Punto di non ritorno

Nel 2047, viene inviata una missione di salvataggio su Nettuno, quando la navicella in esplorazione “Event Horizon” riappare misteriosamente così come era inspiegabilmente scomparsa sette anni prima. L’equipaggio è scomparso, ma c’è un’inquietante presenza a bordo, probabilmente collegata al buco nero che sta per deformare lo spazio. Opera ben recitata, inizia in maniera promettente, ma diventa sempre più improbabile, non dando alcuna spiegazione per gli strani eventi che si susseguono. Ci sono alcune intense scene horror. 

Soldier

Nel prossimo futuro, Russell, cresciuto per essere un soldato, viene dichiarato obsoleto, ritenuto morto e scaricato su un pianeta usato come immondezzaio. Diventa amico delle persone che erano finite lì per un incidente tempo prima; poi i suoi vecchi compagni di combattimento si fanno vivi per “ripulire” il pianeta. Russell è bravo, ma il film è ben poco originale, la “scienza” è ridicola e il risultato altamente prevedibile. Per favore torna, cavaliere della valle solitaria!

Friends With Money

Quattro amiche che hanno sempre condiviso tutto si apprestano a entrare nell’età matura. Tre di loro, Franny (Joan Cusack), Jane (Frances McDormand) e Christine (Catherine Keener) hanno raggiunto posizioni stabili, si sono sposate e posseggono un’invidiabile posizione economica. Oliva (Jennifer Aniston) invece non se la passa altrettanto bene economicamente e non sembra in grado di costruire e mantenere una relazione stabile. Alla fine le cose per lei si metteranno al meglio, ma le fratture prodottesi nel gruppo di amiche non si rimarg

Peter Pan

Peter Pan, il bambino che non vuole crescere, incontra i figli della famiglia Darling e li pora con sé nell’Isola-che-non-c’è, dove parteciperanno alla lotta contro il malvagio Capitan Uncino.

Favola fra le più sfruttate dal mondo del cinema, basti pensare al cartoon prodotto dalla Disney nel 1953 e a
Hook
(1991) di Steven Spielberg,
Peter Pan
torna di nuovo sul grande schermo nel nuovo film di P.J. Hogan. Un tentativo coraggioso, quello del regista del divertentissimo
Il matrimonio del mio migliore amico:
se infatti
Hook
è una delle poche delusioni made in Spielberg, il film disneyano è invece un classico per eccellenza del cinema d’animazione e, c’è da scommetterci, gran parte del pubblico conosce la storia del ragazzino che non vuole diventare adulto proprio grazie alla pellicola disneyana e sarà portato giocoforza a fare paragoni da cui il nuovo film rischia di uscire stritolato. Hogan cerca di scongiurare questo rischio confezionando un film impeccabile dal punto di vista degli effetti speciali, davvero degni del miglior
Harry Potter,
e lasciando nello stesso tempo via libera a una sessualità del tutto nascosta, e non poteva essere altrimenti, nel cartoon. Quest’ultimo, più poetico, più romantico, più magico, esce però vincitore dal confronto. Meglio noleggiare un home video, insomma, e risparmiare i soldi del cinema per un altro film.
(maurizio zoja)

Harry Potter e il calice di fuoco

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Nuovo anno scolastico per
Harry Potter
(Daniel Radcliffe) e quarto capitolo della saga: il maghetto che ha conquistato adulti e bambini, creato dalla penna di
J.K. Rowling,
è cresciuto ed è ormai un adolescente, così come i suoi inseparabili amici, Ron (Rupert Grint) ed Hermione (Emma Watson).

Ad Hogwarts c’è grande eccitazione per il
Torneo Tremaghi
che avrà luogo nella celebre scuola di magia diretta da Albus Silente (Michael Gambon). Non solo: per la competizione saranno ospiti della scuola i concorrenti dell’Istituto Durmstrang e le graziose candidate dell’Accademia di Beuxbatons.
A scegliere il campione di ogni scuola sarà il
Calice di Fuoco
ma tutti sanno che per partecipare è necessario avere compiuto diciassette anni. E invece, dopo aver estratto tre nomi, il Calice di Fuoco consegna anche quello di Harry Potter che si ritrova così catapultato nell’ennesima impresa più grande di lui, circondato dal sospetto e in preda a dolorose fitte alla cicatrice inflittagli da Voldemort (Ralph Finnies), presagio di un Male sempre più vicino.

