Sapore di mare

Negli anni Sessanta, i fratelli Paolo e Marina, in vacanza in Versilia, entrano a far parte di un affiatato gruppo di coetanei. Ma l’estate, scandita dalle canzoni e dagli inevitabili filarini amorosi, passa in fretta. Film prevedibile, quasi quanto la colonna sonora infarcita di successi dell’epoca, ma di grande successo. Eppure, nonostante la mediocrità regni sovrana, risulta tutto sommato sopportabile, specie se confrontato ai successivi film dei Vanzina come Via Montenapoleone o Miliardi . Nel 1983, verrà realizzato un ideale seguito di questa pellicola con il titolo Sapore di mare 2 , un anno dopo, per la regia di Bruno Cortini. (andrea tagliacozzo)

Caos calmo

Nel corso di un pomeriggio estivo passato in spiaggia assieme al fratello Carlo, Pietro Paladini salva la vita a una donna che sta per annegare. Nello stesso momento sua moglie Lara muore improvvisamente a causa di un ictus. Alla ripresa della scuola, Pietro accompagna la figlia Claudia, dieci anni, fino al portone, decidendo poi di aspettarla fuori fino al termine delle lezioni. La cosa si ripete ogni giorno per diverse settimane, Pietro aspetta che il dolore arrivi, mentre i suoi capi, i colleghi e i parenti vanno da lui per consolarlo, finendo invece per confidargli i propri problemi. Un giorno, nel piccolo parco antistante la scuola di Claudia, arriva la sconosciuta che Pietro ha salvato…

Dagobert

Nel Seicento, Dagoberto, re dei Franchi, si reca a Roma per ottenere da Papa Honorius I l’assoluzione per la lunga serie di peccati commessi durante un’esistenza dedicata esclusivamente ai vizi e al piacere. Il vero pontefice, però, è stato rapito e l’ignaro sovrano viene ricevuto da un impostore perfettamente somigliante. Sceneggiato da Age, Gerard Brach (collaboratore abituale di Roman Polanski) e dallo stesso Dino Risi, un film estremamente fiacco e deludente che l’ottimo cast non riesce a salvare dalla mediocrità.
(andrea tagliacozzo)

Il seme della discordia

Un uomo e una donna sembrano felicemente sposati: entrambi hanno successo nelle rispettive professioni ma quella che sarà sconvolta sarà la loro vita privata. Lei infatti scopre di essere incinta mentre lui di essere sterile: è l’inizio di una crisi profonda che li metterà completamente in discussione.

La lingua del santo

Due disperati si riducono a rubare la reliquia di Sant’Antonio da Padova per chiederne il riscatto…
La lingua del santo
non è un film drammatico. E neppure una commedia. Soprattutto, non è un film comico, nonostante la presenza di Antonio Albanese. La coppia di protagonisti già rivela il tono agrodolce dell’ultimo lavoro di Carlo Mazzacurati, che associa in un’unica modulazione un ponderoso Fabrizio Bentivoglio e il corpo eccessivo di Albanese. Un solo tono melanconico unisce i due drop-out Antonio e Willy, l’uno da sempre nullafacente, prezzolato giocatore di rugby, ladruncolo di galline ben più spiantato degli
small time crooks
alleniani; l’altro rappresentante della benestante e ignorante borghesia veneta, caduto fuori dalla società e dal proprio matrimonio. Un piano quasi didascalico dà l’idea dell’insanabile frattura tra l’oscurantista e benpensante Padova e l’ex rappresentante di commercio: un lungo movimento di macchina che attornia il volto di Bentivoglio in una sola vertigine, mentre lo sfondo urbano sfuma nell’invisibile… L’improbabile coppia, erede dei mostri di Risi e delle grandi amicizie virili americane, ruba quasi per caso l’ostensorio con la lingua di S. Antonio, brusca risoluzione di un rapporto di cittadinanza irrisolto. Le vicissitudini che ne seguono rivelano ancor più il conflitto dichiarato tra i due emarginati e una stolida città. L’ultima opera di Mazzacurati è letteralmente la storia di una riappropriazione: della dignità, della donna, dei beni materiali, e… ovviamente della lingua. In un Veneto invaso da biechi cartelloni pubblicitari e spot televisivi pseudocaliforniani, strana mistura di integralismo cattolico e aggressivo miracolo economico, Antonio e Willy rubano la lingua di un santo noto per la propria eloquenza. Tolgono diritto di parola a chi ne aveva decretato la condanna, assumono la propria espulsione dalla comunità, si rifiutano al dialetto. Ritornano a esercitare un diritto allo sguardo fino ad allora negato dalla pervasività televisiva, e nella scena dello scambio reliquia/riscatto osservano i propri avversari con un cannocchiale che ne prevede le mosse. L’inverosimile coppia esce dallo spazio urbano e combatte i nemici prima nella campagna dei Colli Euganei, poi nella Laguna. Si tratta di una fusione con lo spazio naturale che azzera i segni del miracolo economico del Nord-Est, di un ritorno alla originaria cultura padana, in grado di annichilire ogni «buon» discorso sulle radici popolari della cultura dell’intolleranza. E i piani della Laguna, la successione delle dissolvenze che uniscono Willy allo spazio naturale sono tra i più belli da
Notte italiana
in poi. A ogni regista il suo territorio.
La lingua del santo
sconta un po’ il carattere nostalgico e retrospettivo della narrazione. La predominanza della voce narrante zavorra irrimediabilmente l’eloquenza visiva di talune sequenze, e non sempre ritma a dovere le scene comiche. Ma pochi film italiani sanno reggere con questa maestria l’epica di piccoli personaggi. Racconto della trasformazione di due fantocci in uomini, di un’amicizia virile di due sfortunati narrata sempre alla loro altezza,
La lingua del santo
ha il pregio di fondere la propria caustica critica nello stampo di piani sempre fermi e giusti. E non è poco.
(francesco pitassio)

