Novocaine

Un dentista di successo che sta per sposare la sua igienista si sente fatalmente attratto da una nuova paziente, e commette un passo falso che presto si trasforma in un mare di guai. Questo mix di noir e commedia nera parte bene ma poi diventa percettibilmente sgradevole, nonostante alcune svolte intelligenti e buone interpretazioni. Kevin Bacon compare non accreditato.

Frankenstein di Mary Shelley

Versione “fedele” ma ampiamente deludente della saga di Frankenstein. Più energico del necessario, con la macchina da presa che non sta mai ferma. Branagh ci permette di capire la personalità del dottor Frankenstein, ma la storia deraglia una volta che la creatura viene lasciata libera. Ulteriormente appesantito dalla cornice narrativa con il capitano di mare Quinn. Il mostro di De Niro rimane molto… deniresco, e fa sentire la nostalgia di Karloff (e perfino di Peter Boyle).

La dea dell’amore

Commedia leggera molto divertente: la moglie di Allen lo convince ad adottare un bambino; anni dopo, lui è ossessionato dall’idea di sapere chi sia la vera madre del ragazzo e la vuole conoscere. La Sorvino è eccezionale in un’interpretazione da Oscar (e da futura star) della donna in questione. Per raccontare un dramma sul male di vivere che rischia di scivolare nella farsa, Allen contamina la commedia con la tragedia, facendo interagire i protagonisti con un autentico coro greco che dal teatro di Taormina commenta gli avvenimenti e interviene nell’azione. Ma, nonostante una strepitosa Mira Sorvino, il film rimane un’esile commedia degli equivoci, più compiaciuta che davvero divertente.

Harry Potter e l’Ordine della Fenice

Il maghetto Harry Potter è cresciuto e si appresta a frequentare il quinto anno a Hogwarts. Dovrà vedersela anche con l’avversione dei compagni e degli insegnanti che non credono al suo incontro con Lord Voldemort, avvenuto durante il torneo Tre Maghi. Harry deciderà così di creare un gruppo di studio alternativo per imparare, con i suoi compagni più fedeli, tutti gli incantesimi di difesa contro le arti oscure, che la nuova insegnante Dolores Umbridge sembra considerare pura teoria.

Amleto

Amleto, principe di Danimarca, sospetta che il padre sia stato assassinato dallo zio con la complicità della madre. Per potersi vendicare e agire con maggiore libertà, Amleto si finge pazzo. Versione «muscolare» della tragedia di William Shakespeare, interpretata da un energico Mel Gibson. L’ottimo cast – nel quale spicca la straordinaria Glenn Close – sopperisce alle consuete debolezze della regia di Zeffirelli, che aveva già affrontato Shakespeare negli anni Sessanta realizzando altri due classici del Bardo come Giulietta e Romeo e La bisbetica domata. (andrea tagliacozzo)

Il discorso del re

Dopo la morte di suo padre Re Giorgio V (Michael Gambon) e la scandalosa abdicazione di Re Eduardo VIII (Guy Pearce), Bertie (Colin Firth), che soffre da tutta la vita di una forma debilitante di balbuzie, viene improvvisamente incoronato Re Giorgio VI d’Inghilterra. Con il suo paese sull’orlo della guerra e disperatamente bisognoso di un leader, sua moglie, Elisabetta (Helena Bonham Carter), la futura Regina Madre, organizza al marito un incontro con l’eccentrico logopedista Lionel Logue (Geoffrey Rush). Dopo un inizio burrascoso, i due si mettono alla ricerca di un tipo di trattamento non ortodosso, finendo col creare un legame indissolubile. Con l’aiuto di Logue, della sua famiglia, del suo governo e di Winston Churchill (Timothy Spall), il Re riuscirà a superare la sua balbuzie e farà un discorso alla radio che ispirerà il suo popolo e lo unirà in battaglia.

Camera con vista

Agli inizi del Novecento, una ricca e giovane inglese, in visita a Firenze, s’innamora di un connazionale di più modeste origini. Una volta tornati in Inghilterra, le differenze sociali sembrano porre un insormontabile ostacolo alla loro unione. Confezione impeccabile per uno dei migliori (anche se assai sopravvalutato) film di James Ivory, interpretato da un cast a dir poco eccellente (a partire da Maggie Smith). Oscar 1986 alla sceneggiatura non originale (tratta da un romanzo di E.M. Forster), alle scenografie e ai costumi; altre quattro nomination e una pioggia di premi. Ivory tornerà nuovamente ad attingere da un’opera dello scrittore inglese per il successivo Maurice. (andrea tagliacozzo)

La Sposa Cadavere

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Il giovane Victor, dalla voce e dalle sembianze di
Johnny Depp,
è in procinto di sposarsi e sta cercando di imparare a memoria il rito nuziale.
Mentre sta declamando la promessa, infila l’anello in un ramo che sembra un dito, richiamando dall’Oltretomba la Sposa Cadavere, una ragazza assassinata proprio il giorno del suo matrimonio. L’incredulo Victor si ritrova così sposato a un fantasma-zombie, dalla voce e dalle sembianze di
Helena Bonham Carter,
che lo trascina in un «Aldilà» colorato, vivace, travolgente.

