Il buco

Un gruppo di detenuti tenta un’evasione dal carcere, ma forse tra loro c’è una spia.  Ultimo film di uno dei grandi del realismo francese, è anche il suo film più rigoroso ed estremo. Superbo cantore della mala in Casco d’oro e Grisbi , Becker realizza con Il buco il proprio capolavoro. Siamo già in anni di nouvelles vagues, ma il film di Becker somiglia piuttosto a Un condannato a morte è fuggito di Bresson: meno metafisico e più morale, e più attento alla dimensione del gruppo e a temi tradizionalmente noir come il tradimento, il sacrificio, la libertà (alla base c’è un romanzo di José Giovanni, poi a sua volta regista di polar). Ma la messinscena giunge ben presto all’astrazione, la suspence diviene insostenibile grazie a pochi elementi ossessivi (il rumore attutito dei martelletti) e il finale è di una logica stringente e ineluttabile. (emiliano morreale)

Il capitano del re

Un nobiluomo francese, recatosi a Parigi per vendicare la morte di un amico, riesce a sventare diversi attentati ai danni del re. Un discreto film d’avventura tratto da un romanzo di Michel Zévaco. Tra il 1957 e il 1961, il regista André Hunebelle diresse Jean Marais in alcune fortunate pellicole di cappa e spada (questa è la terza della serie dopo
I misteri di Parigi
e
La spada degli Orleans
).
(andrea tagliacozzo)