Superman II

Secondo capitolo delle avventure del popolare eroe dei fumetti. Stavolta Superman deve vedersela con tre criminali provenienti da Krypton, il suo pianeta d’origine, e quindi dotati dei suoi stessi superpoteri. Rispetto al primo film della serie, si sente il tocco ironico del regista Richard Lester, americano di nascita ma inglese d’adozione, che ottenne i primi successi dirigendo due film interpretati dai Beatles:
Tutti per uno
del 1964 e
Aiuto!
del 1965.
(andrea tagliacozzo)

Superman – Il film

Versione multimiliardaria del popolare personaggio dei fumetti creato nel ’33 da Jerry Siegel, primo episodio di una lunghissima serie. Superman, spedito sulla Terra ancora in fasce dal pianeta Krypton, viene accolto e cresciuto da una famiglia di contadini, i coniugi Kent. Diventato adulto, il giovane, dotato di poteri sovrumani che si guarda bene dal rivelare, arriva a New York dove si fa assumere come giornalista nel prestigioso Daily Planet. Forse eccessivo nella sua durata e diretto con poca fantasia da Richard Donner (in seguito regista della serie Arma letale ), ma tutto sommato divertente, con un Christopher Reeve perfettamente a suo agio nella calzamaglia rossa e blu del protagonista. Budget colossale (35 milioni di dollari, 3 dei quali finiti nelle tasche di Marlon Brando per la sua fugace apparizione) ma incassi altrettanto stratosferici. (andrea tagliacozzo)

Marlowe, il poliziotto privato

Una donna scomparsa e l’omicidio di un uomo ricattato sono le due piste, assai confuse, su cui si muove l’indagine di Philip Marlowe. Certo, Bogart è Bogart, ma forse il Marlowe più Marlowe di tutti è il tardo, quasi bovino Mitchum di due film crepuscolari degli anni Settanta, questo e il modesto
The Big Sleep
di Michael Winner. Richards, regista revisionista di quegli anni (il suo miglior lavoro era il bel western
Fango, sudore e polvere da sparo
), non era granché, ma qui azzecca proprio il momento magico di Mitchum, appena uscito da una delle sue più belle interpretazioni di loser (ne
Gli amici di Eddie Coyle
). La storia viene dal romanzo «Addio mia amata», già adattato un paio di volte per lo schermo, ed è tra le più contorte e belle di Chandler. Il film la mette in scena come un’elegia che, a poco a poco, diviene asfissiante come un incubo.
(emiliano morreale)