Airport

Primo di una serie di film costruiti con l’identica formula: un cast di vecchie glorie hollywoodiane unito a eventi particolarmente catastrofici e spettacolari. A bordo di un Boeing in volo verso Roma, un folle vuole fare saltare in aria l’aereo per permettere alla moglie di beneficiare della sua assicurazione sulla vita. Mentre il comandante cerca di disarmare l’uomo, l’isteria di un passeggero provoca l’esplosione della bomba. Divertente, ma datato.
(andrea tagliacozzo)

Il buio nella mente

A Saint-Malo la famiglia Lelièvre assume una nuova governante, Sophie (Sandrine Bonnaire). Irreprensibile nella conduzione delle faccende domestiche, la donna appare assolutamente impenetrabile agli occhi della famiglia alto borghese, persa peraltro nelle proprie meschinità quotidiane. L’unica persona in paese con cui Sophie riesce a legare è la bizzarra postina Jeanne (Isabelle Huppert). Ma questo legame non è troppo benaccetto ai Lelièvre, e la violenza è pronta a esplodere. Sono oramai più di quarant’anni che Claude Chabrol descrive con pazienza entomologica e crudeltà da aracnide le vicende della Francia rurale e provinciale, concentrandosi sull’astratta ottusità dei meccanismi sociali del volto meno noto di una nazione spesso identificata con il cosmopolitismo della propria capitale. Ma è qui che la Francia di Vichy trova le sue radici. Ed è questa immutabilità, troppo spesso ammantata di un velo di nuova fattura, ciò contro cui si scaglia l’astio rivoluzionario di Jeanne e Sophie. Odio immotivato e freddo e puntuale nella sua scansione. Il titolo originale infatti è
La Cérémonie
, e rivela tutta la fulgida lucidità di una successione di atti, scontati eppure finalizzati, e di comportamenti in apparenza normali, ma posseduti da una violenza inespressa, unico motore di un’esistenza ormai privata dell’ideologia del conflitto di classe.
Il buio nella mente
conferma nel migliore dei modi l’assoluta intangibilità del magistero di Chabrol, che assomma un’opera all’altra, una variazione all’altra con la leggerezza dei
Lieder
di Schubert e la gravità delle sonate di Chopin.
(francesco pitassio)

Scene di lotta di classe a Beverly Hills

A Beverly Hills, nella villa dell’affascinante Clare, un nutrito gruppo di parenti e amici si riunisce per la veglia funebre del marito della donna. Mentre il fantasma del defunto ancora aleggia nella casa, tra i presenti s’intrecciano una serie di avventure erotiche. Curiosa commedia sexy, abbastanza volgare e irriverente, ma realizzata con un certo stile. Al termine delle riprese del film, l’attrice Rebecca Schaeffer verrà assassinata da un ammiratore psicopatico. (andrea tagliacozzo)

Due per la strada

Ottima recitazione in questo film su una coppia che battibecca (Hepburn e Finney) e si ferma a ricordare i propri dodici anni di matrimonio, cercando di salvare la propria felicità. Sensibile, accattivante e ben diretto. Squisito tema musicale di Henry Mancini; sceneggiatura di Frederic Raphael. Fotografia di Christopher Challis, in deliziose location francesi. Panavision. Quattro nomination agli Oscar.

Il magnate greco

Pellicola ispirata alla vita di Aristotele Onassis. Partendo quasi dal nulla, Theo Thomasis riesce a diventare uno degli uomini più ricchi del mondo. Ad un ricevimento, l’uomo conosce il futuro presidente americano James Cassidy e la moglie di questi, Liz. Qualche anno più tardi, la donna, dopo la prematura scomparsa del marito, sposerà il miliardario. Interpreti e regista di consumato mestiere non riescono a salvare un film colmo di banalità (a partire dalla ridicola sceneggiatura di Morton S. Fine, Nico Mastorakis e Win Wells).
(andrea tagliacozzo)

Abissi

Interminabile film, tratto da un romanzo di Peter Benchley, su un’ignara coppietta che si imbatte in un tesoro sommerso e in una partita di droga, mentre sta facendo immersioni lungo le coste delle Bermuda. Violenza e solleticamenti gratuiti — per non parlare della trama improbabile — mandano a fondo quest’imponente produzione. La Nbc aggiunse 53 minuti per il suo primo passaggio televisivo. Una nomination agli Oscar per il sonoro.

Ricche e famose

Ultimo film di Cukor e uno dei suoi capolavori. Senza nulla rinnegare della sua carriera, e anzi scegliendo un soggetto esemplare da women’s director (una commedia del vecchio collaboratore John Van Druten già adattata negli anni Quaranta da Vincent Sherman), rende però espliciti alcuni dei suoi temi di fondo (a ottantadue anni Cukor gira la sua più sensuale scena d’amore, in una toilette d’aereo) e si permette un atteggiamento da «autore». Un film di amicizie femminili, un’apoteosi del suo mondo, e una sottile autobiografia sdoppiata: le due donne, l’intellettuale (Jacqueline Bisset) e la scrittrice di bestseller (Candice Bergen), con le loro opposte e speculari nevrosi, le loro alterne fortune, sono un evidente sdoppiamento del Cukor «intellettuale hollywoodiano». Una commovente riflessione sul tempo (tutt’altro che inutile il flashback iniziale), un testamento laico e stoico.
(emiliano morreale)

Orchidea selvaggia

Appena assunta in una società finanziaria, la giovane Emily accompagna Claudia, efficientissima manager, in un viaggio d’affari a Rio de Janeiro. In Brasile, le due donne incontrano il ricco e affascinante James Wheeler, che rimane colpito dalla bellezza di Emily. Erotismo patinato (e vagamente idiota) sulla falsariga di
9 settimane e mezzo
. Fa quasi rabbia vedere attori del calibro di Mickey Rourke e Jacqueline Bisset coinvolti in simili produzioni.
(andrea tagliacozzo)

Bullitt

L’antieroe definitivo di McQueen: un detective di polizia annusa qualcosa di grosso dietro all’assegnamento in custodia di un testimone criminale. Un film d’azione dal ritmo sostenuto, con un grande uso delle location di San Francisco: in particolare nell’ormai classico inseguimento in auto, una pietra miliare del cinema. Il montaggio, vincitore dell’Oscar, è di Frank Keller. Sceneggiatura di Alan R. Trustman e Harry Kleiner, dal romanzo Due volte morto di Robert L. Pike.

Alta stagione

Una coppia di coniugi inglesi si trova a Rodi per una vacanza: lei viene sedotta dal giovane Jimmy, mentre lui s’innamora di Katherine, una fotografa trasferitasi da poco sull’isola. Confezione impeccabile, ma in definitiva poca sostanza. Fiacco esordio alla regia di Clare Peploe, moglie di Bernardo Bertolucci. La Peploe ha scritto la sceneggiatura con il fratello Mark (già autore, assieme a Bertolucci ed Enzo Ungari, del copione de
L’ultimo imperatore
). Tra gli interpreti compare anche un giovane Kenneth Branagh.
(andrea tagliacozzo)