La Pantera Rosa 2

Quando dei leggendari tesori vengono rubati nel mondo, tra cui l’inestimabile diamante della Pantera Rosa, il Capo Ispettore Dreyfus (John Cleese) è costretto ad assegnare Clouseau (Steve Martin) a una squadra di detective ed esperti internazionali incaricati di catturare il ladro e ritrovare gli oggetti rubati.

Mission: Impossible

Ingegnoso adattamento in chiave moderna delle vecchie serie televisive di spionaggio segreto, riempito di innovazioni high-tech. L’agente segreto Cruise deve capire cosa è andato storto durante un’importante missione a Praga per stanare i responsabili. Il film perde grinta più volte, per risollevarsi alla fine con un travolgente inseguimento in treno ed elicottero. Le indimenticabili musiche per la televisione di Lalo Schifrin vengono riprese e amplificate di molti decibel. Cruise ha partecipato alla produzione esecutiva. Emilio Estevez compare non accreditato. Con due sequel. Panavision.

Vento di primavera

Parigi, giugno 1942. Joseph e la sua famiglia vivono nella città occupata dai nazisti, sulla collina di Montmatre, dove hanno trovato rifugio. Anche i suoi compagni ebrei e le loro famiglie hanno imparato a vivere lì.

Una mattina Joseph va a scuola portando cucita sul petto una stella gialla, incoraggiato da un rigattiere e insultato da una fornaia va avanti tra benevolenza e disprezzo. E’ così che tutti sopravvivono, o almeno credono finché, la mattina del 16 luglio dello stesso anno, la loro già fragile felicità vacilla.

Tredici mila ebrei vengono arrestati e ammassati al Vélodrome d’Hiver; da qui al campo di Beaune-La-Rolande il passo è breve, così come le loro vite.

(Vento di primavera segue i destini incrociati di vittime e carnefici, tutti realmente esistiti. Anche gli eventi del film, persino i più estremi, sono realmente accaduti nell’estate del ’42).

La Pantera Rosa

La nazionale francese di calcio ha appena battuto la Cina. In campo si festeggia quando, improvvisamente, l’allenatore dei
bleu
viene colpito da una freccetta avvelenata che lo schianta a terra. Nel caos che si viene a creare sparisce dal dito dello sfortunato sportivo anche un diamante dal valore inestimabile: La Pantera Rosa. L’omicidio e il furto suscitano un forte clamore mediatico e l’ispettore capo della polizia, Dreyfus, decide di affidare il caso al goffo detective Clouseau. Al suo fianco l’ispettore Gilbert Ponton, che dovrà aiutarlo nello svolgimento delle indagini.

La recensione

A quaratatre anni dalla

prima avventura
dell’originale ispettore Jacques Clouseau,
La Pantera Rosa
torna con l’o

Godzilla

Godzilla

mame cinema GODZILLA - STASERA IN TV IL FAMOSO KOLOSSAL scena
Una scena del film

Remake dell’omonimo film giapponese del 1954, Godzilla è un kolossal fantascientifico ambientato nella Polinesia Francese. Lì, infatti, i francesi stanno effettuando test atomici. Gli unici abitanti di questi atolli, le iguane, vengono quindi esposti alle radiazioni e si trasformano in mostri giganteschi. Ma solo una di queste creature sopravvive: è Godzilla, che riesce ad arrivare fino a New York. Ovviamente, si scatena il panico e il terrore per le strade.

Che cosa succederà ai newyorkesi? Ci sarà qualcuno in grado di fermare questa terribile creatura? Oppure, saranno proprio gli umani a pagare le conseguenze dei loro pericolosi esperimenti? E, soprattutto, la creatura è unica o è forse in grado di riprodursi?

