Final Fantasy

Per la prima volta il cinema e il mondo dei videogiochi si incontrano dando vita a questo film. Tratto dall’omonima serie di videogame, giunto alla decima edizione con 33 milioni di copie vendute,
Final Fantasy
è un cartone animato super sofisticato, con una trama pretenziosa. Una scienziata, aiutata da un professore e da un militare suo amante, cerca di liberare la terra da un’invasione di alieni fantasmi. Grazie allo spirito della terra… I temi trattati, in maniera ambiziosa, sono l’amore, l’amicizia, il sogno, l’avventura, la vita, la morte e la filosofia stile New Age. Sembra proprio, a giudicare dagli incassi miliardari di
Shrek
e dall’attesa per
Tomb Raider
, che il mondo del digitale, del cartoon sofisticato, sia la moda del terzo millennio. Il rischio, guardando il film, è quello di perdere di vista la trama e concentrarsi sui particolari minuziosi con cui è realizzato, scadendo nella più classica delle esclamazioni di stupore: «Ma come hanno fatto, è incredibile».
(andrea amato)

Scary Movie 2

Un professore folle recluta un gruppetto di giovani studenti per un week end all’insegna della sperimentazione scientifica. La missione è svelare il soprannaturale che aleggia in una casa misteriosa. Dopo il successo incredibile di Scary Movie – Senza paura, senza vergogna, senza cervello , i fratelli Wayans cercano di ripetere il colpaccio con quest’accozzaglia di gags. Mantenendo il gioco del primo film, la parodia dei classici, Scary Movie 2 non riesce mai a decollare. Citando L’esorcista, Poltergeist, Hannibal, Le verità nascoste, Il mistero della casa sulla collina, Charlie’s Angel e Mission Impossible , ma anche gli spot televisivi più gettonati, il film spera di ottenere il massimo risultato con il minore sforzo possibile. Si ride solo in poche occasioni. (andrea amato)

Salvador

Nel 1980, il giornalista americano Richard Boyle, in crisi con la famiglia e con il lavoro, decide di andare in Salvador, dove crede di trovare vita facile. Ma le cose stanno diversamente: sul posto incalza la guerriglia e la guardia nazionale di estrema destra semina morte e violenza. Teso, vigoroso e concitato, uno dei migliori film di Oliver Stone prima che questi intraprendesse una rapida e preoccupante involuzione, stilistica e di contenuti. Candidato senza fortuna all’Oscar per la sceneggiatura (firmata dallo stesso regista assieme a Richard Boyle) e per il miglior interpretazione maschile (un ottimo James Woods). Stone si rifece vincendo il premio per la miglior regia con l’altro suo film in concorso,
Platoon
.
(andrea tagliacozzo)

Vampires

Su ordine del Vaticano, Woods e la sua squadra uccidono fastidiosi vampiri nel New Mexico, mentre il capo di questi ultimi (Griffith) cerca di mettere le mani sul talismano che permetterà a lui e alla sua razza di vivere anche alla luce del giorno. Come molti dei film di Carpenter ha un buon inizio ma si affloscia alla fine. Basato sul romanzo di John Steakley Vampire$. Con un sequel: Il cacciatore delle tenebre. Panavision.

