Matrimoni & pregiudizi

Trovare un marito alle quattro figlie è l’obiettivo principale di Mrs Bakshi. «Sistemata» la maggiore, promessa sposa di un avvocato indiano che ha fatto fortuna a Londra, la donna segue con apprensione il flirt tra la secondogenita e un giovane albergatore americano. Fra Goa, Londra e Los Angeles, la storia d’amore si trascina tra alti e bassi fino al prevedibilissimo lieto fine.
Già regista del non irresistibile Sognando Beckham, l’angloindiana Gurinder Chadha ha deciso di lanciarsi in un’impresa sulla carta interessante: raccontare Hollywood e Bollywood, sono parole sue, con una sensibilità del tutto inglese. Molto liberamente tratto da Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, il film naufraga però fin dai primi minuti in un mare di banalità, al cui confronto i dialoghi di Beautiful sembrano scritti da Quentin Tarantino. Edulcorando al massimo le caratteristiche dei film di Bollywood, la Chadha ha confezionato un film la cui pochezza lascia allibiti, soprattutto considerando i notevoli mezzi messile a disposizione dalla produzione. Ribattezzato da qualcuno Il mio grosso grasso matrimonio indiano (ma il film di Joel Zwick, pur non essendo un capolavoro, era decisamente meglio), Matrimoni e pregiudizi ha i suoi unici elementi di interesse nelle riuscitissime coreografie delle scene cantate e ballate e nell’avvenenza della splendida Aishwarya Rai, già Miss Universo. Troppo poco. (maurizio zoja)

Ragione e sentimento

Ragione e sentimento

mame cinema RAGIONE E SENTIMENTO - STASERA IN TV ferrars ed elinor
Edward Ferrars ed Elinor Dashwood

Film del 1995 diretto da Ang Lee, Ragione e sentimento è tratto dall’omonimo romanzo di Jane Austen. Protagoniste due sorelle, Elinor (Emma Thompson) e Marianne (Kate Winslet) Dashwood, le quali vivono con la madre e la sorella minore Margaret (Emilie François). Dopo la morte del capofamiglia, le donne si ritrovano in gravi difficoltà economiche, in quanto tutta l’eredità passa all’unico figlio maschio del defunto, John, il quale è nato dal primo matrimonio di Mr. Dashwood.

Le donne Dashwood, dunque, devono rimboccarsi le maniche e trovare ognuna la propria strada. L’entrata in scena di un affascinante giovane, John Willoughby (Greg Wise), suscita in Marianne forti sentimenti, mentre anche Elinor si sente attratta dal fratello della cognata, Edward Ferrars (Hugh Grant). Ma gli eventi prendono una piega inaspettata: le due sorelle dovranno fare i conti con le convenzioni imposte dalla società in cui vivono, a discapito dei loro sentimenti. Ci sarà comunque per loro un lieto fine?

Nel cast anche il grande attore Alan Rickman, nei panni del colonnello Brandon.

Curiosità

mame cinema RAGIONE E SENTIMENTO - STASERA IN TV marianne e brandon
Marianne Dashwood e il colonnello Brandon
  • Ragione e sentimento ha vinto due Golden Globe come miglior film drammatico e per la miglior sceneggiatura non originale a Emma Thompson nel 1995. Inoltre, si è aggiudicato l’Orso d’Oro al Festival di Berlino del 1996.
  • Sempre per la Migliore sceneggiatura non originale, la Thompson ha vinto anche il premio Oscar.
  • La pellicola ha ottenuto persino tre premi BAFTA nelle categorie Miglior film, Migliore attrice protagonista (Emma Thompson) e Migliore attrice non protagonista (Kate Winslet).
  • Il film, secondo i calcoli, ha incassato più di quaranta milioni di dollari.
  • Le scene sono state girate interamente in Inghilterra.