Harry si ritrova faccia a faccia con un enorme drago sputafuoco; si trasforma in uomo-pesce per affrontare le acque oscure del Lago Nero; finisce sulla prima pagina della Gazzetta del Profeta… A vegliare su di lui, il nuovo professore di «Difesa contro le Arti Oscure», Malocchio Moody (Gary Oldman). Ma non è sufficiente, il clima è troppo cambiato per non turbare Harry profondamente. Imbarazzato dall’attrazione per Cho Chang, respinto da Ron, stupito dell’intesa tra Hermione e Viktor Krum, Harry si sente sempre più solo.

Alla fine, sarà la sua mano a toccare la Coppa Tremaghi, ambito premio del torneo, e non sarà la sola.
Cedric Diggory,
l’altro campione di
Hogwarts, si ritroverà catapultato insieme a Harry in un oscuro viaggio che gli risulterà fatale.

Nonostante la regia affidata a
Mike Newell,
famoso per commedie romantiche come
Quattro matrimoni e un funerale,
il film è pervaso da tinte cupe. É la perdita dell’innocenza legata sì ai primi turbamenti amorosi ma soprattutto all’incontro con il dolore assoluto, con la morte del giovane eroe buono, bello e leale. Un dolore che segna e offusca la vittoria finale del determinato Potter tanto che in Inghilterra il film è stato vietato ai minori di dodici anni non accompagnati. In questo clima dove orrori e paure prevalgono, c’è poco spazio per le magie «quotidiane» che hanno decretato il successo del maghetto. Da segnalare all’inizio del film, l’arrivo spettacolare degli ospiti del torneo, tra carrozze volanti e velieri-sottomarini. Ma, dicevamo, è solo l’inizio del film.
(sara dania)

Sweet November

Sara ha una malattia senza rimedio, e i suoi giorni sono ormai contati. Vuole bruciare il tempo che le rimane con una serie di effimere relazioni, ma l’incontro con Nelson le farà provare il vero amore. Per film come
Sweet November
non basta più il titolo: ci vuole un codice a barre, in modo da poterli distinguere da un’infinità di altri tutti uguali. Innanzitutto l’ultima fatica – si fa per dire – dell’autore dell’imperdibile
Ballando a Lughnasa
è il remake dell’omonima pellicola del 1968 di Robert Ellis Miller con Sandy Dennis (all’epoca intitolata
Dolce novembre
). E il confronto è perso in partenza. Ma è ben più folta la schiera di film – da
Amanti senza domani
(1932) di Tay Garnett fino a
Un attimo, una vita
(1977) di Sydney Pollack – in cui la relazione d’amore casuale deve fare i conti con il male inguaribile del personaggio femminile che introduce l’elemento melodrammatico nella vicenda. Insomma, come comportarsi con
Sweet November
? I più smemorati l’hanno considerato un clone di
Autumn in New York
. Ma in fondo è più decente. Almeno perché c’è Charlize Theron, che è bravina, sebbene anche lei quest’anno (come Robert De Niro) di film ne abbia interpretati un po’ troppi.
(anton giulio mancino)

