Dracula di Bram Stoker

Uno dei migliori lavori recenti di Coppola, regista che da una ventina d’anni è in crisi economica e soprattutto creativa. Ormai divenuto retorico narratore di fiabe, si rivolge qui a uno dei miti più «neri» della letteratura e del cinema, realizzando un film fascinoso e roboante. Certo, il lato metacinematografico è fin troppo esibito, con l’equazione vampirismo-cinema alla quale, per sicurezza, si aggiunge la metafora di riserva vampirismo-Aids. Pur discontinuo e progettato a tavolino, Dracula esibisce però un kitsch tutt’altro che incongruo, che quando riesce a trasformarsi in immagine e in racconto regala alcuni passaggi notevoli. L’inseguimento finale è un delizioso Méliès western, ma tutto il film è disseminato di soluzioni efficaci e di sincera e megalomane passione per il cinema. Quasi invisibile una strombazzata partecipazione di Monica Bellucci. (emiliano morreale)

La tunica

Un tribuno romano (Richard Burton) mandato in missione in Palestina assiste al processo e all’esecuzione di Gesù. Dopo la crocifissione, durante una partita ai dadi, il soldato vince la tunica del Redentore. Il possesso della sacra reliquia metterà in crisi la sua coscienza religiosa. Dal romanzo di Lloyd C. Douglas, un film iperspettacolare – il primo ad essere realizzato in Cinemascope – ma poco ispirato e terribilmente convenzionale.
(andrea tagliacozzo)