Zucker! …come diventare ebreo in 7 giorni

Essere un relitto della riunificazione tedesca è dura. E chi meglio di Jacob Zucker può confermarlo? Comunista convinto ai tempi della Germania Est, si ritrova improvvisamente spiantato dopo la caduta del muro di Berlino. La vita di giocatore incallito che conduce non lo aiuta a risparmiare, né a mantenere un rapporto stabile con la donna che ama e che ha sposato. Jacob vive alla giornata coltivando la sua unica grande passione: il biliardo.
Sarà il destino a dare una svolta a questa situazione. La morte della madre lo costringerà infatti a riallacciare i rapporti con la sua famiglia, troncati ormai da più di un decennio. E non solo: dovrà convivere forzatamente con il fratello, ebreo osservante giunto a Berlino con moglie e figli per la settimana di lutto prescritta dalla tradizione religiosa.

Il film di Dani Levy, regista e attore tedesco (fra le sue interpretazioni, quella di
Killer Condom,
pellicola ispirata a
Il condom assassino,
fumetto del grande Ralf Konig) è un ottimo esempio di esercizio della difficile arte della leggerezza. Levy ha raccolto con umiltà la sfida rappresentata da una storia sì divertente, ma che poteva facilmente diventare una banale melassa o, peggio, un’offesa al sentimento religioso della comunità ebraica.

Ci vuole coraggio per prendere in giro gli ebrei in Germania, anche a mezzo secolo dalla fine della guerra, senza paura di vedere in qualche modo strumentalizzata la propria opera. Certo, essere ebrei aiuta: qualsiasi critica di stampo
politico
sarebbe pretestuosa.

La vicende tragicomiche di Jacob e famiglia appassionano senza eccessi di tensione, divertendo lo spettatore in modo sottile: in effetti non ci sono momenti veramente comici, eppure si ride di gusto, trasportati dalla sceneggiatura brillante scritta dallo stesso Levy. Su questa colonna si regge tutto il film, fatto di buoni sentimenti ma non buonista, e capace di offrire un buon numero di piccole perle di umorismo agrodolce. Una pellicola onesta e senza troppe pretese, che però riesce a centrare in pieno il bersaglio, aiutata anche da un cast azzeccato. Peccato solo per il finale piuttosto prevedibile.
(michele serra)