Un avventuriero a Tahiti

Mentre è ospite di un’affascinante baronessa su uno yacht diretto a Tahiti, Tony, un avventuriero, conosce una ragazza, Veronique. Questa lascia intendere a Tony di essere l’unica erede di un’isola tahitiana ricca di un giacimento di manganese. Terza collaborazione tra Belmondo, dinamico e simpatico protagonista della pellicola, e il regista Becker, dopo
Quello che spara per primo
del ’61 e
Scappamento aperto
del ’64.
(andrea tagliacozzo)

Parigi brucia?

Slegata ricostruzione in stile pseudo-documentaristico della Francia della seconda guerra mondiale che mostra la liberazione di Parigi e il tentativo dei nazisti di bruciare la città. Cammei di artisti internazionali rendono confuso il film spezzettato fatto in Europa. Sceneggiatura di Gore Vidal e Francis Ford Coppola, dal libro di Larry Collins-Dominique Lapierre. Due nomination agli Oscar nel 1967.

La ciociara

La Loren ha meritatamente vinto l’Oscar per questo ritratto strappacuore di una madre italiana che, insieme alla figlia, viene violentata da soldati marocchini alleati durante la seconda guerra mondiale. La storia della loro sopravvivenza è estremamente toccante. Sceneggiatura di Cesare Zavattini, da un romanzo di Alberto Moravia. La Loren riprese il ruolo in un film tv in due parti del 1989.

A doppia mandata

C’è chi considera A doppia mandata , terzo titolo della sterminata filmografia di Claude Chabrol, una sorta di opera prima. Di sicuro è il primo film a colori dell’autore, il quale al solito – servendosi pretestuosamente di un romanzo di Stanley Ellin, «The Key to Nicholas Street» – mette in scena la porzione di umanità che più gli sta a cuore e su cui amerà sempre infierire: il nucleo familiare borghese dilacerato, con le sue ipocrisie e la sua inquieta convivenza. In una facoltosa famiglia di Aix-en-Provence, tutti – dalla moglie ai figli – sono a conoscenza della relazione extraconiugale di Henri con la vicina Léda. E quando quest’ultima sarà trovata strangolata non resterà che l’imbarazzo della scelta nella ricerca del possibile responsabile. Tutti, a modo loro, sono colpevoli, come sempre nei film di Chabrol. Non si tratta di un capolavoro (anche perché non ci sono capolavori nella filmografia di Chabrol), ma di uno dei suoi film più asciutti, freddi e hitchcockiani. (anton giulio mancino)

Il clan dei marsigliesi

Tratto da «Lo scomunicato (L’excommunié)», un romanzo ambientato nella malavita francese degli anni Trenta e Quaranta scritto dallo stesso regista. Il noto gangster Robert finisce in prigione per avere ucciso diversi rivali malavitosi durante un cruento scontro a fuoco. In carcere ritrova Xavier, un vecchio amico, con il quale progetta di evadere. Inferiore ai film precedenti di José Giovanni, piccolo maestro del noir alla francese.
(andrea tagliacozzo)

L’uomo di Hong Kong

Liberamente ispirato a un romanzo di Jules Verne, il film racconta di un miliardario annoiato, desideroso di sfidare la morte, che stipula un’assicurazione sulla vita a beneficio della fidanzata. L’incontro con una splendida spogliarellista gli fa tornare la voglia di vivere, ma intanto la madre della sua ragazza progetta di eliminarlo. Spunti divertenti si alternano a momenti di stanca. (andrea tagliacozzo)

L’uomo di Rio

Il soldato Adrien, tornato a Parigi in licenza per rivedere la fidanzata, scopre che la ragazza è stata rapita assieme a un eminente studioso d’archeologia. Le tracce dei rapitori portano il giovane fino in Brasile dove, dopo aver corso il rischio d’essere ucciso, riesce finalmente a liberare la ragazza. Ma li aspetta una clamorosa sorpresa. Una simpatica e vivace commedia costruita su misura sulle caratteristiche peculiari di Jean-Paul Belmondo. Il regista de Broca tornerà a dirigere l’attore nell’altrettanto divertente L’uomo di Honk Kong . (andrea tagliacozzo)

L’erede

Bart, giovane erede di un grande complesso siderurgico ed editoriale, affida a un detective l’incarico di far luce sulla morte del padre, avvenuta in circostanze misteriose. Il neo capitano d’industria, deciso a rinnovare la conduzione dell’azienda, si accorge che qualcuno sta tramando contro di lui. La banalità del soggetto è in parte riscattata dalla bravura degli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

Stavisky il grande truffatore

Uno strano esperimento. Doveva essere un’operazione commerciale, che ripercorreva un celebre scandalo finanziario della Francia degli anni Trenta, e per giunta con un divo come Belmondo. Un film provocatoriamente classico e limpido, tutto dolly e carrelli, in anni dominati da zoom e macchine a mano. Ma in realtà è un’opera complicata e segreta, in cui i paralleli storici (Stavisky e Trotskij in esilio) e le premonizioni (l’Europa alle soglie della catastrofe, e Stavisky che ironicamente mostra «il re nudo») costituiscono dei rimandi misteriosi e paralleli. Alla fine ne risulta una riflessione sugli enigmi e le trappole della Storia, sulla Storia come truffa e inganno. Un intreccio di eventi e situazioni, un’atmosfera di tristezza e minaccia: un film che riesce a trasmettere, se non la tragedia della Storia, almeno la sua malinconia.
(emiliano morreale)

Gli scassinatori

Da un romanzo dell’inglese David Goodis. Un gruppo di scassinatori sottrae a un miliardario greco una collezione di diamanti. Un poliziotto corrotto dà loro la caccia con lo scopo d’impossessarsi del bottino. Un divertente poliziesco con inseguimenti, sparatorie e due divi a confronto: Belmondo (il ladro) e Sharif (il poliziotto).
(Andrea Tagliacozzo)