Il mattino dopo

Un’attrice fallita e alcolista, reduce da una colossale sbronza, si risveglia in un letto assieme a un cadavere. Ricercata dalla polizia, la donna trova un insperato aiuto in Turner Kendall, un ex poliziotto. I punti deboli del film, diretto da un Sidney Lumet ormai appannato, sono una Jane Fonda un po’ monocorde e una trama farraginosa e non troppo originale. Eccellenti, invece, Jeff Bridges e, soprattutto, Raul Julia. Kathy Bates, quattro anni più tardi vincitrice di un Oscar con
Misery non deve morire
, fa una breve apparizione nel ruolo di una vicina della vittima.
(andrea tagliacozzo)

Il cavaliere elettrico

Un famoso cowboy, campione di rodeo per molti anni, viene ingaggiato da una ditta di prodotti alimentari per scopi pubblicitari. Ma un giorno, a Las Vegas, stanco delle pagliacciate a cui lo costringe lo sponsor, il cowboy ruba un cavallo e scappa dalla città, verso le praterie. Un curioso western contemporaneo, riflessione malinconica sulla morte di un’epoca (e forse, perché no?, di un genere cinematografico). Eccellenti i due protagonisti. Quinta collaborazione tra Redford e Pollack.
(andrea tagliacozzo)

Lettere d’amore

In una piccola città del New England, un cuciniere che lavora in una pasticceria ha un imbarazzante segreto che lo ha fatto crescere solitario e malinconico: è analfabeta. Una vedova che lavora nello stesso negozio si accorge del suo problema e decide di aiutarlo. L’ultimo film del regista Martin Ritt (scomparso l’8 dicembre 1990, noto soprattutto per
La lunga estate calda
e
Norma Rae
), solitamente più a suo agio con vicende d’impegno civile. La presenza di Robert De Niro e Jane Fonda riesce in qualche modo a tamponare le falle di una storia che gli sceneggiatori Harriet Frank Jr. e Irvin Ravtech, adattando il romanzo di Pat Barker
Union Street
, non sono riusciti a sviluppare a dovere.
(andrea tagliacozzo)

Quel mostro di suocera

Charlotte incontra dopo una lunga ricerca l’uomo dei suoi sogni, Kevin. Conosce anche la madre Viola che si rivela una donna insopportabile e pericolosa. Viola ha il timore di perdere suo figlio ed è determinata a terrorizzare la nuova fidanzata trasformandosi nella peggiore delle suocere. Charlie dal canto suo decide di agire ma non riesce a sbrogliare la situazione che al contrario vedrà scontrarsi senza esclusione di colpi le due.

Sindrome cinese

Mentre la giornalista televisiva Kimberly Wells sta realizzando un servizio alla centrale termonucleare di Ventana, si verifica uno strano incidente. I responsabili dell’impianto si affrettano a minimizzare. Ben costruita e interpretata da un terzetto d’eccezione, la pellicola anticipò curiosamente l’incidente poi verificatosi nella centrale di Three Miles Island, in Pennsylvania. Classico film d’impegno civile americano, con i pregi e difetti del caso. Il film è prodotto dallo stesso Michael Douglas (che in questa veste, nel ’75, aveva ottenuto un clamoroso successo realizzando Qualcuno volò sul nido del cuculo ). (andrea tagliacozzo)

Mani di velluto

Un ingegnere milanese, diventato miliardario grazie all’invenzione di un nuovo vetro antiproiettile, s’innamora di una graziosa borseggiatrice. Per compiacere la ragazza, l’uomo partecipa a una serie di furti sensazionali. Praticamente nessuna variante (compresa la mediocre qualità) rispetto alle altre commedie realizzate da Castellano e Pipolo assieme al
molleggiato
. Nel 1982, Celentano e la Giorgi torneranno a lavorare assieme in
Grand Hotel Excelsior
, sempre diretti dalla stessa coppia di registi.
(andrea tagliacozzo)

Barbarella

Tratto dai fumetti di Jean Claude Forest. Mentre è diretta verso Venere a bordo della sua nave spaziale, Barbarella riceve dal presidente della Terra l’incarico di rintracciare lo scienziato Durand Durand che, per mezzo di un potente raggio di sua invenzione, vuole dominare l’intero universo. Tipico prodotto della cultura pop degli anni Sessanta, colorato e ricco di fantasia, il film appare oggi un po’ ridicolo e datato, ma tutto sommato divertente. All’epoca del film, Jane Fonda era ancora la moglie di Roger Vadim (dal quale divorziò nel 1973). (andrea tagliacozzo)