Il giardino delle vergini suicide

Tratto da un romanzo di culto dei primi anni Novanta (Jeffrey Eugenides, «Le vergini suicide», Mondadori), esce – a più di un anno dalla presentazione a Cannes – il primo lungometraggio di Sofia Coppola. Sottovalutato dalla critica e destinato al tritatutto degli esperti (televisivi e non), Il giardino delle vergini suicide è uno dei film sugli adolescenti più disperati e autentici mai realizzati.
Provincia americana, anni Settanta: cinque sorelle bionde, belle e misteriose sono l’oggetto del desiderio dei compagni di scuola, che ne spiano i movimenti e ne studiano i comportamenti. La tragedia annunciata arriva subito, con la più piccola che dapprima cerca di uccidersi e alla fine ci riesce, segnando tutto lo svolgimento della storia fino alla luttuosa chiusura. In mezzo, un teen-ager movie esistenzialista e vagamente allucinato che, a dispetto del tono indiziario della narrazione, rinuncia a offrire una vera spiegazione dell’accaduto. I misteri rimangono irrisolti e la curiosità dei ragazzi cui è affidata la narrazione inappagata. Non c’è niente da capire nel suicidio delle cinque sorelle Lisbon, niente che possa essere ricondotto a un coerente sistema causale. È vero, la madre è un’arpia bigotta e il padre un vecchio ragazzo inconcludente e debole, il ridicolo Dominic si innamora vanamente di un’altra e il bel Trip Fontaine fugge dopo una notte d’amore, ma tutto questo non basta. Tutte le piste sono false, tutte le ipotesi parziali. Il malessere che affligge mortalmente queste ragazze viene dall’interno, come il cancro che mina gli olmi del viale e il sangue mestruale che periodicamente esce dal loro corpo. Ma non si va oltre, e sorge il sospetto che anche questa simbologia non faccia altro che aggiungere un ulteriore tassello allo scacco del narratore.
Il mistero, doloroso e tragico, dell’adolescenza rimane insondabile, e anche il film resiste all’interpretazione. L’unica chiave – ma non si tratta di una chiave d’accesso, bensì piuttosto della dichiarazione di un’esclusione – è data da Cecilia, che allo psicanalista (colui che di mestiere interpreta la psiche) dichiara: «È evidente che lei non è mai stato una ragazzina di tredici anni». Questa battuta, nella sua disarmante ovvietà, riassume il senso del film e spiega la distanza cui tutti – adulti e spettatori – vengono tenuti. La tragedia adolescenziale di non poter condividere l’esperienza si traduce, nel film di Sofia Coppola, nella dimostrazione della vanità di ogni racconto. La logica viene sconfitta e rimane soltanto il dolore. (luca mosso)

Fino a prova contraria

Steve Everett, giornalista dell’«Oakland Tribune» con un debole per l’alcool e le donne, dopo la morte della sua collega Michelle prende in mano l’inchiesta sul condannato a morte Frank Beachum, della cui innocenza la donna era sicura. Frank inizia a indagare e scopre subito che le presunte certezze dei testimoni altro non sono che una fragile rete di pregiudizi razziali. A Venezia, nel corso del seminario organizzato dal festival, Clint ha spiegato chiaramente di che cosa tratta Fino a prova contraria : «È un film su gente che ha visto delle cose, ma non nel modo in cui sono accadute». Come dire: il film è sì un pamphlet contro la pena di morte, ma sviluppato nelle forme di un’analisi della visione che si erge, naturalmente, a testo teorico sul fare cinema eastwoodiano. Lo sguardo decostruisce le inquadrature della realtà preconfezionata dagli altri; il dovere morale del cineasta è vedere al di là di ciò che è socialmente accettato. È cosi: se lo sguardo fallace può dare la morte, quello del cinema salva. Fino a prova contraria è uno dei pochi esempi di cinema democratico non politicamente corretto in circolazione. Oltre a essere un dolente capolavoro su un paese che lentamente muore nei suoi figli che non hanno diritti. (giona a. nazzaro)

Videodrome

La premessa della storia appare veramente intrigante: è la vicenda di un proprietario di una tv pirata via cavo (Woods in una forma smagliante) che viene come ipnotizzato da una bizzarra e non rintracciabile trasmissione dal potere allucinatorio. Sfortunatamente la storia procede lentamente perdendo sempre più colpi, merito anche degli effetti speciali sgradevoli di Rick Baker.

Charlot (Chaplin)

Riverente e amorevole biografia di Charlie Chaplin: dalla squallida infanzia a Londra ai primi passi da regista con Mack Sennett, alla fama e al successo internazionale e agli scandali. Downey è incredibilmente bravo nei panni del protagonista; il film inizia alla grande, ma scende di livello verso la metà e cerca di mettere troppa carne al fuoco. Geraldine Chaplin interpreta la propria nonna, la nevrotica e dispotica madre di Charlie.

