Point Break – Punto di rottura

A Los Angeles, il poliziotto dell’FBI Johnny Utha, appena giunto in città, indaga assieme al più esperto collega Angelo Pappas su una serie di rapine eseguite dalla stessa banda di criminali. Intuendo che i responsabili si nascondono tra i patiti del surf, Johnny s’infiltra nell’ambiente, entrando nel gruppo capeggiato dal mistico Bohdi. Un film d’azione apparentemente nella norma è portato a livelli stratosferici da una regia tiratissima, al cardiopalma, dal ritmo praticamente vertiginoso. Due, in particolare, le sequenze d’antologia: il lungo inseguimento tra Utha e Bohdi per le strade della città e il tuffo dall’aereo senza paracadute. (andrea tagliacozzo)

Psycho

Lento, artificioso remake scena per scena assolutamente senza senso del classico di Hitchcock (con qualche maldestro nuovo tocco a macchiare la sua pretesa di essere una replica esatta). Il risultato è un insulto più che un tributo, a un film che è una pietra miliare.

Safe

Una donna della ricca borghesia scopre lentamente di essere allergica a tutti i prodotti della società industriale: dalla plastica allo smog, tutto ciò che la circonda le provoca crisi che vanno dal vomito all’asfissia. Todd Haynes, trasgressivo regista di culto dell’ambiente underground e omosessuale, esordisce nel cinema mainstream con un film stilizzatissimo, lento, quasi alla Ozu. Una vicenda che parte come un’indagine minimal ma di assoluta precisione sociologica, e che lentamente si trasforma in un incubo cronenberghiano: l’allergia alla plastica come apocalisse interna, il corpo come terreno di battaglia della sociopatia. E, nel fare ciò, si avvale di uno dei più straordinari corpi femminili del cinema americano, la rossa Julianne Moore. Nell’ultima parte, poi,
Safe
diventa un quasi-documentario su un centro new age, tanto ambiguo da apparire ad alcuni apologetico. Ma bastano l’immagine fantascientifica dell’uomo che si aggira in uno scafandro per evitare ogni contatto col mondo esterno e il primo piano di lei allo specchio che si dice guarita per mostrare l’aporia di ogni via di fuga solipsistica.
(emiliano morreale)