Matrimoni e altri disastri

La 40enne Nanà gestisce a Firenze una piccola libreria insieme all’amica Benedetta. Da tempo single, Nanà non ha nessuna intenzione di dare una svolta alla propria esistenza: non vuole arricchirsi affermandosi professionalmente, e ha rinunciato da tempo a trovare l’uomo della sua vita. Ma qualcosa cambia in occasione del matrimonio della giovane sorella Beatrice con il simpatico Alessandro: una serie di situazioni, a partire dall’organizzazione delle nozze (assurdamente affidata alla ‘super-single’), porteranno Nanà ad aprire gli occhi sulla propria condizione e a desiderare di cambiarla.

Il principe di Homburg

La critica salutò questo adattamento del capolavoro di Heinrich von Kleist come una rinascita di Bellocchio dopo il periodo psicanalitico segnato dal sodalizio con Massimo Fagioli. Qui il regista non compie affatto una lettura psicanalitica del testo, ma semmai torna indietro, a scoprire nel romanticismo le radici di inquietudini che poi saranno della psicanalisi (e nostre). Dopo aver prosciugato il testo (che è un classico/anticlassico, inconciliato e attratto dall’horror vacui come contraltare della giovinezza), fa pronunciare a un attore protagonista volutamente impacciato battute a velocità vertiginosa, come se fosse sperduto (anzi – letteralmente – sfuocato). I nobili temi del conflitto tra individuo e dovere e della responsabilità individuale non hanno nulla di moralistico; anzi si collocano in un ambito pre-morale, tra luci e ombre, tra potenze oscure come il Leviatano o come il Dio di Isacco. E tutto sfocia nelle agghiaccianti sequenze della guerra, che non si vede mai: basta un polverone in una radura, o alcune gigantesche ombre di cavalieri proiettate su una parete. (emiliano morreale)