La donna che visse due volte

Il poliziotto Johnny Ferguson si dimette dopo aver involontariamente provocato la morte di un collega. Un amico lo incarica di pedinare la propria moglie, che da tempo si comporta in modo strano. Dopo averle salvato la vita già una volta, l’uomo assiste impotente al suicidio della donna. Dal romanzo di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, il capolavoro di Alfred Hitchcock, struggente e spietato nel descrivere l’ossessione che divora lentamente il protagonista. Ma il film è anche una straordinaria lezione di regia: gran parte del racconto è infatti portato avanti grazie (e quasi esclusivamente) all’ausilio delle immagini, sapientemente montate e organizzate dal grande cineasta inglese. Splendida la colonna sonora di Bernard Hermann.
(andrea tagliacozzo)

Butch Cassidy

Butch Cassidy e Sundance Kid sono due ragazzacci banditi, con le loro storie d’amore, il loro vagabondare, la loro ansia di libertà e il loro tragico destino. Il western ormai veniva rivisitato in tutti i modi: dall’elegia alla ricostruzione filologica, dall’allegoria politica al racconto picaresco. Roy Hill, regista non geniale ma d’ingegno, tenta una combinazione di nostalgia e gioventù. La nostalgia è una delle chiavi fondamentali del cinema americano degli anni Settanta, ma qui i due protagonisti Newman e Redford vi aggiungono una disperata vitalità anarchica e loser già quasi post-Sessantotto, fissata nel commovente finale. Forse furbo, forse datato, è però uno di quei perfetti prodotti «non d’autore» che sono un distillato del tempo. Splendida la fotografia di Conrad Hall, celeberrima la canzone
Raindrops Keep Fallin’ on My Head
di Burt Bacharach (entrambe premiate con l’Oscar).
(emiliano morreale)

Trappola mortale

Dopo una ininterrotta serie di fiaschi, uno scrittore teatrale di gialli decide di farsi aiutare da un giovane e promettente autore. Ma la collaborazione sconfina oltre il lato artistico e i due elaborano insieme un diabolico piano per eliminare la moglie dello scrittore. Un giallo intricatissimo, pieno di colpi di scena, tratto da un lavoro teatrale di Ira Levin. Lumet dirige bene, nonostante l’evidente limitazione del set, e i tre protagonisti lo seguono a meraviglia.
(andrea tagliacozzo)