Lo scudo dei Falworth

Il figlio di un nobile, dopo l’eccidio dei genitori, viene cresciuto come un semplice contadino nel castello dei Mackworth. Diventato adulto, il giovane diventa cavaliere e s’innamora di Lady Anne Mackworth, contesagli dal fratello dell’assassino di suo padre. Dal romanzo di Howard Pyle
Man of Iron
, un film d’avventura senza infamia e senza lode, ma sufficientemente brioso da risultare divertente. All’epoca, Tony Curtis e Janet Leigh, che si erano conosciuti sul set di
Houdini
, facevano coppia anche nella vita.
(andrea tagliacozzo)

Piccole volpi

Eccezionale versione cinematografica della commedia di Lillian Hellman sull’avidità e sulla corruzione in ambito finanziario all’interno di una famiglia decadente del Sud, con a capo la maestosa Davis nei panni della spietata Regina. Collinge, Duryea, Dingle, Carl Benton Reid, e John Marriott rifanno tutti i loro ruoli dello spettacolo di Broadway, Collinge, Duryea, Reid, e Teresa Wright debuttando sul grande schermo. Sceneggiatura di Hellman, ebbe nove nominationa gli Oscar. Con un prequel: Un’altra parte della foresta.

Ombre malesi

Leslie cerca di mantenere in piedi il proprio matrimonio nascondendo con la menzogna la vera natura dell’omicidio del proprio amante, senza però poter contrastare la vendetta della moglie dell’uomo; la rivelazione del segreto è racchiusa nei fogli di una lettera.
Italo Calvino diceva che sui testi classici si può attuare una lettura inesauribile, e rinvenire, dietro il riflesso di una luminosità apparente, l’ombra di un presente per niente rassicurante. Ombre malesi , il film più bello di William Wyler, uno dei registi più «classici» della grande Hollywood «classica», continua a dimostrarcelo. Perfetto melodramma esoticheggiante (ambientato a Singapore), crudele e più nero di tanti film noir, The Letter (tratto da un testo di William Somerset Maugham) nasconde dietro uno schema collaudato, tipico dell’epoca, non solo un malessere profondo ma anche il senso di un’ambiguità a tratti inquietante. Quella della protagonista è la cronaca della lotta contro un destino ineluttabile, nascosto dietro il volto impenetrabile – dai tratti fintamente asiatici – della vedova deuteragonista, l’affascinante Gale Sondegaard.
Ombre malesi segna un malessere storico ben diverso dalla fiducia nel futuro del cinema americano degli anni Trenta, e allo stesso tempo funge da specchio di quella crisi dell’individuo che avrebbe plasmato le migliori pellicole degli anni Quaranta. Ma è anche – se non soprattutto – il primo banco di prova per sperimentare la straordinaria complessità dei personaggi femminili di quel cinema, con Bette Davis che inaugura, con il suo inimitabile cinismo, la tradizione dei grandi women’s film che avrebbero contraddistinto la Hollywood del periodo. (michele fadda)

Seduzione mortale

Frank Jessup, infermiere accorso una sera in casa Tremayne, seduce la figlia dei padroni di casa, Diane. O è il contrario? La piccola Tremayne coinvolge il perplesso paramedico in una spirale delirante, verso un’inattesa conclusione.

Preminger ha diretto molti film. E molte opere teatrali. A Vienna e a Broadway. Questo robusto ebreo viennese, talmente smagato da interpretare un ufficiale nazista in
Stalag 17
(1953) del concittadino Wilder, è uno dei pochi cineasti a utilizzare lo spazio cinematografico come una gomma da masticare. Guardando alle scene cinematografiche con la curiosità con cui il figlio di un procuratore absburgico osserverebbe il chewing-gum, Preminger impernia i propri drammi su un conflitto di caratteri; lo spazio deve adattarsi all’enormità di questi personaggi e alla violenza dei loro conflitti. Sicché l’impressione è di assistere a un corposo dramma teatrale, sulla cui scena gli attori si muovono con elegante nonchalance, la macchina da presa dietro di loro: non a caso uno dei suoi capolavori è il dramma giudiziario
Anatomia di un omicidio
(1959). La scena primaria di Preminger è un’aula di tribunale. È così per
Vertigine
(1944), o per la costruzione perversa di
Fallen Angel
(1945). Ma, forse, mai come nel lancinante
Seduzione mortale
Preminger era giunto a soffondere un’atmosfera talmente venefica. In fin dei conti basta prendere un incipit da noir, spostarne il baricentro verso la commedia rosa e progressivamente accenderne i colori verso il melodramma più fiammeggiante. Basta saperlo fare. E avere Bob Mitchum e Jean Simmons a sostenere l’edificio.
(francesco pitassio)

Duello al sole

In Texas, intorno al 1880, Pearl, una meticcia bella e passionale, è contesa da due fratelli, il romantico Jack e Lew, un domatore di cavalli dall’indole violenta. Una gelosia folle e incontrollata spinge quest’ultimo a uccidere il fratello rivale. Alla realizzazione del film, che si avvale di una splendida fotografia a colori e di una Jennifer Jones di rara sensualità, collaborarono ben quattro registi (Vidor, William Dieterle, Otto Brewer e Josef von Sternberg). La trama sfiora spesso la stupidità, ma la realizzazione tecnica e il bellissimo finale la riscattano ampiamente. (andrea tagliacozzo)

Il filo del rasoio

Da un romanzo di William Somerset Maugham (portato nuovamente sullo schermo nel 1984 da John Byrum con Bill Murray nei panni del protagonista). Un giovane americano, reduce dalla guerra, abbandona la sua ragazza e parte da Chicago per cercare in giro per il mondo la soluzione ai propri tormenti esistenziali. Al suo ritorno troverà nuovi e più gravi problemi da affrontare. Film non del tutto riuscito, impreziosito da un notevole cast. Anne Baxter vinse l’Oscar come miglior attrice non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Per sempre e un giorno ancora

Un’ottantina di star inglesi (e americane) hanno preso parte a questo film a episodi, incentrato sulla storia di una casa e dei suoi abitanti nel corso degli anni, allo scopo di raccogliere fondi per il British War Relief. Il risultato è discontinuo, ma ci sono molti buoni momenti e la parata di stelle è veramente unica.

L’esperimento del dottor K

Uno scienziato, che lavora a una macchina in grado di teletrasportare la materia, fa un’esperimento su stesso con esiti disastrosi, confondendo i suoi codici genetici con quelli di una mosca. Un classico del cinema di fantascienza degli anni Cinquanta, ben costruito (la sceneggiatura è di James Clavell, da un racconto di George Langelaan) e interpretato, con alcuni momenti passati di diritto nell’antologia del genere fanta-horror. Rifatto nell’86 da David Cronenberg con il titolo
La mosca
.
(andrea tagliacozzo)