Curiosità

  • Il regista del film, Roland Emmerich, ha diretto anche il celebre Independence Day.
  • Prima della distribuzione di Independence Day, Emmerich e il produttore Dean Devlin accettarono l’incarico di produrre la pellicola, ma a condizione di farlo come volevano. Inizialmente, però, avevano entrambi rifiutato l’incarico.
  • Emmerich decise di reinventare il mostro protagonista, affermando che il disegno originale giapponese era privo di senso.
  • Godzilla del 1998 è il ventitreesimo film della serie, ma è stato il primo a essere prodotto interamente in uno studio cinematografico americano.
  • Furono progettati dei sequel, ma si preferì una serie di cartoni animati intitolata Godzilla: The Series.
  • Le scene ambientate a New York durarono 13 giorni, mentre quelle tropicali furono girate alle Hawaii.
  • Le riprese vennero accelerate per far coincidere l’uscita della pellicola con il Memorial Day.
  • Nonostante sia stato il nono film più redditizio in America, ha vinto due Golden Raspberry Awards del 1999 per il peggior remake/sequel e per la peggior attrice non protagonista.

Jet Lag

Lui è un francese di successo che vive negli Usa. Viaggia in prima classe. Lei è una brava estetista. Viaggia con last minute. Lui va a Monaco di Baviera da una donna che ha lasciato andare via, ma ora ha paura a rimanere solo. Lei scappa in Messico da u un uomo che ama, ma che la tratta male. Nell’aeroporto Charles De Gaulle di Parigi si incontrano per caso, ma non ne sono preparati. Lui è taciturno e introverso, lei chiacchierona ed estroversa. Alcuni aerei non partono e le loro vite si incrociano. Lui è abituato a correre, velocemente, senza guardare e pensare a nessuno. Lei si nasconde dietro la sua maschera di trucco, ma quando non ce l’ha è ancora più bella. Una notte insieme, a litigare, a fare scontrare i loro caratteri così diversi. Ovviamente un happy end. Delicata commedia romantica francese, quasi esclusivamente girata in un’unica unità di luogo: un aeroporto. Quasi esclusivamente recitata dai due personaggi. Quasi una piece teatrale, dai ritmi incalzanti, i monologhi serrati, due attori incredibili. Juliette Binoche, da tempo non dedicata alla commedia, ritrova la sua eccezionale verve comica. Jean Réno bravo come al solito. Certamente non un capolavoro di originalità, a partire dalla frase che apre il film: «Ognuno ha a disposizione quindici minuti di celebrità», citazione di Andy Warhol tra le più inflazionate degli ultimi anni. Comunque un film piacevole, non lungo, non noioso, solo un po’ prevedibile, ma dichiarato fin da subito negli intenti. Si lascia vedere tranquillamente.
(andrea amato)

I fiumi di porpora

Il commissario Niémans si reca a Guernon per indagare sul decesso di un ex studente della locale università, ritrovato ferocemente mutilato. A 300 chilometri di distanza, il commissario Kerkérian indaga sulla profanazione della tomba di una bimba morta vent’anni prima. Fatalmente le due indagini s’incrociano e rivelano agghiaccianti retroscena sull’attività scientifica dell’università di Guernon. Kassovitz numero quattro. Dopo il fallimento (meritato) di
Assassin(s)
, l’ex ragazzo prodigio del cinema d’Oltralpe – definito da Spike Lee «il tizio col nome buffo che mi copia in Francia» – si ricicla come muscolare esecutore di thriller seriali. Penalizzato da uno script inetto e privo di interesse (con soluzione finale telefonata già dopo il primo quarto d’ora), da interpreti simpatici ma qui inefficaci, da un’ambientazione montanara da film turistico svizzero e da un finale inutilmente tonitruante, il film si archivia immediatamente con il secondo e probabilmente definitivo scivolone di Kassovitz. Si salva solo l’«inutile» combattimento in palestra, con tanto di polvere di gesso che si solleva dagli abiti di Cassel.
(giona a. nazzaro)

