Protocol

A Washington, una cameriera dall’aria un po’ svampita, ma in realtà assai svelta di cervello, riesce fortunosamente ad ottenere un posto nel governo in qualità di addetta alle relazioni pubbliche. Il film, diretto da un esperto della commedia leggera, è stato confezionato su misura per sfruttare la viscomica di Goldie Hawn. E in parte ci riesce. Solo che il tutto sa troppo di ovvio, di già visto, e finisce per risultare tremendamente scontato.
(andrea tagliacozzo)

Sherlock Holmes: soluzione sette per cento

Il dottor Watson convince con uno stratagemma l’amico Sherlock Holmes, diventato tossicomane, a recarsi Vienna per sottoporsi alle cure di Sigmund Freud. Anche in Austria Holmes avrà occasione di dimostrare le sue mai perdute abilità investigative. Approccio ironico ma non parodistico al personaggio creato da Arthur Conan Doyle. Buona regia di Ross, completamente al servizio di un cast notevole (nel quale spicca Alan Arkin nel ruolo del dottor Freud) e una brillante sceneggiatura (scritta da Nicholas Meyer, futuro regista de
L’uomo venuto dall’impossibile
).
(andrea tagliacozzo)

Fiori d’acciaio

In una cittadina della Louisiana, s’intrecciano i destini di sei donne, amiche e confidenti, in un alternarsi di episodi tragici e felici. In particolare, la signora Eatenton è preoccupata per la sorte della figlia Shelby, affatta da una grave forma di diabete. Pellicola tutta al femminile, interpretata da un formidabile gruppo multigenerazionale d’attrici. A mettersi in mostra sono soprattutto l’inossidabile Shirley MacLaine e la quasi esordiente Julia Roberts. L’abile regia di Herbert Ross fa il resto, dispensando commozioni a comando. In definitiva, un film ben fatto, ma fin troppo studiato a tavolino.
(andrea tagliacozzo)

Spiccioli dal cielo

Adattamento cinematografico della miniserie (sei puntate) di Dennis Potter mandata in onda dalla televisione inglese nel 1978. Nella Chicago degli anni Trenta sconvolta dalla Grande Depressione, uno squattrinato venditore di spartiti tira faticosamente a campare. Infelicemente sposato, il giovanotto mette incinta una graziosa maestrina che finisce per perdere il posto. Il film, affettuoso omaggio al vecchio musical hollywoodiano, è piuttosto frammentario, anche se non mancano alcune sequenze memorabili. Steve Martin, come al solito, è strepitoso. Bellissima la fotografia di Gordon Willis.
(andrea tagliacozzo)

Quel giardino di aranci fatti in casa

Da una commedia di Neil Simon, adattata per lo schermo dallo stesso autore. Libby, pimpante diciannovenne, vorrebbe sfondare nel mondo del cinema. A questo scopo, si reca ad Hollywood dove vive il padre, un tempo sceneggiatore per il cinema e per la televisione. Ma la ragazza, che ha vissuto sempre con la madre, non vede il genitore da moltissimi anni. Un Walter Matthau in buona forma non riesce a risollevare le sorti di un film che troppo spesso assomiglia a una sorta di situation comedy enormemente dilatata. Impeccabile, comunque, la confezione realizzata da Herbert Ross.
(andrea tagliacozzo)

Footloose

Il giovane Ren (Kevin Bacon) si trasferisce da Chicago alla piccola cittadina di Bomont dove, per ordine del locale reverendo (John Lithgow), il ballo e la musica rock stati sono messi al bando. Con l’aiuto della figlia del religioso (Lori Singer), il ragazzo si scontra contro tutto e contro tutti per far abolire l’assurdo provvedimento. La trama, un po’ lineare e ingenua, è tenuta in piedi dalla regia di mestiere di Herbert Ross.
(andrea tagliacozzo)

Provaci ancora Sam

Sam (Allan, nella versione originale), critico cinematografico, viene abbandonato dalla moglie Nancy. I coniugi Dick e Linda, suoi migliori amici, si prodigano per trovargli una ragazza. Ma Sam s’innamora di Linda. Uno dei rari film interpretati e non diretti da Woody Allen, tratto dalla sua commedia teatrale
Play It Again Sam
(ovvero «Suonala ancora Sam», dalla battuta che rivolge Bogart a Dooley Wilson in
Casablanca
). Il film è più rigoroso dei precedenti lavori di Allen – le formless comedy
Prendi i soldi e scappa
e
Bananas
, decisamente innovative e slegate da qualsiasi regola narrativa classica – per merito (o per colpa, a seconda dei punti di vista) della regia diligente e professionale di Herbert Ross. Abbondano, comunque, le battute da antologia e le trovate tipiche del cineasta newyorchese.
(andrea tagliacozzo)

Il testimone più pazzo del mondo

Un agente dell’FBI riceve l’incarico di proteggere un gangster italoamericano, testimone chiave di un processo, che ha cambiato nome e si è trasferito in un’altra città. Il criminale, avendo un carattere estroso e imprevedibile, finisce per stravolgere la vita del povero poliziotto. Una divertente commediola diretta con mano sicura dall’esperto Herbert Ross. Incontenibile, come al solito, Steve Martin. La sceneggiatura del film porta la forma di Nora Ephron, già autrice del copione di
Harry, ti presento Sally
e, tre anni più tardi, regista del fortunato
Insonnia d’amore
.
(andrea tagliacozzo)

California Suite

Divertente commedia che Neil Simon, autore della frizzante sceneggiatura, ha tratto da un suo hit di Broadaway (
Plaza Suite
). Sullo sfondo del Beverly Hills Hotel scorrono parallele quattro storie. Una di queste vede protagonista una strana coppia di coniugi, formata da un antiquario bisessuale e un’attrice un po’ bisbetica che, candidata all’Oscar, non riesce ad aggiudicarsi l’agognata statuetta. Ironia della sorte, la seconda è interpretata da Maggie Smith che, proprio con questo ruolo, vinse l’Oscar come migliore attrice non protagonista.
(andrea tagliacozzo)