Il bidone

Vita squallida di un bidonista di professione, che vorrebbe cambiar vita ma farà una fine tragica. Uno dei Fellini meno riconciliati, meno «istituzionalizzati». E uno dei più amari, dei più melodrammatici: non meno cattolico del precedente
La strada
e del successivo
Le notti di Cabiria
, ma più cattivo nel suo agghiacciante finale: anzi, quasi un doppio atroce delle storie dei mille simpatici truffatori italiani alla Albertone o alla Gassman. È forse il primo film pienamente tragico di Fellini, dopo la commedia malinconica degli esordi e la poesia chapliniana di Zampanò e Gelsomina. Il tragico vi abita curiosamente puro, senza il grottesco, l’orrido o il barocco dei film successivi; e così puro lo ritroveremo di rado in Fellini (ad esempio nel suicidio collettivo de
La dolce vita
, comunque osservato dall’occhio distante di Marcello). Forse per questo Il bidone è un film negletto, quasi maledetto. E forse per questo (oltre che per la gigantesca interpretazione di Broderick Crawford) fece innamorare di Fellini il giovanissimo critico François Truffaut.
(emiliano morreale)

Destinazione Piovarolo

Nel ’22, essendosi classificato ultimo alle selezioni di un concorso delle Ferrovie dello Stato, Antonio La Quaglia deve accontentarsi di un posto come capostazione in uno sperduto paesino dove non passa più di un treno al giorno. In attesa di un nuovo trasferimento, il tempo passa e la società italiana attraversa continue trasformazioni. Una commedia agrodolce, ben interpretata da Totò, spesso spalleggiato da una straordinaria Tina Pica. Nello stesso anno, Paolella diresse Totò ne
Il coraggio.
(andrea tagliacozzo)