L’erba del vicino è sempre più verde

Una divertente commedia sofisticata diretta dal regista di Cantando sotto la pioggia. In Inghilterra, Lord Victor, in grave crisi finanziaria, apre le porte del suo magnifico castello ai turisti. Uno di questi, l’americano Charlie, s’innamora della moglie del nobile. La donna, a sua volta, rimane colpita dal fascino del nuovo arrivato. Impeccabili gli interpreti. Mitchum dimostra di saperci fare anche con i ruoli brillanti. (andrea tagliacozzo)

Grandi speranze

L’orfano Pip sfama un evaso, che però non sfugge alla cattura. Diversi anni più tardi, il ragazzo, appreso che uno sconosciuto ha deciso di provvedere al suo mantenimento, crede di riconoscere nel benefattore un’eccentrica e ricca donna che lo ha preso in simpatia. Qualche personaggio e diverse parti del romanzo originale di Charles Dickens sono stati sacrificati, ma ciò toglie poco o nulla al fascino del film. La splendida fotografia di Guy Green e le scenografie vinsero l’Oscar. David Lean tornerà ad affrontare Dickens l’anno seguente con l’altrettanto riuscito
Le avventure di Oliver Twist
.
(andrea tagliacozzo)

Spartacus

Lo schiavo Spartaco, spedito alla scuola dei gladiatori, si dimostra uno di migliori elementi. In seguito, l’uomo si pone alla testa degli schiavi che, ribellatisi ai romani, si organizzano in un esercito e tentano di raggiungere la libertà. Kubrick, che aveva lavorato con Douglas in
Orizzonti di gloria
, sostituì il regista Antony Mann a riprese già iniziate. E lo fece nel migliore dei modi. Non è il suo film migliore, ma dal punto di vista stilistico è nettamente superiore ai kolossal dell’epoca. Sceneggiatura «politica» (tra le righe e non) scritta da Dalton Trumbo, che tornò a poter usare la sua firma dopo essere stato per lungo tempo sulla lista nera del Senatore McCarthy (quello della «Caccia alle streghe» anticomunista).
(andrea tagliacozzo)

Seduzione mortale

Frank Jessup, infermiere accorso una sera in casa Tremayne, seduce la figlia dei padroni di casa, Diane. O è il contrario? La piccola Tremayne coinvolge il perplesso paramedico in una spirale delirante, verso un’inattesa conclusione.

Preminger ha diretto molti film. E molte opere teatrali. A Vienna e a Broadway. Questo robusto ebreo viennese, talmente smagato da interpretare un ufficiale nazista in
Stalag 17
(1953) del concittadino Wilder, è uno dei pochi cineasti a utilizzare lo spazio cinematografico come una gomma da masticare. Guardando alle scene cinematografiche con la curiosità con cui il figlio di un procuratore absburgico osserverebbe il chewing-gum, Preminger impernia i propri drammi su un conflitto di caratteri; lo spazio deve adattarsi all’enormità di questi personaggi e alla violenza dei loro conflitti. Sicché l’impressione è di assistere a un corposo dramma teatrale, sulla cui scena gli attori si muovono con elegante nonchalance, la macchina da presa dietro di loro: non a caso uno dei suoi capolavori è il dramma giudiziario
Anatomia di un omicidio
(1959). La scena primaria di Preminger è un’aula di tribunale. È così per
Vertigine
(1944), o per la costruzione perversa di
Fallen Angel
(1945). Ma, forse, mai come nel lancinante
Seduzione mortale
Preminger era giunto a soffondere un’atmosfera talmente venefica. In fin dei conti basta prendere un incipit da noir, spostarne il baricentro verso la commedia rosa e progressivamente accenderne i colori verso il melodramma più fiammeggiante. Basta saperlo fare. E avere Bob Mitchum e Jean Simmons a sostenere l’edificio.
(francesco pitassio)

La tunica

Un tribuno romano (Richard Burton) mandato in missione in Palestina assiste al processo e all’esecuzione di Gesù. Dopo la crocifissione, durante una partita ai dadi, il soldato vince la tunica del Redentore. Il possesso della sacra reliquia metterà in crisi la sua coscienza religiosa. Dal romanzo di Lloyd C. Douglas, un film iperspettacolare – il primo ad essere realizzato in Cinemascope – ma poco ispirato e terribilmente convenzionale.
(andrea tagliacozzo)

Questa notte o mai

Una giovane maestra viene assunta come segretaria e contabile in un locale notturno del quale sono proprietari Rocco e Tony, italoamericani. Quest’ultimo s’innamora della ragazza, così diversa da quelle che di solito frequenta, ma esita a confessarle i suoi sentimenti. Realizzato dopo lo straordinario
Lassù qualcuno mi ama,
un film interlocutorio e poco riuscito diretto dal pur bravo Robert Wise. Il regista si farà perdonare con i successivi
Non voglio morire
(1958),
Strategia di una rapina
(1959) e
West Side Story
(1961).
(andrea tagliacozzo)

Divorzio all’americana

Commedia molto divertente: Van Dyke e la Reynolds incontrano più problemi di quanto immaginassero mentre cercano di divorziare. I protagonisti sono bravi come raramente accade per ruoli così originali. Scritto da Norman Lear, nominato all’Oscar per la sceneggiatura.