La tigre e la neve

Attilio De Giovanni è un poeta. Padre di due figlie adolescenti, insegna letteratura all’università, dove viene inutilmente concupito da una collega. Il suo cuore batte infatti solo per Vittoria, che però sembra non volerne sapere di lui. La donna sta scrivendo la biografia di un poeta iracheno e, recatasi a Baghdad per ultimare il libro, resta coinvolta nello scoppio di una bomba ed entra in coma. Attilio riesce a raggiungerla ma si accorge ben presto che nell’ospedale mancano le medicine più comuni. Vittoria rischia di morire e il suo innamorato si prodiga in mille maniere per procurarle ciò di cui necessita. Finalmente la donna guarisce ma il suo salvatore nel frattempo è stato fatto prigioniero dall’esercito americano. Una volta liberato, torna a Roma e incontra l’amata, che non sa di dovergli la vita.
Fosse uscito al posto de La vita è bella, sarebbe impossibile non lodare Roberto Benigni e il suo nuovo film, soprattutto in virtù dei temi trattati. Ma dopo aver visto quel capolavoro il pubblico sa di cosa è capace il regista toscano e questo La tigre e la neve rischia di deludere non tanto lo zoccolo duro dei «benignani» quanto tutti gli altri, già messi a dura prova dal mezzo flop di Pinocchio.
Tra i punti forti della pellicola ci sono senz’altro il grande cuore del suo autore, raramente così sincero, e i suoi obiettivi («divertire e commuovere») entrambi raggiunti. Fra quelli deboli, una trama con qualche incoerenza di troppo (la provvidenziale bombola d’ossigeno trovata in un bazar agganciata a una muta da sub e altri colpi di fortuna a dir poco inverosimili) e attori non sfruttati a dovere (il personaggio di Jean Reno è assai poco sviluppato) oppure sottotono (la recitazione di Nicoletta Braschi a tratti fa pensare che il coma in cui versa per quasi tutto il film sia un espediente di Benigni per difenderla dalle critiche piovutele addosso dopo ogni film del marito). A lasciare perplessi è soprattutto la ripresa di temi già affrontati dal regista nel suo film migliore e qui affrontati con minore incisività.
Un film sull’amore («la forza più bella del mondo – dice il regista – la più eversiva e rivoluzionaria») che non porterà nuovo pubblico a innamorarsi di Benigni, limitandosi semmai a far sì che gli altri continuino a volergli bene. (maurizio zoja)

Nikita

Nikita, giovane tossicodipendente, viene condannata all’ergastolo per l’omicidio di un poliziotto. Per sfuggire alla pena, la ragazza sceglie, suo malgrado, di diventare un sicario dei servizi segreti. Uno dei film più riusciti del non sempre eccelso Luc Besson, con una Anna Parillaud semplicemente straordinaria e un impeccabile Jean Reno nei panni del killer che si fa chiamare «L’eliminatore». Spettacolare e violento, sulla scia degli actioner americani. Il film ha avuto l’onore di ben due remake: il primo realizzato negli Stati Uniti, diretto da John Badham e intitolato Nome in codice: Nina ; il secondo, dal titolo Black Cat , girato a Hong Kong da Stephen Shin. (andrea tagliacozzo)

Leon

Un sicario (Reno) si allea con una ragazzina rimasta senza famiglia (Portman, nel suo film di debutto) e insieme lottano contro criminali e sbirri a New York City. Questo ben diretto debutto americano del francese Besson (Nikita) risente di situazioni già troppo viste e artificiose e di una bizzarra performance mastica-scena di Oldman. Questo film è stato riproposto in Francia nel 1996 col titolo Leon — Versione integrale con 26 minuti di girato addizionale. Anche il Director’s Cut disponibile in homevideo dura 133 minuti. Technovision.

Giovani aquile – Flyboys

1916, dopo due anni di Prima Guerra Mondiale, gli eserciti di Francia e Inghilterra sono impantanati in una guerra di trincea contro la Germania. Al momento, gli Stati Uniti rimangono neutrali, ma alcuni americani decidono di andare in Europa per schierarsi con gli Alleati. Addirittura, un manipolo di questi volontari forma una squadriglia aerea per fronteggiare la temibile aviazione tedesca.

