L’aquila a due teste

Il marito della regina (Feuillère), boriosa e non del tutto sana di mente, era stato ucciso dieci anni prima nel giorno del loro matrimonio. In mezzo agli intrighi di corte, un poeta anarchico (Marais), che somiglia incredibilmente al re scomparso, capita nei pressi della corte. Praticamente ogni film girato da Cocteau merita la visione, ma qui siamo davanti una storia romantica troppo spesso statica, probabilmente la sua opera peggiore. Il regista firma anche la sceneggiatura, tratta dalla sua stessa opera teatrale (nella quale recitarono la Feuillère e Marais).

Io ballo da sola

Lucy torna nella villa in Toscana dove è cresciuta per scoprire chi è il suo vero padre. In una comunità internazionale di ricchi annoiati, troverà invece l’amore. Bertolucci torna a raccontare una storia italiana dopo quindici anni, con aria distesa e occhio giovanissimo. Riunisce un cast bizzarro da vecchio cinefilo (da Jeremy Irons a Jean Marais a Stefania Sandrelli) e filma con curiosità lo schiudersi della bellezza nel corpo di Liv Tyler. Libero dalle sovrastrutture ideologiche che altrove lo ingabbiano, dà libero sfogo a un piacere di raccontare che si è visto in poche altre pellicole del decennio. Un film solare, un film di morte. E una descrizione di ricchi intellettuali che ad alcuni ha ricordato addirittura La regola del gioco di Renoir. Un film giovane, da conservare per i decenni a venire. (emiliano morreale)

Le notti bianche

Il film, tratto dall’omonimo racconto di Fedor Dostoevskij, vinse il Leone d’Oro al Festival di Venezia 1957. Un impiegato, Mario, conosce casualmente una ragazza, Natalia, afflitta da una cocente delusione d’amore. Diventati amici, i due continuano ad incontrarsi anche nelle sere successive, durante le quali l’uomo coltiva la speranza di conquistare il cuore della giovane. Tra le regie più interessanti di Visconti, che volle girare il film tutto in interni. Straordinario Marcello Mastroianni, in uno dei suoi primi ruoli veramente drammatici. (andrea tagliacozzo)

Orfeo

Avvincente allegoria cinematografica ambientata in tempi moderni in cui il poeta interpretato da Marais incontra la Principessa della Morte, ed entrambi esplorano la loro reciproca seduzione. A tratti va troppo oltre, ma rimane comunque speciale. Rifatto da Jacques Demy col titolo Parking. Originariamente durava 112 minuti. Una nomination ai BAFTA Awards.

Fantomas contro Scotland Yard

Terzo e conclusivo episodio delle avventure dell’inafferrabile ladro, interpretato, come negli altri due della serie, da Jean Marais. Deciso a non cedere a un ricatto del terribile Fantomas, un baronetto scozzese fa venire da Parigi il famoso ispettore Juve. Ma quest’ultimo, incapace e maldestro, invece di arrestare il lestofante ne provoca, involontariamente, la fuga. Come gli episodi precedenti, il divertimento è assicurato dai guizzi di Louis De Funès.
(andrea tagliacozzo)

Il capitano del re

Un nobiluomo francese, recatosi a Parigi per vendicare la morte di un amico, riesce a sventare diversi attentati ai danni del re. Un discreto film d’avventura tratto da un romanzo di Michel Zévaco. Tra il 1957 e il 1961, il regista André Hunebelle diresse Jean Marais in alcune fortunate pellicole di cappa e spada (questa è la terza della serie dopo
I misteri di Parigi
e
La spada degli Orleans
).
(andrea tagliacozzo)

I parenti terribili

Avvincente dramma su una problematica famiglia borghese, con il giovane e inesperto Marais che si innamora della Day senza sapere che è stata l’amante del padre. La de Bray, nei panni della madre nevrotica di Marais, è eccezionale nell’esprimere sottilmente sentimenti incestuosi nei confronti del figlio. La sceneggiatura di Cocteau è tratta da una sua commedia (messa in scena con gli stessi attori). Rifatto in Inghilterra con il titolo Intimate Relations.