Ti presento i miei

L’infermiere Greg Focker (Fotter nell’edizione italiana) ama alla follia la sua ragazza Pam e vorrebbe sposarla. Ma il padre di lei, Jack, è un tipo all’antica e Greg capisce che per ottenerne la fiducia deve andare da lui a New York e chiedergli ufficialmente la mano di sua figlia. Il week-end si rivela un vero incubo: Jack è scorbutico e insopportabile e, come se non bastasse, fin dall’inizio la malasorte – sotto varie forme – si accanisce contro Greg.

Nonostante i molti difetti – e a partire da una trama esile esile –
Ti presento i miei
ha comunque un pregio non da poco: è divertente. Dopo un’inizio un po’ lento (di studio, si direbbe in un incontro di calcio…), il film prende quota e sciorina una gag dietro l’altra: non tutte azzeccate, alcune perfino prevedibili, ma la mole è tale che la risata è quasi inevitabile. L’effetto è ovviamente decuplicato dalla presenza di Ben Stiller e Robert De Niro: il primo, film dopo film, è sempre più sicuro dei suoi mezzi, mentre il secondo, per quanto efficace, gigioneggia un po’ troppo e – come spesso gli capita ultimamente – finisce per assomigliare alla parodia di se stesso. Detto questo, bisogna ammettere che la somma delle parti – gag+Stiller-De Niro – non si tramuta automaticamente in un buon film. La colpa è parzialmente da attribuire alla regia incolore di Jay Roach: corretta, professionale, ma incapace di imprimere un marchio personale alla pellicola (a riprova che le cose migliori dei due
Austin Powers
erano in realtà farina del sacco di Mike Myers). A dispetto di qualche assaggio gustoso, il risultato finale lascia quindi insoddisfatti, con l’impressione di non aver assistito a un vero film ma solo a un’incessante e non sempre ben amalgamata sequela di trovate comiche.
(andrea tagliacozzo)

Austin Powers in Goldmember

Il Dottor Male è evaso da un carcere di massima sciurezza insieme al suo clone nano, Mini Me, e cerca di minacciare il mondo aiutato da un altro strano personaggio malvagio, Goldmember. Il mitico Austin Powers deve viaggiare nel tempo per liberare suo padre, Nigel Powers (Michael Caine), e per contrastare i suoi nemici. Austin incontra l’agente segreto Foxxy Cleopatra (Beyonce’ Knowles, ex cantante delle Destiny’s Child), che lo aiuterà a salvare il mondo. Ma alla fine c’è un incredibile colpo di scena e un finale aperto, nel terrore che si giri anche il film numero quattro. Terza pellicola della saga dell’agente segreto più strambo di Sua Maestà. Terzo film in cui Myers veste i panni di Austin Powers, Dottor Male, Ciccio Bastardo, Goldmember, sceneggiatore e produttore. Molto più debole dei precedenti, trascinato nella sceneggiatura e privo di idee. Poche gag fanno sorridere, per il resto ci si chiede perché dovere guardare una cosa del genere. Il momento più emozionante del film è quando appaiono sul grande schermo Tom Cruise, Steven Spielberg, Gwyneth Paltrow, Kevin Bacon e Danny De Vito, per divertenti camei. Immaginate il resto.
(andrea amato)

Mi presenti i tuoi?

Gaylord è riuscito a entrare nelle grazie dell’inflessibile ex agente Cia Jack Byrnes. Stavolta tocca a suo padre e a sua madre passare l’esame dell’austero capofamiglia. Di fronte all’ultimo ostacolo frapposto al suo matrimonio con Pam, Gaylord si preoccupa di appianare e nascondere qualsiasi situazione imbarazzante. E ha ottimi motivi per farlo, visto che i suoi genitori sono Bernie Fotter, casalingo hippy ed emotivo e sua moglie Roz, donna eccentrica a partire dalla professione: sessuologa per anziani.

Ti presento i miei,
grande successo girato nel 2000 da Jay Roach, non poteva non generare un sequel, come si presagiva dal fatto che il primo episodio non si concludeva con il matrimonio fra i suoi protagonisti. Stavolta va in scena la famiglia Fotter, ennesima forzatura messa in atto dai traduttori di casa nostra per preservare il gioco di parole dell’edizione originale del film, in cui la famiglia si chiama Focker.

La produzione va sul sicuro e conferma in blocco il cast del primo episodio, regista compreso, regalando a quest’ultimo anche Dustin Hoffman e Barbra Streisand. Roach indirizza il film sui rassicuranti binari dell’accumulo: accumulo di star, come si è visto, di gag e di animaletti (a Sfigatto si aggiungono il bastardino Moses e il nipotino di casa Byrnes). Ne esce una pellicola collocabile a metà tra il filone demenzial-surreale e la commedia romantica.

Tutto è decisamente prevedibile. Bisogna far incontrare il rigido e quadrato papà Byrnes con i genitori di Greg? Bene, si prende il carattere del primo e lo si stiracchia al massimo nella direzione opposta, fino a ottenere Bernie Fotter (Dustin Hoffman). Si vuole avere a disposizione un serbatoio pressoché inesauribile di facili battute? Mamma Fotter (Barbra Streisand) sarà un’intraprendente sessuologa per anziani. E per chi ancora non avesse capito che Byrnes e Fotter sono antitetici e apparentemente inconciliabili, gli sceneggiatori li dotano rispettivamente di un gatto e un cane.

Le risate, in effetti, arrivano. La regia di Roach conosce i tempi comici e, pur senza incantare, confeziona alcune scene divertenti, le uniche ragioni per investire i soldi del biglietto. Dustin Hoffman è una vera sorpresa: a suo agio in camicioni rosa e sandali, forma un’affiatata coppia con una Streisand coinvolgente e quasi credibile. De Niro e Stiller funzionano bene insieme, ma questo già si sapeva. Dall’altra parte, il film perde quota a causa di numerosissime battute telefonate, inserite in una trama banale costellata di gag sessual-scatologiche. Anche chi ha riso con il primo episodio, insomma, rischia di rimanere deluso.
(stefano plateo)