L’isola delle coppie

Quattro coppie del Midwest s’imbarcano verso una lussuosa isola paradisiaca. Mentre una delle coppie sta cercando di ravvivare il matrimonio, le altre tre vanno per godersi il centro benessere e divertirsi… ma scopriranno che partecipare alla attività di terapia di coppia non è per niente facoltativo. Panoramica divertente ma sentita dei problemi veri che affliggono tutti gli innamorati.

Al di là delle nuvole

La figura di un regista, che si muove tra Portofino e Parigi, è il pretesto per raccontare quattro storie d’amore con occhio cinico, ma sognante. Un film patinatissimo (patrocinato da Wenders, che rende omaggio all’allora ultraottantenne regista italiano), ma mancante dell’energia e della forza espressiva proprie delle opere migliori di Antonioni. Negli episodi-cornice, girati dal solo regista tedesco, il narratore (Malkovich) conversa con una donna. Tornato sul set dopo una lunga malattia e amorevolmente aiutato da Wenders, Antonioni porta coraggiosamente in scena il proprio tormento d’artista, ossessionato dalla ricerca della vera immagine assoluta ma insieme conscio che ogni suo sforzo è destinato a fallire. Inevitabile che possa irritare l’opera di un regista che porta in scena la storia del proprio scacco, “la rinuncia dello sguardo” che si interroga cosa c’é al di là delle nuvole (e delle immagini).

Ca$h

Cash (Jean Dujardin) è un truffatore e ha fascino, eleganza, audacia. Quando suo fratello viene ucciso, decide di vendicarlo a modo suo, senza armi né violenza ma organizzando una truffa très élégant per trafugare una valigia piena di diamanti. Ma il compito non è facile perché Cash sta per essere presentato al futuro suocero (Jean Reno) e la sua organizzazione è oggetto di una inchiesta internazionale coordinata da una tenace ispettrice dell’Europol (Valeria Golino). In un’avventura del genere, tutti mentono, bleffano e cercano di essere qualcun altro. I complici, a volte, si rivelano traditori ed i traditori complici. Le alleanze non durano che un attimo e per vincere bisogna essere pronti a perdere.

Wasabi

Hubert è un ispettore di polizia dal cuore tenero, ma dai modi un po’ bruschi. Gira per la città in stile
giustiziere
, rompendo nasi a chiunque, compreso il figlio del Prefetto di Parigi. Il suo capo gli consiglia una vacanza in cui rilassarsi e non pensare al lavoro, per poi tornare più sereno. Una telefonata dal Giappone lo riporta immediatamente a vent’anni prima, quando la donna della sua vita (mai dimenticata), Niko, lo aveva lasciato. Corre nel paese del Sol Levante per i funerali della donna e qui trova una bella sorpresa. Alla lettura del testamento scopre che Niko non lo ha mai dimenticato, un pericoloso intrigo mafioso e un inaspettato regalo… La solita coppia Besson-Reno (anche se qui il cineasta francese è in veste di sceneggiatore e produttore) ci regala una commedia d’azione frizzante e movimentata. Vedere Reno che vaga per la città con una ragazzina al seguito riporta la memoria al film
Leon
(1994), ma questa volta l’umore è diverso. In
Wasabi
si ride e ci si riesce soprattutto quando la figura del superpoliziotto è calcata in maniera surreale, facendo il verso al cinema di Hong Kong, ai polizieschi anni Settanta e a un Reno d’annata. Non è autoreferenzialità, ma autoironia.
(andrea amato)

Le dernier combat

Film di fantascienza ampiamente sopravvalutato, sostanzialmente l’ennesima epica post apocalittica. Jolivet è un curioso sopravvissuto che vaga per una landa devastata, facendo incontri bizzarri e insensati con personaggi altrettanto strani. La novità sta nell’assenza di dialogo e nell’utilizzo del bianco e nero, con sonoro stereo, ma le ampie inquadrature in CinemaScope perdono il loro impatto sullo schermo televisivo.