Amori proibiti

L’inglese Murray è sposato con Sibyl con la quale, ormai da molti anni, non va più d’accordo. Anche il matrimonio dell’americano Sam, amico di Murray, è in crisi: sua moglie Christine sta pensando di chiedere il divorzio. Sam, che l’ama ancora, chiede aiuto all’amico per far cambiare idea a Christine. Nonostante i grandi nomi del cast (anche se Jane Fonda era solo al quinto film), un melodramma trito e banale.
(andrea tagliacozzo)

Il volto dei potenti

Complicato dramma ambientato nel mondo dell’alta finanza. Alla morte del marito, l’ex attrice Lee Winters diventa presidente del consiglio di amministrazione di una potente industria petrolchimica americana. Consigliata da un abile banchiere, la donna si mette in affari con un gruppo di finanziatori arabi. Assai confuso nella trama, a tratti perfino ridicolo, il film sembra diretto con aria distratta da Pakula, regista in passato abituato a ben altri livelli (
Tutti gli uomini del Presidente
).
(andrea tagliacozzo)

Tornando a casa

Sguardo intenso sugli effetti della guerra del Vietnam sulla popolazione locale. La Fonda si innamora del paraplegico Voight mentre suo marito (Dern) è lontano. Maturo, avvincente e purtroppo rovinato solo da cadute nel melodramma. Fonda, Voight e gli sceneggiatori Waldo Salt, Robert C. Jones e Nancy Dowd hanno vinto l’Oscar.

Giulia

Lilian e Giulia, amiche fin dall’infanzia, si separano negli anni ’30, quando la prima diventa una commediografa di successo, mentre l’altra, studentessa in medicina, si trasferisce a Vienna. L’avvento del nazismo renderà a Giulia, di origini ebraiche, la vita difficile. Il film, tratto dal romanzo autobiografico di Lilian Hellman «Pentimento», è una gara di bravura tra le due protagoniste, Jane Fonda e Vanessa Redgrave, vinta sul filo di lana dall’attrice inglese. Solida e senza fronzoli la regia del veterano Fred Zinnemann. Meryl Streep, che interpreta il ruolo di Anne Marie, era al suo debutto sul grande schermo. Oscar alla sceneggiatura (di Alvin Sargent), alla Redgrave come attrice non protagonista e a Jason Robards come attore non protagonista. Tre Oscar e ben altre otto nomination. (andrea tagliacozzo)

Agnese di Dio

In un convento di Montreal, la madre Superiora (Anne Bancroft), irrompendo nella stanza della giovane Suor Agnese (Meg Tilly), scopre il cadavere di un neonato che la ragazza ha appena partorito e strangolato. La magistratura incarica una psichiatra (Jane Fonda) di far luce sulla misteriosa vicenda. Tratto da un lavoro di John Pielmeyer, un film un po’ discontinuo, diretto con mestiere ma senza troppa ispirazione da Norman Jewison. A tenere desto l’interesse ci pensano le tre ottime protagoniste – in particolare la Bancroft, candidata all’Oscar assieme a Meg Tilly, già rivelazione de
Il grande freddo.
(andrea tagliacozzo)

California Suite

Divertente commedia che Neil Simon, autore della frizzante sceneggiatura, ha tratto da un suo hit di Broadaway (
Plaza Suite
). Sullo sfondo del Beverly Hills Hotel scorrono parallele quattro storie. Una di queste vede protagonista una strana coppia di coniugi, formata da un antiquario bisessuale e un’attrice un po’ bisbetica che, candidata all’Oscar, non riesce ad aggiudicarsi l’agognata statuetta. Ironia della sorte, la seconda è interpretata da Maggie Smith che, proprio con questo ruolo, vinse l’Oscar come migliore attrice non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Sul lago dorato

Gli anziani coniugi Norman ed Ethel Thayer lasciano la città per ritirarsi nella loro casa di campagna, sulle rive del Lago Dorato. In occasione dell’ottantesimo compleanno di Norman, i due vengono raggiunti dalla figlia Chelsea, con la quale il padre non ha mai avuto buoni rapporti. La donna è accompagnata dal nuovo fidanzato e dal giovane figlio di questi. Dalla commedia di Ernest Thompson (autore anche della sceneggiatura, che vinse l’Oscar), una storia che tende decisamente al mieloso, ma confezionata in maniera quasi impeccabile, in perfetto stile Hollywood. Anche Henry Fonda e Katharine Hepburn si aggiudicarono l’Oscar: il primo in precedenza ne aveva vinto solo uno (per giunta alla carriera), mentre per la seconda si trattava della quarta statuetta su dodici nomination.
(andrea tagliacozzo)