Ritorno a casa

Tre testi diversi (Ionesco, Shakespeare e Joyce). Tre episodi e i loro corollari nella vita di un’anziano attore di teatro. Tra sciagure improvvise, malintesi con il proprio agente e piccole gioie. De Oliveira, l’infaticabile, sorprendente creatore di omaggi alla mente dell’uomo (ogni suo nuovo film apre una nuova stanza nel nostro angusto orizzonte), capace di impilare film completamente opposti, uno dietro l’altro. Quest’ultimo lavoro era già stato annunciato durante la presentazione di
Palavra e utopia
. In quell’occasione il maestro portoghese aveva ricordato un avvenimento accaduto durante le riprese, quando un attore, non riuscendo a elaborare il lungo monologo affidatogli, aveva espresso l’intenzione di abbandonare il set. L’episodio dal sapore beckettiano si è allargato in un’affascinante disamina della debolezza umana e dei modi per combatterla. Esercitare la memoria, regolare la vita secondo misure ben precise, vivere una vita secondo le regole (quelle imposte dalla consuetudine o quelle dettate dal proprio intimo) sono modi con cui l’uomo si difende dall’imprevisto, rivelando al tempo stesso la sua debolezza e la sua forza (questo è probabilmente il vero soggetto degli ultimi film del regista). Tra regola ed eccezione sta De Oliveira, che alterna momenti tradizionali (la prima scena di teatro) a soluzioni eccentriche (la chiacchierata di Piccoli al suo agente nel bar, ripresa con un piano fisso sulle scarpe dell’attore francese). E regola ed eccezione modulano anche il percorso dello spettatore, costretto a muoversi da un piano all’altro del discorso, ora godendo per la verve del dialogo, ora immergendosi in affascinanti fuochi incrociati tra teatro e vita ordinaria. De Oliveira, lui, sta a metà strada: un po’ complice del suo mattatore (Piccoli in stato di grazia), un po’ burattinaio sopra le righe. In questi andirivieni risiede la grazia di
Vou para casa
, film capace di emozionare, divertire, intrigare la mente dello spettatore.
(carlo chatrian)

Appassionate

Napoli, 1929: Michele uccide la moglie che lo tradisce dopo aver visto un film.
Napoli, oggi: Rosa sogna, ascoltando canzoni alla radio, un amore che non giunge mai, convinta che il padre sia morto. Caterina, sua sorella, ammazza l’ex amante che si è sposato con un’altra. Maddalena, una prostituta che ha assistito alla scena, sconvolta, decide di cambiare vita: uccide un suo cliente e poi si consegna ai carabinieri. In carcere conosce Caterina. Intanto, in una masseria di campagna, la Madonna delle Galline sorge dalla terra. Nonostante le polemiche e le ironie che hanno accolto il film di Tonino De Bernardi,
Appassionate
è e resta un capolavoro, uno dei pochi partoriti dal cinema italiano negli ultimi anni. De Bernardi possiede il dono di girare con una leggerezza sensuale e inusitata, nella quale sembrano ritrovarsi le illuminazioni rosselliniane, il realismo magico di Kiarostami e la plasticità del miglior cinema portoghese. A tutto ciò aggiunge una fame di vita che gli permette di riprendere i corpi incantandosi dinnanzi al loro splendore carnale. De Bernardi filma a frammenti, eppure tutto si muove fluido e generoso, congiungendosi con le lacrime dello spettatore nel luogo dove il cinema è situato ancora all’altezza del cuore. Sarebbe curioso, infine, abbinare
Appassionate
a
Rosatigre
, pellicola nella quale De Bernardi ritorna a Napoli ritraendola con un’urgenza e una furia che si decantano in una sorta di action painting del gesto filmante.
(giona a. nazzaro)