La regina Margot

Immensa produzione, basata su un romanzo di Dumas, sugli eventi relativi al famigerato massacro del giorno di San Bartolomeo nella Francia del XVI secolo. La giovane Margot (Adjani) viene costretta a sposare Henri de Navarre (Auteuil) dalla madre pianificatrice, Caterina de’ Medici (Lisi), con conseguenze inattese e terribili. Questo eccellente film (prodotto da Claude Berri) vanta forti interpretazioni in ogni ruolo, sontuose decorazioni, e scene d’amore sorprendentemente erotiche. Un racconto epico intricato, intelligente e spesso toccante. Sceneggiatura di Daniele Thompson e del regista Chéreau. Portato sullo schermo in precedenza nel 1954 con Jeanne Moreau. La versione originale francese dura 166 minuti. Una nomination all’Oscar.

Quartet

Parigi, 1927. La giovane Marya, sposata con Stephan, si ritrova sola e sul lastrico quando il marito viene arrestato per ricettazione. Accetta quindi l’ospitalità offertale dagli Heidler, una ricca coppia di coniugi inglesi di mezza età. Mister Heidler s’innamora di Marya a prima vista. Dramma della decadenza e del cambiamento, fin troppo accademico nella sua ricercatezza formale, basato su un romanzo di Jean Rhys. Isabella Adjani premiata a Cannes, nomination alla Palma d’Oro al film. (andrea tagliacozzo)

Ishtar

Chuck e Lyle, scalcinati autori di canzoni e cantanti da piano-bar, ottengono un insperato ingaggio in una località del Marocco. Adescati all’arrivo da una graziosa ribelle, i due entrano loro malgrado a far parte di un intrigo internazionale. Strampalato e divertente, il film, costato quasi cinquanta milioni di dollari, fu un clamoroso e immeritato insuccesso. Ma qualche lungaggine di troppo e gli sperperi della regista non giustificano le violente stroncature che invece gli piovvero addosso.
(andrea tagliacozzo)

Monsieur Ibrahim e il fiori del Corano

Nella Parigi dei ruggenti anni Sessanta e della Nouvelle Vague un bottegaio turco e un ragazzino ebreo trascurato dalla famiglia stringono una delicata e profonda amicizia. Compiuti i sedici anni, il ragazzo decide di regalarsi una notte con una delle prostitute che bazzicano i vicoli intorno a casa sua, spendendo i pochi risparmi conservati nel salvadanaio. Incerto sul da farsi, chiede consiglio all’amico, il quale si dimostra abile nel capire i bisogni di un adolescente desideroso di diventare uomo. In una città che cerca di riprendersi dopo i drammi della guerra, tra ragazzi che ballano il rock&roll per strada e l’arrivo di folgoranti star del cinema, i due cammineranno fianco a fianco superando le differenze di età, cultura e religione.
Tratto dal romanzo omonimo di Eric-Emanuell Schmitt, coautore della sceneggiatura, Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano tocca con profondità temi importanti come il rapporto tra genitori e figli e quello dell’incontro/scontro tra culture e religioni diverse. Commedia ironica e leggera con numerose situazioni divertenti (da non perdere la scena in cui Ibrahim sostiene l’esame per ottenere la patente), il film si ispira a ideali di tolleranza ed esprime una solarità tutta mediterranea. Le ambientazioni luminose e calde enfatizzate dalla splendida fotografia di Rémy Chevrin e le colorate scenografie di Katia Wyszkop ne fanno un piccolo gioiello, impreziosito dalla bella interpretazione di Omar Sharif. Premiato a Venezia con il Leone d’Oro alla carriera, il «leone del deserto» si trasforma in un vecchio ironico e umano che dispensa con generosità fiori di antica saggezza coranica. Bravo anche il giovane Pierre Boulanger, capace di emozionare con la sua semplicità. Splendido anche il cameo di Isabelle Adjani, perfetta nel ruolo della diva cinematografica, lunare e abbagliante. Prevedibile il finale, che ha il demerito di banalizzare le emozioni e la spiritualità dei personaggi, anziché enfatizzarle nel momento cruciale della pellicola, che comunque scorre senza intoppi per i tre quarti della sua durata. (emilia de bartolomeis)

Bon Voyage

Un’attrice famosa, uno scrittore alle prime armi da sempre innamorato dell’attrice (come un giornalista spia), un ministro che da poco subisce il fascino della diva (sempre lei), un delinquente, un fisico di fama, la sua assistente… È la vigilia dell’occupazione tedesca di Parigi, 1940. Un drappello di persone si ritrova a scappare a Bordeaux perché la situazione della capitale è incerta e pericolosa. Si ritrovano (quasi) tutti all’albergo Splendid. Dove le storie si intrecciano, tra amori improbabili, fughe, spie, possibili armi atomiche, sequestri…

Bella, lieve, divertente e colta commedia stile anni Quaranta questo
Bon Voyage
firmato dal francese Jean-Paul Rappeneau
(Cyrano De Bergerac, L’Ussaro sul tetto).
In un momento storico terribile e angoscioso, la vita – pur frenetica – della capitale francese scorre con la leggerezza di una diva del cinema, Viviane, una bella e ironica Isabelle Adjani dagli occhioni sempre spalancati e i lunghi capelli ondulati con frangetta corta corta sulla fronte. Del ministro Beaufort, un perfetto Gérard Depardieu, che nel bel mezzo del dramma trova il tempo per amoreggiare con la bella attrice. E del mite Frédéric, lo scrittore, interpretato da Grégori Dérangère, che dopo aver passato la vita a inseguire il sogno di un amore con l’attrice che gliene ha fatte passare di tutti i colori (compresa la galera e un’accusa per un omicidio mai commesso) capisce che la vita – l’amore – è altrove. Un po’ noir, un po’ commedia romantica, un po’ film di spionaggio,
Bon Voyage
è sostenuto da una sceneggiatura frizzante e divertente, da un ritmo incalzante (tutte le storie si intersecano e si concludono alla perfezione), da una fotografia fantastica e da altrettanto bei costumi d’epoca. Da segnalare anche la colonna sonora. Tanti i rimandi al cinema che fu, quasi un omaggio a quella stagione (non a caso
Bon Voyage
comincia in una sala cinematografica e si conclude proprio in un cinema con la parola «Fin» che chiude anche la pellicola nella pellicola) con le atmosfere ora di
Casablanca
ora di Lubitsch. Undici nomination per i César 2004.
(d.c.i.)