Danza di sangue

Agustin Rejas (Javier Bardem) è un poliziotto di frontiera sulle Ande e un giorno deve registrare i documenti di uno strano gruppo di persone. Da lì a poco è trasferito nella capitale di un Paese dell’America Latina, insanguinato da anni dalle azioni di un gruppo di terroristi che inneggiano al Presidente Ezequiel. Durante le indagini, Rejas deve fare i conti con la corruzione degli apparati militari dello stato e con la scarsità di mezzi della polizia. Intanto si innamora della maestra di danza di sua figlia, Yolanda (Laura Morante), e con lei inizia uno strano rapporto platonico. Ezequiel è inafferrabile e la stabilità del paese vacilla sotto la pressione dell’esercito, che è tornato in strada a fare piazza pulita. Rejas è colto e sensibile e grazie a queste armi, un giorno, con un’intuizione… Debutto alla regia di John Malkovich, con un film tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Shakespeare (edito da Baldini&Castoldi): «Una delle ragioni per cui ho diretto questo film, dopo diciassette anni di offerte, è che alle volte è davvero difficile spiegare a qualcun altro cosa si vuole. Questa volta ho fatto tutto da solo», ha spiegato il regista americano. Cinque anni di lavoro per riuscire a far convivere, in 133 minuti di pellicola, ideologia, amore, dubbi, violenza, fiction, povertà, rivoluzione e tanto altro. Il Paese sudamericano, benché la storia si rifaccia a un fatto realmente accaduto, non è mai esplicitamente descritto, ma non è importante. Una pellicola forte, con una fotografia stupenda, un ritmo incalzante e una recitazione quasi impeccabile da parte del cast. A volte anche ironico, agrodolce, nella perfetta filosofia sudamericana in cui si riesce a sorridere anche durante una tragedia. Un film da non perdere, anche se a Venezia è stato accolto tiepidamente.
(andrea amato)

Collateral

Max (Jamie Foxx) è un tassista che coltiva l’ambizione di mettersi in proprio. Ma se la realtà è sogno, non sempre è vero anche il contrario e perciò guida lo stesso cab da dodici anni con maniacale precisione, puntualità ed efficienza. Anche Vincent (Tom Cruise, per la prima volta «cattivo» sullo schermo) è puntuale, preciso ed efficiente. Di professione fa il sicario. La serata di Max sembra cominciare bene, con l’incontro di un’avvenente procuratore legale che gli lascia pure il suo biglietto da visita. Ma il cliente successivo è Vincent, il quale decide che sarà Max ad accompagnarlo nel suo raid per le strade di una Los Angeles notturna e lunare. Cinque i «contratti» relativi ad altrettanti testimoni scomodi che Vincent, in una sola notte, dovrà eseguire per conto del mandante Felix (Javier Bardem), schivando le «attenzioni» di polizia ed Fbi, che sono sulle tracce del narcotrafficante.
Magistrale. Michael Mann torna al thriller d’azione, un genere che aveva abbandonato nel ’95 dopo Heat – La sfida, nel quale Al Pacino e Robert De Niro duettavano, per lo più a distanza, ma comunque sulla stessa pellicola, nell’eterna sfida tra poliziotto e criminale.
Pronunciare la parola «genere» potrebbe forse apparire riduttivo per Mann, che è regista con solide fondamenta e che – con Alì e soprattutto con Insider, dove raccontava l’odissea di un ricercatore (interpretato da un Russell Crowe imbolsito per l’occasione), licenziato da una multinazionale del tabacco per averne denunciato gli inconfessabili segreti – ha dimostrato di saper tenere in equilibrio tecnica, cuore e cervello. Ma Collateral, presentato in anteprima a Venezia, è indiscutibilmente un film di genere.
Ciò che lo rende un’opera di livello superiore sono le atmosfere da savana urbana che riesce a trasmettere, grazie alla tecnologia digitale con cui è stato possibile effettuare le riprese notturne che compongono la quasi totalità del film, alla fotografia di Dion Beebe e Paul Cameron, ben dosata, mai sopra le righe, e alla profondità psicologica dei caratteri tratteggiati da Mann, che ha curato anche la sceneggiatura (non solo dei personaggi principali: bravissimo ad esempio Javier Bardem nel cameo del narcotrafficante).
Los Angeles ripresa di notte, coi suoi viali senza fine che si perdono all’orizzonte, magicamente sgombri dal traffico, e i quartieri periferici formati da centinaia di migliaia di villette monofamiliari perfettamente ortogonali e lo skyline del centro, coi grattacieli ripresi silensiosamente a volo d’uccello, danno della megalopoli californiana un’immagine assai distante dagli stereotipi eppure così vera. Che diventa più vera del vero con la scena dei due coyote che attaversano la strada illuminati dai fari del taxi guidato da Max.
Una sceneggiatura curata rende più semplice il compito di Vincent/Cruise e Max/Foxx. Il primo, al suo esordio nel ruolo di un «cattivo», killer infallibile e imperturbabile, solo in apparenza indifferente al destino delle sue vittime, in realtà alla ricerca di una perversa immortalità; il secondo, incapace di rischiare il tutto per tutto pur di realizzare i propri sogni, eppure dotato di solidi principi che saranno la sua unica àncora di salvezza. Epici echi di Faulkner e Peckinpah si rincorrono nella notte, tra scene d’azione mozzafiato che non sono mai fini a se stesse. I dialoghi sono invece la parte meno centrata di un’opera che comunque rimane uno dei migliori film dell’anno.
(enzo fragassi)

