La notte dell’iguana

Dall’omonimo dramma di Tennessee Williams, la torbida storia di un ex prete (Richard Burton), ora guida turistica in Messico, conteso tra due donne (Ava Gardner e Deborah Kerr) e una vogliosa adolescente (Sue Lyon, la Lolita di Stanley Kubrick). Un film estramemente interessante di John Huston che stravolge con delle annotazioni ironiche il cupo testo originale. La Gardner fornisce una delle interpretazioni migliori di tutta la sua carriera. Premio Oscar 1964 a Dorothy Jeakins per i costumi.
(andrea tagliacozzo)

Baciami, stupido!

Uno dei capolavori di Wilder, e probabilmente il film in cui ha davvero «passato il limite»: il limite della commedia «brillante», della ferocia controllata, del bon ton. Di certo una delle commedie più divertenti e dal ritmo più scatenato degli ultimi cinquant’anni, ma soprattutto una delle pellicole più tremende sull’America (e non solo), al livello del coevo Dottor Stranamore di Kubrick nel nichilismo e nella nera visione del sesso (infatti non ebbe alcun successo). La «sacra famiglia» americana si dissolve qui in una vicenda di lubitschiana immoralità, che vede un marito e una moglie letteralmente disposti a vendersi e a prostituirsi per conquistare un briciolo di celebrità. La perfezione sta nell’assenza di compiacimento, nella supremazia del gusto e della lucidità nonostante tutto. Indimenticabili Dean Martin, dall’autoironia tutta italiana, e la conturbante Kim Novak col diamante nell’ombelico. Curiosamente, il soggetto è tratto da un vecchio testo teatrale italiano (di Anna Bonacci). (emiliano morreale)