamente fuori uso, per uno strano caso prende il suo posto, Lou, da Lumaca, cucciolo di beagle molto tenero ma nient’affatto esperto di faccende militari. I gatti, capitanati dal perfido Mr. Tinkles, persiano bianco e pelosissimo, ne approfittano. Attaccano. Come base casa Brody, dove in un laboratorio blindato il professor Brody sta cercando l’antidoto all’allergia dei cani. Il mondo sta per essere rovesciato. Ma i cani riusciranno a difendere il genere umano dalla minaccia felina.

Grosso modo così si svolge la trama del film di Lawrence Guterman, capolavoro di tecnica di animazione: cani e gatti parlano, ridono, mangiano e si arrabbiano come fossero veri. Le immagine degli attori a quattro zampe sono state scannerizzate ed elaborate al computer in modo da rappresentare tutte le espressioni possibili. Al di là del canino e del felino. La preparazione del film è durata un anno: solo per il beagle Lou sono stati impiegati cinque cani diversi addestrati da due istruttori per circa duemila ore. Il film, sulla scia di
Babe
e
Dr. Doolittle
, è per bambini. Ma a complicare la visione dei più piccoli c’è una storia a volte troppo astrusa con storie nella storia. Gatti ninja, controspionaggio felino, un esercito di topi, un moribondo con flebo al cui capezzale sta Mr. Tinkles, gli esperimenti del professor Brody… forse troppo. Soprattutto per il pubblico al quale il film è destinato. E poi, perché i cani sono i buoni e i gatti fanno la parte dei cattivi e antipatici? Simpaticissimi comunque i quattro cani protagonisti, Lou il beagle, Butch il pastore, Peek il pechinese, Ivy, la randagia ex squillo… Nell’originale americano la voce di Lou era diTobey Maguire, quella di Butch di Alec Baldwin, quella di Ivy di Susan Sarandon.

Le avventure acquatiche di Steve Zissou

Steve Zissou è un leggendario esploratore subacqueo, «vanesio e anche un po’ stronzo» (sono parole sue). Durante la sua ultima missione il suo migliore amico nonché socio di lunga data, Esteban, è stato da divorato da un feroce squalo giaguaro. Nell’ambiente si mormora che Steve non sia più quello di una volta, una voce che l’oceanografo vuole mettere a tacere organizzando una nuova missione, durante la quale intende rintracciare lo squalo giaguaro e ucciderlo per vendicare il suo amico. Proprio alla vigilia della partenza, a un equipaggio già sufficientemente ricco di eccentrici personaggi, si aggiungono anche un’affascinante giornalista, incinta di qualche mese, e un pilota d’aerei che, presentandosi a Steve, sostiene di essere suo figlio.
Già regista del memorabile I Tenenbaum, Wes Anderson fa il bis con una strepitosa commedia girata a Cinecittà. Esilarante, geniale e a tratti toccante, Le avventure acquatiche di Steve Zissou riprende numerosi elementi del precedente film del regista (la centralità della famiglia, il mito della seconda possibilità, l’età dell’oro ormai terminata, un’estetica a cavallo fra anni Settanta e anni Ottanta, i personaggi sempre vestiti allo stesso modo, come nei fumetti) applicandoli a una nuova storia.
Un film riuscitissimo, sia dal punto di vista della narrazione, che tiene lo spettatore avvinto all’attesa di sapere cosa sta per succedere, sia soprattutto da quello delle trovate comiche, che è meglio non svelare in sede di recensione per non togliere al lettore il gusto della visione in sala.
Molto bella anche la colonna sonora, curata da Mark Mothersbaugh dei Devo e contenente diversi classici di David Bowie reinterpretati in versione voce-chitarra e in lingua portoghese da Seu Jorge, popstar brasiliana che recita anche nel film nei panni del marinaio Pelé Dos Santos. (maurizio zoja)

Le ragazze della terra sono facili

A Los Angeles, un disco volante piomba nella piscina di Valerie, una giovane e bella manicure. Dall’astronave spuntano tre alieni strani, ma del tutto innocui. Gli extraterrestri, che sotto un foltissimo strato di peli rivelano fattezze umane piuttosto piacenti, non hanno difficoltà ad adattarsi alle abitudini terrestri. Un film divertente, stravagante e colorato, quasi Pop, diretto da un regista proveniente dai video musicali (già autore dell’ambizioso ma poco riuscito Absolute Beginners). Jim Carrey all’epoca era pressoché sconosciuto.
(andrea tagliacozzo)

Una notte in Transilvania

Un giovane giornalista americano viene inviato in Transilvania, terra dei vari Dracula e Baroni Von Frankenstein, per scrivere un articolo su quei luoghi leggendari. Tutto sembra tranquillo, ma l’apparenza inganna. Commedia horror di poche pretese ma irrimediabilmente stupida, girata interamente nel territorio della ex Jugoslavia. Sprecato il buon cast. (andrea tagliacozzo)