Nave fantasma – Ghost Ship

Una squadra di salvataggio avvista alla deriva nelle vicinanze una nave di linea da tempo dispersa e pensa a un colpo di fortuna. Una volta a bordo, affronterà un ambiente decisamente sinistro oltre a un allarmante tasso di mortalità. Monotono e prevedibile viaggio dell’orrore, con un abuso di spargimenti di sangue.

Fino a prova contraria

Steve Everett, giornalista dell’«Oakland Tribune» con un debole per l’alcool e le donne, dopo la morte della sua collega Michelle prende in mano l’inchiesta sul condannato a morte Frank Beachum, della cui innocenza la donna era sicura. Frank inizia a indagare e scopre subito che le presunte certezze dei testimoni altro non sono che una fragile rete di pregiudizi razziali. A Venezia, nel corso del seminario organizzato dal festival, Clint ha spiegato chiaramente di che cosa tratta Fino a prova contraria : «È un film su gente che ha visto delle cose, ma non nel modo in cui sono accadute». Come dire: il film è sì un pamphlet contro la pena di morte, ma sviluppato nelle forme di un’analisi della visione che si erge, naturalmente, a testo teorico sul fare cinema eastwoodiano. Lo sguardo decostruisce le inquadrature della realtà preconfezionata dagli altri; il dovere morale del cineasta è vedere al di là di ciò che è socialmente accettato. È cosi: se lo sguardo fallace può dare la morte, quello del cinema salva. Fino a prova contraria è uno dei pochi esempi di cinema democratico non politicamente corretto in circolazione. Oltre a essere un dolente capolavoro su un paese che lentamente muore nei suoi figli che non hanno diritti. (giona a. nazzaro)

Ferite mortali – Exit Wounds

Deprimente film d’azione con un Seagal non più giovane, ma sempre in forma, che recita la parte di un poliziotto alle prese con colleghi corrotti. Il rapper DMX è un misterioso spacciatore. Tutto molto familiare e scontato, ma il target di pubblico potrebbe non accorgersene.

Romeo deve morire

Un carcerato a Hong Kong evade per andare in soccorso del fratello che, negli StatiUniti, si trova in mezzo a una guerra di bande nere e cinesi… Il produttore Joel Silver sta hongkonghesizzando il cinema americano. Dopo Arma letale 4 concede a Jet Li una parte da buono, e assolda Corey Yuen/Yuen Kwai per coreografarlo. Ma le arti marziali cinesi finiscono annegate in un B-movie scadente, buono per un pubblico di periferia e di bocca buona. Lotte tra gang trucide, comici caciaroni, ma anche balletti di bambini, un’eroina casta e pura, e un babbo gangster pentito. E una storia che si ferma molto prima che diventi Romeo e Giulietta . Meglio così, forse. Fatto sta che Jet Li, evidentemente a disagio coi dialoghi inglesi, non si vede neanche per metà film. Ed è l’unica cosa da vedere, anche se quasi tutti i duelli sono ripresi da film hongkonghesi, e il montatore americano non ha capito bene come assemblare i pezzi. Forse per chi non ha mai visto Jet Li può essere una rivelazione. Ma lo stimato direttore della fotografia Bartkowiak si dovrebbe vergognare di avere firmato un film così. (alberto pezzotta)

Bulworth – Il senatore

Audace satira politica su un senatore della California che, nel tentativo di farsi rieleggere alle amministrative del 1996, si libera la coscienza dicendo la verità, venendo incontro alla comunità nera. Volutamente inquietante in alcuni momenti, uno sguardo acuto sui processi della politica e sulla condizione delle classi subalterne. Uno dei film migliori di Beatty, che qui recita, dirige ed è co-autore della sceneggiatura insieme a Jeremy Pikser. William Baldwin e Paul Mazursky compaiono non accreditati.

Hollywood Homicide

Due poliziotti della squadra omicidi di Los Angeles indagano sull’uccisione di due giovani stelle del rap. Il primo è un cinquantenne che passa il suo tempo libero facendo l’agente immobiliare per arrotondare lo stipendio e affrontare le conseguenze economiche dei suoi divorzi. Il secondo è un giovane appassionato di yoga che sogna di diventare un attore. L’indagine li porta sulle tracce di un potentissimo produttore discografico con almeno un buon motivo per desiderare la morte dei musicisti.

Già regista di film godibilissimi come
Bull Durham – Un gioco a tre mani
(1988) e
Chi non salta bianco è
(1992) ma anche responsabile di discreti flop come
Tin Cup
(1996), Ron Shelton si affida alla classica coppia di poliziotti diversi tra loro per età, interessi e aspirazioni ma costretti a vivere in simbiosi alla caccia del cattivo di turno. Che stavolta è uno stereotipato esponente dell’industria discografica che ruota intorno alla cultura hip hop, industria popolata di personaggi abili con la pistola tanto quanto con il campionatore. Scritta dallo stesso Shelton insieme a Robert Souza, veterano della squadra omicidi di Los Angeles,
Hollywood Homicide
è più una commedia che un poliziesco e l’indagine condotta dai due poliziotti è un’ottima scusa per esplorare i territori dell’amicizia (un tema caro al regista) e permettere a Harrison Ford di mettere in mostra la sua proverbiale autoironia, sia in situazioni drammatiche che in altre, decisamente grottesche e create ad arte dagli sceneggiatori. Un film divertente ma tutt’altro che indispensabile, forse cucito addosso al protagonista dei vari
Indiana Jones
per permettergli di risollevarsi dall’insuccesso di
K-19.
Variegato il cast di contorno, in mezzo al quale spiccano i musicisti Gladys Knight e Dwight Yoakam e Lou Diamond Phillips, colui che nel 1987 esordì come protagonista de
La Bamba,
quello sì un gran bel film sull’industria discografica.
(maurizio zoja)

Out of Sight

Jack Foley (George Clooney) ha messo a segno più di duecento rapine in banca, non ha mai usato armi ed è finito in galera solo tre volte. Sta rapinando l’ennesimo sportello, ma quando sta per scappare (con molta calma) l’auto non parte. Finisce in prigione a Miami. Evade. Guarda caso proprio all’uscita della buca scavata sotto il penitenziario c’è l’agente dell’Fbi Karen Sisco che spara agli evasi. Lui se la cava e Buddy, il suo complice, nasconde evaso e sceriffa nel bagagliaio dell’auto. Sono stretti stretti, ma parlano di cinema. Si piacciono, è evidente. Anzi, lei lo sognerà in atteggiamenti romantici. Ma Jack va per la sua strada, anche perché quando era carcerato aveva pensato a un grosso colpo a Detroit. Con Buddy, tenta la grossa rapina a un pezzo grosso finito a sua volta in prigione per insider trading, ma con diamanti grezzi per milioni di dollari nella vasca dei pesci di casa. Ci provano. Intanto la bella Jennifer, detective con mini tubino e spacco, è sulle loro tracce. E sarà proprio lei a catturare il bel Jack. Ma forse una prossima evasione…
Un poliziesco rosa dalla trama un po’ complicata, con molte assurdità (flash-back, scene immaginate…), che si regge soprattutto sui due bellissimi di Hollywood: George Clooney (che Soderbergh dirigerà nel 2001 in
Ocean’s Eleven
) e la cantante-attrice Jennifer Lopez. Qualche risata, per una trama un po’ troppo scontata (soprattutto per la parte romantica) fin dall’inizio. Per il regista, la rinascita dopo
Sesso, bugie e videotape
del 1989. Ruoli cameo di Michael Keaton e Samuel L. Jackson.