Orgoglio e pregiudizio

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Adattamento dell’omonimo romanzo di Jane Austen. Fine Settecento, a Longburn, un angolo della campagna inglese, vive la famiglia Bennet. La principale occupazione della signora è cercare mariti adeguatamente ricchi e rispettabili per le cinque figlie. Più saggio e disincantato è il signor Bennet, che vive con placida ironia le ansie arriviste della moglie. L’arrivo nelle vicinanze di un uomo nobile e ricco, Bingley, accende le speranze della signora: la figlia Jane se ne innamora, ricambiata. Assieme a Bingley fa la sua comparsa il signor Darcy, un uomo profondo e altero dal carattere difficile. Elizabeth, secondogenita dei Bennet, ragazza intelligente e vitale, dà vita con lui a scaramucce intellettuali segnate dall’antipatia, visto il carattere chiuso e orgoglioso dell’uomo, sempre più coinvolto dalla sua fiera antagonista. Tra fraintendimenti e attese, il solco sembra approfondirsi, finché Elizabeth comincerà a scorgere le qualità dissimulate di Darcy.
L’Inghilterra di fine Settecento con i suoi paesaggi verdi, i balli, le carrozze e i corpetti. La versione filologicamente corretta della società pre-vittoriana si srotola per due ore in sedici noni, senza annoiare né incantare. Filologia rispettata anche nei confronti del romanzo di Jane Austen, cui il regista, complice la sceneggiatrice Deborah Moggach, rivolge una riverenza degna del più settecentesco degli inchini. Visivamente il film rimane decisamente classico, non si concede particolari virtuosismi (tranne, per esempio, il piano-sequenza che ci introduce in casa Bennet). L’omaggio al gusto del romanzo comincia dunque dalle inquadrature, senza dubbio funzionali ma spesso di maniera. In più di un caso, anzi, la regia scivola nella retorica zuccherosa o epica. E quando, in un sottofinale criminale, Darcy ed Elizabeth si ritrovano nel prato, mancano solo gli uccellini festanti. Da censura.
Ma l’impostazione classica funziona altrove. Dialoghi e relazioni fra i personaggi sono spesso costruiti con gusto. La mano della sceneggiatrice è sensibile, riesce a riproporre le sofisticate scaramucce retoriche di quell’epoca senza scadere nella noia o nella piattezza, valorizzando anzi la tensione drammatica di alcune scene del romanzo, basandovi fedelmente i dialoghi. In più rinsalda la tenuta di un film rischioso come questo distribuendo lungo le due ore diversi momenti comici. Lo strumento preferito è la signora Bennet: già un figura umoristica nel romanzo, qui diviene una sorta di caricatura. Con stile e senso del ritmo questi intermezzi salvano il film dal rischio di retorica e sentimentalismo eccessivi.
Keira Knightley incarna bene Elizabeth (tanto da meritare una candidatura all’Oscar come miglior attrice protagonista), così come Matthew Mc Fayden, appena troppo tenebroso, dà voce e portamento alle inquietudini e alla magnanimità di Mr Darcy. Il loro rapporto incerto, contraddittorio e intenso, si anima riuscendo coinvolgere senza scadere (troppo) spesso nella retorica. Ma il piccolo capolavoro recitativo del film lo realizzano i comprimari: in particolare il signore e la signora Bennet (Donald Sutherland e Brenda Blethyn) sono vivaci nelle loro schermaglie, quanto Judi Dench mette in risalto l’austerità di Lady de Bourg. Se la rete di dialoghi, sguardi e sospensioni fra i personaggi prende corpo, grande merito va ascritto a loro.
Trasporre un romanzo così distante nel tempo e nei toni era un’operazione difficile. La troupe è stata aiutata dall’attrattiva senza tempo delle più dense relazioni uomo – donna e di quelle fra classi. Ma il film coinvolge e a tratti brilla grazie alla sensibilità di chi vi ha lavorato. Resta fastidioso il gusto eccessivamente pittorico di Wright, che in alcune scene perde la misura e inclina pericolosamente verso l’avvelenato polpettone sentimentale di stile hollywoodiano. Ma basta chiudere gli occhi in un paio di scene e rimangono due ore che, senza fare la gloria del cinema – e probabilmente nemmeno quella di Jane Austen – avvinceranno parecchi spettatori. L’italiano Dario Marianelli, autore delle musiche, è candidato all’Oscar per la miglior colonna sonora. (stefano plateo)