Contact

Una donna ha dedicato tutta la sua vita a studiare le stelle, poiché convinta che ci possa essere qualche altra forma di vita; verrà ostacolata dal suo superiore alla National Science Foundation, e isolata finché non riceverà un messaggio dallo spazio. Sceneggiatura decisamente commovente che ci trasporta nell’ossessione della Foster e ci permette di condividere la sua odissea nello spazio sconosciuto. Questo film, appassionato e intelligente, suscita meraviglia e stupore, che compensano così la lunghezza eccessiva e un finale artificiale. La Foster è semplicemente sensazionale. Tratto da un romanzo di Carl Sagan. Panavision.

La figlia del generale

Travolta è un investigatore militare che scopre più di quel che avrebbe immaginato nell’indagare sull’assassinio della figlia capitano di un famoso generale. Mentre emergono le prove di uno scandalo ben maggiore, diventa chiaro che l’esercito vuole insabbiare tutta la faccenda. Scorrevole, sebbene la storia (ricavata dal best seller di Nelson DeMille) sia piuttosto macchinosa. Panavision.

Il campo di cipolle

Storia (vera) strappacuore su uno sbirro che collassa dopo aver assistito all’omicidio del suo collega di pattuglia ed essersi dato alla fuga. Joseph Wambaugh adatta il proprio romanzo senza alcuna interferenza da parte degli studios. Un film ben recitato e appassionato, che però non raggiunge mai davvero picchi elevati.

Be Cool

Il seguito di
Get Shorty,
dieci anni dopo la pellicola di Barry Sonnenfeld, basato sul seguito del romanzo da cui era tratto, scritto dal famoso e prolifico Elmore Leonard, oggi ottantenne. Chili Palmer
(John Travolta),
diventato produttore cinematografico di successo grazie alla conoscenza diretta dei meccanismi del mondo del crimine da cui proviene, decide di entrare nel mondo attiguo della musica leggera, dopo aver scoperto lo straordinario talento della giovane cantante rythm’n’blues Linda Moon
(Christina Milian).
Per farlo, dovrà ancora una volta fare ricorso al suo sangue freddo e al bagaglio di esperienza maturato quando era un pocodibuono. Lo aiuterà Edie Athens
(Uma Thurman),
giovane vedova di un suo amico produttore discografico
(James Woods),
ammazzato da un improbabile killer russo con parrucchino all’inizio del film. La strada del successo è lastricata di pericoli, rappresentati dalla temibile band(a) del
gangsta rapper
Sin LaSalle
(Cedric the Entertainer)
– criminale laureato dai modi raffinati ma abituato a muoversi altrettanto bene nel ghetto e con la pistola – e dallo sgangherato e bilioso produttore Nick Carr
(Harvey Keitel),
dal suo vice Raji
(Vince Vaughn)
e dal di lui aiutante, muscoloso quanto irrimediabilmente gay con velleità artistiche The Rock
(Elliot Wilhelm,
noto negli Usa anche come pluricampione di wrestilig). Chi aiuterà la bella Linda a sfondare nello
showbiz?
Il famoso gruppo rock degli Aerosmith, naturalmente, presente al gran completo sul palco e con lo storico leader,
Steven Tyler
(papà di Liv), che gigioneggia in una particina. C’è anche l’apparizione di
Danny DeVito,
nella parte del produttore Martin Weir, protagonista di
Get Shorty.

Con un cast così, si potrebbe pensare che
Be Cool
non possa che essere una boiata pazzesca. Di solito, infatti, tanta abbondanza di nomi celebri nasconde storie zoppicanti, intrecci inesistenti, sceneggiature di serie B. Beh, non che sia un capolavoro, ma in questo caso ci troviamo di fronte a una commedia con screziature satiriche assolutamente godibile, divertente. Ci ha però deluso il
pas de deux
tra John Travolta e Uma Thurman, destinato nelle intenzioni del regista
Gary Gray
(The Italian Job, Il negoziatore)
a rinverdire i fasti di quello tarantiniano ne
Le iene.
Non li rinveridsce. Neppure con la complicità dei
Black eyed peas
che
rappano
sulle note di
Sexy.
La forza del film sta nella giusta caratura dei personaggi, che realizzano un’evidente presa per i fondelli della scena musicale americana, tiranneggiata dalle hip hop band che usano alla grande i mixer come le Smith & Wesson. Un mondo scintillante e lussuoso oltre ogni ragionevolezza, con un
backyard
che però puzza di monnezza manco fosse una discarica. Certo, trattasi di satira non ustionante, alla
volemose bene
anzichenò. Ma il sollazzo è garantito. Travolta con qualche chiletto di meno sarebbe un dio greco di mezza età. Uma è perfetta così. Compreso il tatuaggio. Scoprite voi dov’è andando al cinema.

