In the Cut

Una giovane insegnante, Frannie, ha appuntamento in un bar con un suo studente, va alla toilette e assiste a una scena di sesso orale tra un uomo con un tatuaggio sul polso e una donna bionda. La donna sarà fatta a pezzi dall’assassino, presumibilmente l’uomo col tatuaggio. Qualche giorno più tardi il detective Malloy va a casa di Frennie per indagare sull’omicidio. I due finiranno a letto, tra un susseguirsi di omicidi, di sospetti, di paure…
In breve, ecco la trama del giallo psicologico (così dicono) firmato niente meno che Jane Campion (Lezioni di piano) con un lancio pubblicitario senza precedenti visto che in questo film per la prima volta Meg Ryan appare senza veli e soprattutto in situazioni di sesso (e violenza) spinti. Come non si era mai vista prima. E, vorremmo aggiungere, per fortuna. Anche il protagonista maschile, Mark Ruffolo, era stato annunciato come il nuovo sex symbol del cinema, in realtà sembra un Burt Reynolds appesantito… Un giallo psicologico, dunque, che non ha moltissimo del giallo (si azzecca il colpevole dopo poco, per esclusione…) né moltissimo di psicologico: lei è l’intellettuale, lui un uomo un po’ rozzo che non si sente alla sua altezza… Con sceneggiatura banalotta e prevedibile. E poi c’è una New York improbabile, notturna, falsamente torbida, zeppa di personaggi al limite del credibile. C’è l’ex fidanzato pazzo, la sorella un po’ incasinata, lo studente nero che non sa esattamente che cosa vuole dalla professoressa… Con un inutile spreco di sangue e di macabri particolari che non aggiungono niente al (presunto) giallo. Certo che l’inizio prometteva ben altro con le note di Che serà serà (ben altro giallo…) ad accompagnare due personaggi usciti dal passato che pattinano sul ghiaccio. (d.c.i)