Non è un paese per vecchi

Llewelyn Moss (Josh Brolin) è un cacciatore del Texas che casualmente capita sulla scena di un “affare andato male” nel bel mezzo del deserto: cadaveri, un carico di eroina e una borsa con due milioni di dollari. L’uomo prende la borsa e fa perdere le sue tracce: un rimorso di coscienza lo riporterà però sul luogo incriminato e da quel momento inizieranno i guai.

Mare dentro

Un uomo che ha vissuto da tetraplegico per 28 anni si batte per il diritto di morire, ma la sua famiglia — e anche l’avvocato che accetta di rappresentarlo — passa attraverso tutta una gamma di emozioni riguardo la sua lotta e il possibile esito. Raccontato con molta fantasia, con una straordinaria prova di Bardem, Coppa Volpi a Venezia: il dibattito sull’eutanasia rischia però di soffocare i sottotemi più interessanti (l’amore come stato mentale, la lotta contro la vita anziché contro la morte). La drammaturgia si perde nell’effettismo a rischio di kitsch e non esclude il rischio di spettacolarizzare il dolore, dato che espunge gli aspetti più sgradevoli dell’infermità e invita ad abbandonarsi alle lacrime più che a ogni altro sentimento. Vincitore dell’Oscar per il miglior film straniero. 

Biutiful

Protagonista della storia Uxbal, un eroe tragico padre di due bambini dei quali si prende cura al posto della moglie, mentalmente instabile.

Uxbal lotta contro una realtà corrotta e un destino che lavora contro di lui.

Quando scopre di avere un male incurabile, sente il pericolo della morte e comincia a temere per il futuro dei suoi figli, destinati a crescere da soli.

Prima che sia notte

Vita, morte e miracoli dello scrittore cubano Reynaldo Arenas, scomparso in esilio a New York nel 1990 dopo un’esistenza durante la quale ha dovuto fare i conti con la propria omosessualità, in un Paese in cui la dittatura di Castro certamente non apprezzava. I riconoscimenti veneziani (Gran Premio e interprete maschile) ricevuti da una giuria in evidente stato di decomposizione rasentano l’incredibile: l’operina di Schnabel è il santino di un martire alle prese con un mondo pazzo, che non rinuncia ad alcuna delle più trite convenzionalità delle agiografie cinematografiche. Della serie: «Guardate cosa deve sopportare un uomo che voglia esplicitare preferenze (sessuali, politiche e quant’altro) e intelligenza». Ne avevamo proprio bisogno… Il tanto osannato Javier Bardem è talmente concentrato in una recitazione perfetta da risultare spesso irritante; almeno Johnny Depp, nel doppio ruolo del travestito Bon Bon e del tenente del carcere Victor, è divertente. Se proprio si deve portare a casa qualcosa, è la musica di Carter Burwell, uno dei più sottovalutati compositori del cinema attuale (il ½ è per lui). Il resto è pura retorica, e nemmeno di quella sopportabile.
(pier maria bocchi)

Mangia, prega, ama

Liz Gilbert ha tutto ciò che una donna moderna può sognare, un marito, una casa e una carriera di successo, ma come tante altre donne è insoddisfatta, confusa e alla ricerca di cosa effettivamente desidera dalla vita. Appena divorziata, trovandosi ad un bivio, Liz decide di allontanarsi dal suo mondo rischiando tutto. Intraprende un viaggio intorno al mondo per tagliare con il passato e ritrovare se stessa. In Italia riscopre il piacere di mangiare, in India arricchisce la sua spiritualità e, inaspettatamente, a Bali ritrova il suo equilibrio interiore grazie al vero amore. Tratto dal romanzo bestseller di Elizabeth Gilbert, Mangia Prega Ama è la prova di come non esista un solo modo di amare la vita e girare il mondo.