Windtalkers

Durante la Seconda Guerra Mondiale, alcuni indiani Navajo vengono reclutati tra le fila dei marine, impiegati dall’esercito per comunicare fra i vari reparti in codice usando la lingua nativa. A ogni Navajo è assegnato una sorta di guardia del corpo, incaricata di proteggere il codice, anche a costo, in caso di cattura da parte del nemico, di uccidere il soldato pellerossa. Sopravvissuto per miracolo a una dura battaglia nelle Isole Salomon, Joe Enders riceve l’incarico di seguire come un’ombra il soldato indiano Ben Yahzee. Dato l’incarico e i rischi che questo comporta, Joe, che si è fino a ora dimostrato un marine ligio al dovere, vorrebbe evitare di stringere amicizia con la recluta Navajo. Ma gli avvenimenti lo costringeranno a cambiare idea. Windtalkers è un brutale dramma bellico, in cui confluiscono alcuni temi cari a John Woo, primi fra tutti la vocazione più o meno consapevole all’eroismo – meno cavalleresco che in altre occasioni, venendo stavolta a mancare il rispetto per il nemico, praticamente invisibile o quasi – e l’amicizia virile. Il regista di Hong Kong aveva già affrontato il genere bellico, seppur in una prospettiva completamente diversa, in altre due occasioni: nel 1983 con Heroes Shed No Tears (il film venne poi distribuito tre anni più tardi con il titolo Sunset Warriors) e nel 1990 in uno dei suoi lavori più ispirati, l’epico Bullet in the Head. Il risultato questa volta è tutt’altro che perfetto, specialmente nella prima parte, a causa della zoppicante sceneggiatura di John Rice e Joe Batteer, pronti a mettere nel calderone ogni luogo comune del genere. Il film migliora nella seconda metà in cui Woo si concentra nel complesso rapporto tra Joe e Ben, sulle radici culturali e religiose dei Navajo (con esiti suggestivi, senza fortunatamente ricorrere a prevedibili stereotipi) e in alcune eccellenti (se non proprio memorabili) sequenze d’azione, la maggior parte delle quali d’inaudita violenza (in particolare nei corpo a corpo). Su tutto aleggia come al solito la spiritualità del regista, da sempre affascinato dal doloroso calvario (con l’inevitabile immolazione dell’eroe) di stampo prettamente cristiano. (andrea tagliacozzo)

Il patriota

Non c’è regista oggi negli Stati Uniti più patriottico, enfatico ed edificante del tedesco Roland Emmerich, già autore degli imbarazzanti Independence Day e Godzilla . Questa volta, pur di tornare a cantare i valori solidi e militari che hanno reso forte e potente l’unica superpotenza mondiale, ha pensato bene di cominciare dal principio, dalla Guerra d’Indipendenza, e di confezionare così una specie di grande omaggio al Paese nel quale sente di appartenere. L’attenzione con cui riscrive le pagine storiche si riduce a una filologia tutta esteriore (concentrata giusto sulle divise dei soldati), mentre il film è in realtà un’ipocrita celebrazione delle magnifiche sorti e progressive di un paese di cui si preferisce occultare la vocazione schiavista e sciovinista. L’azione si svolge nel 1776, in Carolina del Sud: Mel Gibson, nei panni del prode vedovo Benjamin Martin, dapprima restio a partecipare alla rivoluzione e poi conquistato dalla nobile causa contro gli inglesi, incarna il tradizionale modello dell’eroe americano irriducibilmente isolazionista eppur votato all’altruismo, sulla falsariga del Gary Cooper de Il sergente York e La legge del signore . La sceneggiatura di Robert Rodat, già autore del copione di Salvate il soldato Ryan , è talmente discutibile da farci venire retrospettivamente il sospetto di aver sopravvalutato il film di Spielberg. (anton giulio mancino)

Abduction – Riprenditi la tua vita

In un sito dedicato alle persone scomparse, Nathan (Taylor Lautner), trova una foto che lo ritrae bambino scoprendo che quelli che l’hanno cresciuto non sono i suoi veri genitori. Questa scioccante verità porterà Nathan, tra inseguimenti e alto spionaggio, a dover ricostruire il puzzle della sua vera vita pezzo per pezzo.

Dragonheart – Cuore di drago

Una favola decisamente insolita su un cavaliere “della vecchia scuola” (siamo nel I secolo d.C.), il cui giovane re diventa malvagio dopo che gli è stata salvata la vita da un dragone che gli ha dato metà del suo cuore. Anni dopo, il cavaliere fa amicizia con quello stesso dragone, con il quale si allea per sconfiggere il crudele sovrano. L’improbabile soggetto è reso credibile dalla persuasiva interpretazione di Quaid e dalla carismatica presenza di Connery che, nella versione originale, dà voce al dragone (nonché dall’eccezionale e aggiornatissima animazione digitale). Bella colonna sonora di Randy Edelman. Ne fu girato un seguito per la televisione. Panavision. Nomination agli Oscar per gli effetti speciali.