Jerry Maguire

Un agente sportivo di gran successo, sicuro di sé, ha una crisi di coscienza, che gli costa il lavoro e tutti i clienti tranne uno, il più difficile del suo carnet (Gooding, in un’interpretazione carismatica che gli ha procurato l’Oscar). La sua unica alleata è una giovane donna (con un bambino) che gli è devota professionalmente e personalmente. Sceneggiatura intelligente, originale, su vari livelli (di Crowe) con personaggi che sono veramente interessanti e tridimensionali. La schiettezza di Cruise è perfetta per la parte e Zellweger è una vera scoperta. Varie figure sportive sono presenti come se stessi; Beau Bridges appare non accreditato. Unica lagnanza: si prolunga troppo. Alla fine alcune impronte hanno una pubblicità di calzature. Quattro nomination quell’anno (Film, Sceneggiatura Originale, Montaggio e a Tom Cruise).

Pluto Nash

2087: Eddie Murphy è il proprietario di un night-club situato sulla Luna, in pericolo a causa di un boss della malavita che vuole trasformarlo in casinò. Costoso flop: paragonato a fiaschi storici come quelli di Howard the Duck e Ishtar, è stato il più grande fallimento al botteghino della carriera del comico afro-americano. Cammeo di Alec Baldwin.

Hereafter

George é un operario che per uno strano scherzo del destino riesce a comunicare con i morti, ma non é interessato a farlo. La sua strada però, si incrocerà con quelle di due donne che per diversi motivi hanno avuto a che fare con la morte, e contatteranno George, per avere delle risposte o forse solo un po’ di conforto…

Un sogno per domani

L’insegnante di scienze sociali Eugene Simonet, dal volto completamente deturpato, assegna alla sua scolaresca un tema: pensare a una cosa che non va e tentare di porvi rimedio. Il piccolo Trevor prende alla lettera Simonet e invita a casa Jerry, barbone tossicodipendente che vive in una discarica. Arlene, madre di Trevor, che prova in tutti i modi di dimenticare il vizio del bere, si precipita a scuola per far sentire le sue lamentele. In realtà il piccolo Trevor ha messo in atto una vera e propria strategia esponenziale della bontà: fare un favore e chiedere al destinatario di passarlo ad altre tre persone e così via. Per vie del tutto misteriose, tra i beneficiari di questa strategia c’è anche il giornalista Chris Chandler.

Nonostante gli arabeschi di uno script degno di una qualsiasi delle fiction Rai (con tutte le prevedibili sorprese al posto giusto in modo che non sorprendano nessuno), il terzo film di Mimi Leder conferma tutto ciò che di negativo si era intuito sul suo conto dopo
The Peacekeeper
e
Deep Impact
. La Leder è probabilmente la cineasta più genuinamente pornografica attualmente in circolazione: il modo in cui tratta emozioni e sentimenti tentando sempre di evidenziarne il plusvalore spettacolare, lo sguardo colmo di ricatti con il quale filma gli ultimi o gli svantaggiati, meriterebbero il disprezzo più feroce se tutto ciò si accompagnasse a una sorta di malafede ideologica (cosa di cui invece, a causa della propria sconvolgente banalità, pare addirittura incapace).

La Leder sembra essere infatti la prima vittima del suo mediocre sistema di pensiero. Nel suo mondo, nel quale la «bontà» è l’unica arma attraverso la quale gli umiliati e gli offesi possono dire la loro, lei – per onorarli – si inventa nel finale un dolly orribile e osceno, che pare una via di mezzo fra l’estetica del Giubileo e un matrimonio di massa del reverendo Moon (senza contare la «trucidata» della morte del povero Haley Joel Osment). Insomma: un film orribile più che detestabile, inguardabile più che pessimo.
(giona a. nazzaro)