(enzo fragassi)

Hercules

Divertente cartoon Disney ispirato alla mitologia greca. Il piccolo Hercules viene rapito dal monte Olimpo dagli scherani del perfido Ade: allevato come un mortale dalla forza prodigiosa, dovrà dimostrare tutto il proprio eroismo per ritrovare spazio nel consesso degli dei. La storia, già spassosa di per sé, è un fuoco di fila di gag e canzoni (di Alan Menken e David Zippel); fra le chicche dell’edizione originale c’è l’interpretazione di Woods, che dà voce a un “villain” garrulo e loquace. La storia continua nella serie tv e in un sequel homevideo. Una nomination agli Oscar.

Indagine ad alto rischio

Tratto da un romanzo di James Ellroy,
Blood On The Moon
(pubblicato in Italia con il titolo
Le strade della violenza
), sceneggiato dallo stesso regista. Un sergente della polizia di Los Angeles dedica anima e corpo al servizio, ma si comporta da nevrotico sia sul lavoro che in famiglia. Le cose peggiorano ulteriormente quando, indagando sul barbaro omicidio di una ragazza, il poliziotto si convince che è l’opera di un maniaco. Un buon poliziesco, efficace, morboso e violento, ben interpretato da James Woods.
(andrea tagliacozzo)

John Q

Un operaio di fabbrica che sta lottando per sbarcare il lunario viene a sapere che la sua assicurazione non coprirà le spese per l’intervento di trapianto cardiaco sul figlio. Aggredito da lungaggini burocratiche e burocrati noncuranti, si barrica nel pronto soccorso dell’ospedale, disposto a fare qualsiasi cosa per salvare la vita del figlio. Gli ingredienti della storia si sentono veritieri, ma è un peccato che il film prema il pulsante dell’emotività con personaggi di secondo piano verbosi e semplicistici. Riscattato in modo sorprendente dalla potente interpretazione di Washington.

Legami di famiglia

La diciassettenne Lucy rimane incinta dell’immaturo e sprovveduto Sam. Consapevole di non poter assicurare un futuro decente al bambino che sta per nascere, la ragazza cerca una coppia disposta ad adottarlo. Film gradevole e ben confezionato che però non discosta poi molto da decine di pellicole dello stesso genere, spesso realizzate per la televisione. L’emergente Mary Stuart Masterson si metterà in luce l’anno successivo con
Pomodori verdi fritti
.
(andrea tagliacozzo)

Cocaina

Una pellicola contro l’uso delle droghe, il cui intento di far desistere dall’uso di sostanze stupefacenti diviene esplicito solo dopo la prima ora. Woods è un rappresentante di successo che diventa cocainomane, Young una consumatrice saltuaria che cerca di aiutarlo. Come per Nicholson in Shining, è difficile distinguere quando il protagonista è sotto l’effetto di sostanze e quando non lo è.

Due vite in gioco

Terry, un ex giocatore di football americano, viene spedito dal presunto amico Jake nell’America centrale con il compito di ritrovare la giovane Jessie, sua amante, fuggita dopo avergli sottratto cinquantamila dollari. L’uomo riesce a rintracciare la ragazza, ma fa anche il grosso sbaglio d’innamorarsene. Inutile remake de
Le catene della colpa
, splendido noir diretto nel 1947 da Jacques Tourner e interpretato da Robert Mitchum, Kirk Douglas e Jane Greer (che qui è invece la madre della protagonista). Il cast tecnico e artistico è di tutto rispetto, ma il confronto con l’originale è assolutamente improponibile. Celebre la canzone
Against
all Odds di Phil Collins che fa da leitmotiv al film.
(andrea tagliacozzo)