Bimba – È clonata una stella

Bimba è un’attrice senza talento, ignorante, ambiziosa e con tutti i difetti della diva. Un giorno scopre di essere stata clonata da una ditta senza scrupoli, con il dna di un’altra divetta americana, meteora dello star-system di molti anni prima. Inizialmente si arrabbia, ma non per una questione morale e perché in piena crisi d’identità, ma solo perché è stata clonata da una star di quart’ordine. Bimba è decisa a inseguire il suo sogno di fama, scendendo a compromessi con i suoi clonatori, che la manipolano facilmente. In ballo c’è il lancio di un altro personaggio televisivo inquietante, il clone del clone. L’intervento di un magistrato, che fa della rettitudine la sua bandiera, spariglia le carte e rovina i piani a tutti. Tra l’attricetta e il magistrato nasce qualcosa di più, alla fine il bene trionferà e Bimba si farà capire da tutti. Fare cinema non è una cosa facile, anche se si è un mostro di bravura come Sabina Guzzanti.
Bimba
è un film che porta molte aspettative in chi lo va a vedere, proprio per la presenza dell’attrice-regista, ma nei cento minuti di durata tutto passa in secondo piano e rimane solo un film senza né capo né coda. Le divertenti caratterizzazioni della Guzzanti riescono a far digerire parte del film e qualche trovata surreale, che stigmatizza i nostri tempi, strappa sorrisi. Forse, però, da un talento come quella della Guzzanti ci si aspetterebbe di più. O forse il cinema non è nelle sue corde.
(andrea amato)

Paz!

Siamo nella Bologna di fine anni Settanta, quella del disegnatore di Pescara, studente fuorisede e fuoricorso al Dams, in un appartamento al quinto o sesto piano di un palazzone in via Emilia Ponente 43. Qui vivono tre ragazzi, Massimo Zanardi (detto Zanna), Enrico Fiabeschi e Pentothal. Convivono, ma senza mai incontrarsi, solo sfiorandosi. Zanardi, interpretato da Flavio Pistilli (
Auguri professore, La guerra degli Antò
), è uno studente liceale pluriripetente ed è inseparabile da Roberto Colasanti, bello e ricco, e Sergio Petrilli, brutto e povero. I tre sono accusati di aver crocefisso il gatto della preside della scuola e la prova di colpevolezza è l’agenda di Zanna, trovata in giardino. Mentre Zanardi è impegnato a recuperare la sua agenda, Enrico Fiabeschi, interpretato da Max Mazzotta (
L’ultimo capodanno dell’umanità
), deve sostenere un esame di cinema al Dams. L’argomento è il film
Apocalypse Now
, ma il nostro ne sa poco: «Apocalipsi näu: regia di Francis Ford Coppola, musiche dei Doors». L’unico che non si muove dalla sua stanza è Pentothal, che ha il volto di Claudio Santamaria (
La stanza del figlio, L’ultimo bacio
), ventenne meridionale, fumettista, in botta per la sua ex ragazza Lucilla che lo ha lasciato. Pentothal vive perennemente in pigiama con un paio di Clark ai piedi, sempre slacciate e logore. Operazione difficile quella di Renato De Maria, un amico dei tempi bolognesi di Andrea Pazienza, ma che è riuscito a raccontare i personaggi del disegnatore di Pescara, Bologna e una generazione. Realizzato con costi ridottissimi, girato in digitale, De Maria è riuscito con una sapiente fotografia, una scenografia azzeccata e un montaggio curato a supplire i limiti di budget. E poi gli attori, soprattutto quelli famosi, che hanno partecipato «in amicizia». Un film vietato ai minori di 14 anni, che per poco ha rischiato di essere vietato ai 18. Sarebbe stato un insulto, un volere imbavagliare un grande disegnatore e come ha detto il regista: «Censurare una generazione, la nostra». Per fortuna non è stato così.
(andrea amato)

Tre mogli

Tre donne, molte diverse da loro. Bianca (Jaia Forte) è una casalinga ansiosa e ossessiva, completamente dipendente dal marito. Beatrice (Francesca D’Aloja) è la moglie di un direttore di banca, alto borghese abituata a i lussi, ma senza più amore. Billie (silke), invece, è una ragazza giovane e insolente. I loro destini si incrociano quando i loro mariti scompaiono dopo una rapina in banca. Le tre donne corrono in Argentina per cercarli. Arrivate in Patagonia, a un passo dal traguardo, si accorgono che forse non sono più innamorate e che possono fare a meno dei loro mariti. Commedia piacevole di Marco Risi, ben recitate dalle tre interpreti. Splendido il paesaggio di sfondo. Non una pellicola ambiziosa e con qualche deja-vù, ma tutto sommato spiritosa.
(andrea amato)

Appassionate

Napoli, 1929: Michele uccide la moglie che lo tradisce dopo aver visto un film.
Napoli, oggi: Rosa sogna, ascoltando canzoni alla radio, un amore che non giunge mai, convinta che il padre sia morto. Caterina, sua sorella, ammazza l’ex amante che si è sposato con un’altra. Maddalena, una prostituta che ha assistito alla scena, sconvolta, decide di cambiare vita: uccide un suo cliente e poi si consegna ai carabinieri. In carcere conosce Caterina. Intanto, in una masseria di campagna, la Madonna delle Galline sorge dalla terra. Nonostante le polemiche e le ironie che hanno accolto il film di Tonino De Bernardi,
Appassionate
è e resta un capolavoro, uno dei pochi partoriti dal cinema italiano negli ultimi anni. De Bernardi possiede il dono di girare con una leggerezza sensuale e inusitata, nella quale sembrano ritrovarsi le illuminazioni rosselliniane, il realismo magico di Kiarostami e la plasticità del miglior cinema portoghese. A tutto ciò aggiunge una fame di vita che gli permette di riprendere i corpi incantandosi dinnanzi al loro splendore carnale. De Bernardi filma a frammenti, eppure tutto si muove fluido e generoso, congiungendosi con le lacrime dello spettatore nel luogo dove il cinema è situato ancora all’altezza del cuore. Sarebbe curioso, infine, abbinare
Appassionate
a
Rosatigre
, pellicola nella quale De Bernardi ritorna a Napoli ritraendola con un’urgenza e una furia che si decantano in una sorta di action painting del gesto filmante.
(giona a. nazzaro)