Il socio

Benché di sicuro non il miglior lavoro di Sydney Pollack, con il passare del tempo Il socio – tratto dal solito, arzigogolato legal-thriller di John Grisham – acquista spessore e rischia di apparire un buon film. Anzi, sebbene pieno di passaggi narrativi improbabili e di personaggi un po’ troppo sopra le righe, «è» un buon film. E, soprattutto, a risultare sempre meno fantapolitica e sempre più attinente alla realtà, è l’idea centrale del giovane avvocato in carriera che si vede lautamente remunerato da uno studio legale che si occupa delle cause del crimine organizzato. Ovviamente, la sua sarà una carriera irreversibile. Pena: la morte. Sorvolando sugli aspetti sensazionalistici, vanno messi in conto – positivamente – lo spirito anarcoide che spinge il protagonista a guardarsi sia dai gangster che dall’Fbi, la convinzione che per fermare l’apparato criminale occorre innanzitutto arrestare gli avvocati e il postulato, sotteso, che un vistoso benessere implica sempre affari assai loschi. Niente male per una parabola sulla perdita delle certezze e dello spazio privato, confezionata da uno dei grandi intimisti hollywoodiani. Eppoi, come non ammirare l’accoppiata Tom Cruise-Sydney Pollack, che preannuncia l’exploit kubrickiano di Eyes Wide Shut ? Ottima la colonna sonora di Dave Grusin. (anton giulio mancino)

Un’estate da ricordare

Un giovane sordomuto, introverso e scontroso, non vede di buon occhio il nuovo compagno della madre. La singolare amicizia con un intelligentissimo orango, con il quale riesce a comunicare attraverso il linguaggio dei segni, lo aiuta a uscire dal guscio. Nonostante l’origine televisiva, un ottimo prodotto, interpretato da un cast decisamente eccellente.
(andrea tagliacozzo)

Basic Instinct

La bellissima Catherine Tramel, scrittrice di romanzi gialli, è sospettata dell’omicidio di un ex cantante rock. Il detective Nick Curran, al quale è stato affidato il caso, si lascia ammaliare dalla donna, che ostenta un comportamento provocante e disinibito. Thriller intrigante, furbo e ben fatto, quasi un aggiornamento anni Novanta dei noir dell’epoca d’oro di Hollywood (dove il sesso non era mai mostrato ma solo suggerito). Non tutto funziona, ma la dinamica regia di Paul Veroheven attenua le cadute di tono della sceneggiatura. La Stone aveva già lavorato con il regista olandese due anni prima in Atto di forza. (andrea tagliacozzo)