Saturno contro

Un eterogeneo gruppo di amici affronta i problemi della vita quotidiana e della coabitazione tra festose cene e brevi week-end. Hanno tutti dai trenta ai quarant’anni, c’è chi deve mandare avanti una famiglia, chi di figli non ne ha e chi di figli non ne avrà mai perché non ne vuole o perché non può farli con il suo partner del suo stesso sesso. Una coppia eterosessuale affronta una repentina separazione dovuta ai continui tradimenti di lui con una fioraia di lusso dal corpo sensuale dal seno prorompente ma la vera separazione la dovrà vivere la coppia omosessuale, perché uno dei due improvvisamente muore e l’altro ha irrimediabilmente e catastroficamente Saturno contro. Un’amica finta astrologa e con veri problemi di droga, l’unica single del gruppo, rimane esterrefatta e incapace di vegliare l’amico che prima di morire “vive” gli ultimi giorni in coma. Tutti gli amici aspetteranno in ospedale la morte definitiva e cercheranno in tutti i modi di stargli vicini, ricostruendo una parvenza di stabilità.

La recensione

Il sesto film di Ferzan Ozpetek è anche quello che racconta in maniera più diretta il mondo gay. Già ne

Le fate ignoranti

Arrivederci amore, ciao

Giorgio Pellegrino è un ex terrorista di sinistra. Per non finire in galera fugge in Sudamerica tra i guerriglieri. Caduto il muro di Berlino decide di far ritorno in Italia, ma c’è un prezzo da pagare: deve rivelare i nomi dei suoi vecchi compagni per ottenere una riduzione della pena a due anni. Così fa e, una volta uscito, decide di accumulare un capitale attraverso l’illegalità. Quasi ci riesce, ma il passato torna a galla

Un giorno perfetto

Emma e Antonio, genitori di due figli, l’adolescente Valentina e il piccolo Kevin, sono separati da circa un anno. Mentre Antonio vive solo nell’appartamento che era stato di famiglia, Emma e i figli si sono trasferiti dalla madre di lei. Ma una notte, una vicina di Antonio chiama la polizia, dicendo di avere sentito degli spari venire dall’appartamento. Gli agenti della volante fanno così irruzione nella casa dell’uomo… Il film è il racconto di ciò che accade nelle ventiquattro ore precedenti questo momento, la vita della famiglia e di un gruppo di personaggi che entrano in contatto con loro durante questo “giorno perfetto”.

Fracchia contro Dracula

Per evitare il licenziamento, l’agente immobiliare Giandomenico Fracchia decide di portare a termine la vendita di un antico castello in Transilvania. Ma il povero impiegato ignora che il proprietario del maniero è niente meno che Dracula il vampiro. Un film senza capo né coda cucito su misura per le doti comiche di Paolo Villaggio. Gag risapute, ma qualche spunto divertente non manca. Neri Parenti ha iniziato a collaborare con Villaggio nel 1980 in
Fantozzi contro tutti
.
(andrea tagliacozzo)

Willy Signori e vengo da lontano

Il cronista di un quotidiano viene coinvolto in un incidente stradale nel quale un uomo perde la vita. Accusato dalla fidanzata di questi, una giovane in stato interessante, di essere il responsabile dell’accaduto, il giornalista, turbato dal rimorso, decide di occuparsi di lei e del bambino che dovrà nascere. Francesco Nuti muove inutilmente la macchina da presa e cerca inquadrature con angolazioni inusuali, incurante, però, di avere tra le mani una sceneggiatura quasi ridicola (scritta dallo stesso Nuti con Ugo Chiti). Ai limiti del sopportabile.
(andrea tagliacozzo)

Sapore di mare 2 – Un anno dopo

Enrico e Carlo Vanzina tornano, stavolta solamente in veste di sceneggiatori, alla Capannina, sulla spiaggia della Versilia, nei favolosi anni ’60. Qualche personaggio del film precedente è rimasto, qualche altro manca, ma le situazioni sono invariate: le solite avventure sentimentali, i soliti scherzi in riva al mare. Insomma, niente di nuovo sotto il sole! Film stupido e scontato. Anche se messo a confronto a prodotti come Abbronzatissimi diventa quasi un capolavoro. (andrea tagliacozzo)

Due partite

Anni Sessanta in Italia. Una partita a carte per stare insieme. Ogni giovedì pomeriggio quattro amiche si raccontano amori e tradimenti, teorizzando la maternità, la vita e i problemi del matrimonio. Litigano, ridono, parlano con complicità e un po’ di cinismo. Trent’anni dopo: le figlie si ritrovano al funerale di una delle madri. Sono le stesse bambine che, durante le partite a carte, giocavano nella stanza accanto. Come le loro madri, si confidano sogni e paure, il tempo che passa, il rapporto con il lavoro, il desiderio di maternità. Sono passati decenni ma l’identità femminile sembra inalterata, nonostante la carriera e l’emancipazione; essere donna significa oggi come allora energia, allegria, fatica e dolore.