I quattro cavalieri dell’Apocalisse

Dall’omonimo romanzo di Vincente Blasco Ibanez, portato già sullo schermo nel 1921 da Rex Ingram con Rodolfo Valentino come protagonista. Durante la seconda guerra mondiale, i cugini Heinrich e Julio, discendenti del vecchio Madariaga, si ritrovano su fronti opposti: uno è ufficiale nazista, mentre l’altro è a capo della resistenza francese. Un film minore di Vincente Minnelli che, a quanto pare, avrebbe preferito un altro attore nel ruolo interpretato da Glenn Ford. Contiene, comunque, alcune pagine di indubbio fascino visivo.
(andrea tagliacozzo)

Il giorno prima

A Francoforte, quindici volontari di varie nazionalità accettano di passare venti giorni all’interno di un attrezzatissimo rifugio antiatomico. Ma qualche giorno dopo l’inizio dell’esperimento, un annuncio televisivo getta il gruppo nel panico: un missile atomico si sta inesorabilmente dirigendo verso Francoforte. Sulla falsariga di
The Day After,
un dramma psicologico a tema più interessante del modello, ancorché mediocre e afflitto da non poche banalità. Il soggetto del film è stato scritto dal giornalista Piero Angela.
(andrea tagliacozzo)

La caduta degli dei (GötterdÌmmerung)

Opera drammatica e severa che racconta la parabola di una famiglia di industriali tedeschi durante gli anni Trenta: il loro declino si allaccia all’ascesa di Hitler. Violento, enfatico e controverso, ma innegabilmente illuminante. Una nomination all’Oscar per la sceneggaitura.

Il silenzio

Il racconto aspro e fortemente simbolico di due sorelle che si fermano in un albergo in una città del nord Europa. Una sorella (Thulin) è una lesbica frustrata senza futuro, l’altra (Lindblom) è madre di un ragazzino di dieci anni e in cerca di libero amore. L’ultimo capitolo della trilogia sulla fede di Bergman, dopo Come in uno specchio e Luci d’inverno.

Il posto delle fragole

Uno degli indiscussi capolavori di Ingmar Bergman, all’epoca trentasettenne. In procinto di ricevere l’ennesima onorificenza, un prestigioso e anziano medico fa un bilancio della propria vita e si rende conto che il suo ostinato egoismo l’ha ormai reso drammaticamente solo. Il film, affascinante sia nella tematica che nella resa visiva delle angosce del protagonista, è interpretato da uno dei più grandi registi svedesi, Victor Sjostrom, scomparso nel 1960 all’età di ottant’anni. Nel 1958 la pellicola si aggiudicò l’Orso d’oro al Festival di Berlino. (andrea tagliacozzo)

Dopo la prova

Mentre sta preparando la messa in scena di uno spettacolo teatrale di Strindberg, un anziano regista ex donnaiolo rimane affascinato da una giovane attrice, figlia di una sua vecchia fiamma (a sua volta attrice, poi caduta in disgrazia). Nonostante la breve durata, risulta piuttosto impegnativo per lo spettatore, che si dibatte tentando di indovinare come andrà a finire tra i due. Nato come film per la tv: in effetti, la pellicola sembra più accessibile se vista sul piccolo schermo. Ottimi attori, comunque.

Luci d’inverno

Un film difficile se non siete appassionati di Bergman, che parla di un disilluso pastore protestante di provincia. Il secondo della trilogia bergmaniana sulla fede e il silenzio di Dio (tra Come in uno specchio e Il silenzio). Dramma potente e penetrante. Fomdato su un paradosso teorico tipicamente bergmaniano (cerca la fede chi dovrebbe averla già trovata) e si accorge, in fondo, di non averla mai avuta. Il film, ispirato alla visione di Diorio di un curato di campagna di Bresson, è una delle opere più livide, spoglie e meditabonde di Bergman.

Sussurri e grida

Dramma con una magnifica fotografia, splendidamente recitato, che ha come protagonista una donna morente, le sue sorelle e una domestica. Nonostante sia stato accolto con un incredibile successo di critica, potrebbe essere troppo verboso per alcuni. Il direttore della fotografia Sven Nykvist vinse un Oscar.

Il volto

Nella prima metà dell’800, in un paese poco distante da Stoccolma, un abile illusionista e sua moglie vengono arrestati e costretti, con la forza, a esibirsi davanti alle autorità locali. Stanco di essere deriso da un medico scettico e da un arrogante poliziotto, l’illusionista si finge morto. Un film ricco di allegorie e metafore, nel più tipico stile del grande regista svedese. (andrea tagliacozzo)