I lunedì al sole

Nord della Spagna, una città dal florido passato industriale, oggi zona depressa. Un gruppo di amici, ex colleghi di lavoro, sono stati licenziati, tre anni prima, dal cantiere navale dove lavoravano, dopo giornate di lotta sindacale. Santa non ha famiglia, vive in un alberghetto sudicio, per arrivare a fine mese si arrangia come può: volantinaggio, baby sitter. Josè è sposato con Ana, che fa i turni di notte in una fabbrica che inscatola pesce. Si incrociano appena, parlano poco, ma Josè non fa nulla ed è mantenuto da Ana. Lino è un uomo di mezza età, con moglie e due figli. Non vuole rassegnarsi alla sua situazione da disoccupato e così ogni giorno va a colloqui di lavoro dove cercano ragazzi molto più giovani di lui. Amador è il più anziano di tutti, vive praticamente al bar, aspettando che sua moglie ritorni in città. Rico, invece, con la liquidazione del lavoro ha comperato un bar, le cose gli vanno bene e così ospita i suoi amici tutto il giorno e tutta la notte nel suo locale. Rico ha una figlia di quindici anni, molto sveglia e innamorata di Santa. Il tempo, le giornate, per questi uomini passano in maniera strana, diversa da tutto il resto della città. La cosa più strana è proprio come riuscire a impiegare il tempo. C’è chi beve, chi si inventa di tutto pur di sopravvivere e chi, invece, ha accettato con rassegnazione la propria situazione. Ogni giorno uguale all’altro, nulla può cambiare, a parte la morte di un amico o il tradimento della propria moglie, ma alla fine si ritorna sempre nello stesso immobilismo di sempre. Ottimo film di Fernando Leòn de Aranoa, ormai al suo terzo lungometraggio. Una pellicola che richiama il migliore Ken Loach, o che nei temi trattati fa venire in mente
A tempo pieno
di Laurent Cantet, anche se ovviamente il contesto è diverso. Eccezionale, come sempre Javier Bardem, che pare proprio non sbagliare un colpo. Perderselo sarebbe un vero peccato.
(andrea amato)

L’amore ai tempi del colera

Una vicenda epica e coinvolgente, che abbraccia mezzo secolo di vita nella complessa, magica e sensuale città di Cartagena, in Colombia: qui si racconta di un uomo che aspetta più di cinquant’anni per unirsi al suo vero amore. Florentino Ariza (Javier Bardem), poeta e impiegato al telegrafo, scopre la passione della sua vita quando vede Fermina Daza (Giovanna Mezzogiorno) dalle finestre della villa del padre. Grazie ad una serie di lettere appassionate, Florentino gradualmente conquista il cuore della giovane ma…

Carne tremula

Un borgataro, finito in prigione per aver sparato a un poliziotto (che in realtà era stato un suo collega), ritorna e ne seduce la moglie… Film tutto da godere. Senza la lucidità teorica e l’ironia del Fiore del mio segreto e senza l’eccesso controllatissimo di Tutto su mia madre , Carne tremula compone con questi ultimi un’ideale trilogia mélo, della quale è forse l’elemento più «caldo» e meno mediato. Lucidamente «storico» (il prologo con l’annuncio della fine del franchismo e la donna che sgrava in autobus durante il coprifuoco) e sociale come i veri melodrammi, è un film tutto da godere, colto e artificioso ma sincero. Appassionante e intrecciato, morboso (citazioni da Estasi di un delitto di Buñuel) e romantico, pieno di colpi di scena e con un perfetto poker d’attori: Francesca Neri, Javier Bardem, Angela Molina e Liberto Rabal. Sensualissime le scene erotiche col sottofondo musicale di Chavela Vargas, le più belle che Almodóvar abbia girato. (emiliano morreale)

Vicky Cristina Barcelona

Vicky e Cristina sono due ragazze americane in vacanza a Barcellona. La prima ha le idee chiare, sta per completare gli studi ed è in procinto di sposarsi con un ragazzo ricco e con la testa sulle spalle. La seconda invece ha al suo attivo soltanto la regia di un cortometraggio di dodici minuti ed è in Spagna soprattutto per dimenticare l’ultima di una lunga serie di delusioni amorose. A una festa incontrano Juan Antonio, un affascinante pittore catalano che, senza tanti preamboli, propone loro di passare un weekend durante il quale, oltre a visitare Oviedo e gustare dell’ottimo vino, potranno fare sesso insieme. L’entusiasmo di Cristina per la proposta dello sconosciuto viene a stento tenuto a freno dall’amica, che decide di accompagnarla poiché non si fida di lui, ma soltanto a patto di poter dormire in una camera separata. Gli eventi prendono però una piega inattesa…

Allen vuole riflettere su quanto sia ardua la ricerca della felicità in una società dove la libertà sessuale non risolve le questioni legate alla realizzazione del sé. Un po’ moraleggia, un po’ si diverte a provocare con situazioni insolite per il suo cinema. Per quanto il risultato non sia spiacevole, non convince appieno: tutto é artificioso, e la voce narrante é ingombrante. Oscar alla Cruz come Migliore Attrice non Protagonista.

Prosciutto, prosciutto

Geniale commedia-melodramma erotica di sesso e cibo, che serve anche a rispecchiare la società spagnola in transizione. La sceneggiatura si accentra sui vari membri di due famiglie di classi sociali differenti e su ciò che segue dopo che la bellissima Cruz si innamora (e resta incinta) del figlio viziato del suo capo (MollÄ). Un piacere dall’inizio alla fine e un successo tardivo in Europa.

L’ultimo inquisitore

Spagna 1972. Il pittore Francisco Goya (Skarsgard) è al culmine del successo quando la sua giovane musa, Ines (Portman), ingiustamente accusata di eresia, viene imprigionata e torturata. Per salvarla farà ricorso all’aiuto di Padre Lorenzo (Bardem), un enigmatico e potente religioso dell’Inquisizione spagnola, che sedurrà la giovane.