Le catene della colpa

Uno dei grandi classici del noir. In apparenza, non manca nessuno stereotipo: il detective disilluso e in fondo tenero (Mitchum), un antagonista che sembra cattivo ma forse non lo è (Kirk Douglas), la dark lady irresistibile (Jane Greer)… In realtà, è un vero capolavoro del genere. Perché un conto è dire «destino ineluttabile», «cinico e romantico», «la donna fatale», ma provate a guardare queste facce attraverso la fotografia di Nicholas Musuraca, con le vicende che si avvitano sempre di più e la tensione che diviene insostenibile.
Le catene della colpa
è uno di quei film irraccontabili in cui l’atmosfera è tutto, quei film che definiscono un genere e lo proiettano già oltre se stesso (al di là c’è solo la serie B astratta di
Detour
o la follia geometrica di
Rapina a mano armata
di Kubrick). La versione tv, tra l’altro, dovrebbe contenere alcune sequenze reintegrate rispetto alla copia uscita all’epoca nelle sale.
(emiliano morreale)

Il tesoro di Vera Cruz

Un tenente della polizia americana viene ingiustamente accusato di furto dal suo capitano. Rimosso dall’incarico e arrestato, il tenente riesce però a fuggire verso il Messico. Un buon poliziesco, diretto con sicurezza e invidiabile mestiere dal trentasettenne Don Siegel (al suo terzo film). Robert Mitchum, all’epoca in carcere per detenzione di marijuana, fu rilasciato grazie all’intervento del miliardario Howard Hughes, produttore del film.
(andrea tagliacozzo)

La preda umana

Una giornalista e uno scrittore, diretti con un aereo privato a Città del Messico, sono costretti a compiere un atterraggio di fortuna in mezzo alla giungla. I due vengono ospitati da tre loschi figuri che, in seguito, si rivelano essere ex criminali nazisti. Dal racconto di Richard Connell
The Most Dangerous Game
, un thriller ben realizzato, ma decisamente inferiore allo splendido
Pericolosa partita
, il film di Ernest B. Schoedsack e Irving Pichel tratto dallo stesso testo. Il racconto di Connell, portato sul grande schermo anche nel ’46 con il titolo
A Game of Death
, fornirà l’ispirazione anche a
Senza tregua
di John Woo.
(andrea tagliacozzo)

Legami di famiglia

La diciassettenne Lucy rimane incinta dell’immaturo e sprovveduto Sam. Consapevole di non poter assicurare un futuro decente al bambino che sta per nascere, la ragazza cerca una coppia disposta ad adottarlo. Film gradevole e ben confezionato che però non discosta poi molto da decine di pellicole dello stesso genere, spesso realizzate per la televisione. L’emergente Mary Stuart Masterson si metterà in luce l’anno successivo con
Pomodori verdi fritti
.
(andrea tagliacozzo)

Due vite in gioco

Terry, un ex giocatore di football americano, viene spedito dal presunto amico Jake nell’America centrale con il compito di ritrovare la giovane Jessie, sua amante, fuggita dopo avergli sottratto cinquantamila dollari. L’uomo riesce a rintracciare la ragazza, ma fa anche il grosso sbaglio d’innamorarsene. Inutile remake de
Le catene della colpa
, splendido noir diretto nel 1947 da Jacques Tourner e interpretato da Robert Mitchum, Kirk Douglas e Jane Greer (che qui è invece la madre della protagonista). Il cast tecnico e artistico è di tutto rispetto, ma il confronto con l’originale è assolutamente improponibile. Celebre la canzone
Against
all Odds di Phil Collins che fa da leitmotiv al film.
(andrea tagliacozzo)