Realizzato come il precedente
Nightmare Before Christmas
in
stop motion,
l’attesissimo nuovo film di
Tim Burton
è un musical macabro dove teschi, vermi, ragnatele e scheletri «canini» offrono un ritratto quasi festoso della vita
post mortem,
rappresentando un mondo sotterraneo divertente e privo della rigidità che caratterizza l’epoca vittoriana (e non solo) in cui è ambientata la storia.

Ispirato a una fiaba tradizionale russa, la
Sposa Cadavere
vanta un doppiaggio d’eccezione: oltre a Depp e alla Bonham Carter (moglie di Tim Burton), anche Emily Watson, Albert Finney, Christopher Lee prestano la voce agli indimenticabili personaggi creati da Tim Burton.

Dieci anni di lavorazione per quello che può considerarsi, a tutti gli effetti, il secondo episodio di una saga dedicata ad Halloween e iniziata nel 1993 con le avventure di Jack Skeleton proprio in
Nightmare Before Christmas.
Tim Burton non smette di incantare sognatori di tutte le età con il suo humor nero, la sua poesia gotica, le sue fiabe sempre in bilico tra nostalgia e futuro. Semplicemente geniale.
(sara dania)

Francesco

Risibile e inetto dramma storico, con un Rourke fuori parte che bofonchia nel ruolo di Francesco d’Assisi (!), il figlio di un ricco mercante italiano che passa attraverso una rinascita spirituale. La narrazione è spesso confusa, la regia è sciatta e il risultato è una vera noia.

Big Fish

Edward Bloom ha sempre raccontato storie fantastiche, eccessive, surreali. A se stesso, agli altri e soprattutto a suo figlio. Che vuol capire finalmente chi è suo padre. Vuole capire una volta per tutte dov’è la realtà e dove la fantasia. Perché teme che il padre racconti tutte quelle storie per nascondere qualcosa d’altro. Edward Bloom infatti sta morendo. Will ascolterà ancora una volta tutte quei racconti favolosi, per comprendere forse che quel padre non è stato poi così svitato, infantile e fantasioso…

Tim Burton firma un film visionario, folle, fantastico, poetico, bellissimo. Una favola. Tra Fellini e
Il mago di Oz,
tra
Alice nel paese delle meraviglie
e
Freaks.
C’è una madre che vuol far fare la pace a un padre e a un figlio prima che sia troppo tardi. E allora ecco che con una serie di flash back il protagonista – da vecchio è un bravissimo Albert Finney, da giovane Ewan McGregor
(Moulin Rouge!, Abbasso l’amore)
davvero somiglianti – racconta per l’ennesima volta (questa volta alla giovane nuora incinta) la sua vita. Da quando stava stretto nel suo paesello e voleva andare alla conquista del mondo in compagnia di un gigante (numero di piede 62½, Guinness mondiale). Ma prende una strada sterrata e si ritrova in un paese di sogno dove tutti sono a piedi scalzi, non fanno nulla se non sorridere e da dove nessuno se n’è mai andato… Ecco, qui comincia l’avventura meravigliosa di questo ragazzo che con la fantasia, l’ottimismo e la tenacia ha conquistato la donna dei suoi sogni (Jessica Lange che, da ragazzina negli anni Cinquanta, è Alison Lohman), è riuscito a farsi la casa con la balaustra bianca… Ha camminato in foreste magiche, si è imbattuto in una donna con un occhio in cui si vede il futuro, in un lupo mannaro, in due gemelle siamesi, in un pesce enorme che non si fa catturare… Un lungo viaggio tra magie e incubi che scivola via come un sogno. Bravi tutti i protagonisti (con perle di Danny De Vito e Steve Buscemi), perfetta la ricostruzione degli anni Cinquanta della provincia americana, mai pesanti gli eccessi di fantasia, splendida la fotografia. Un film per sognare e per evadere. Perché «senza storie, ci resterebbero solo la politica e i supermarket. E che razza di mondo sarebbe un mondo così?».
(d.c.i.)

Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street

Nella Londra del diciannovesimo secolo, Benjiamin Barker è un felice padre di famiglia. La gelosia di un giudice invaghitosi di sua moglie lo porta ad essere rinchiuso ingiustamente in carcere. Scontata la pena farà ritorno a Londra per consumare la sua vendetta trasformandosi nel sanguinario Sweeney Todd.

La fabbrica di cioccolato

Willy Wonka è il proprietario di una delle fabbriche di cioccolata più grandi al mondo. All’interno dell’enorme stabilimento produce le leccornie più deliziose e impensate, sogno di ogni bambino. Un giorno però, dopo aver subito ripetute fughe di notizie riguardo le formule dei suoi dolciumi, il magnate delle barrette di cioccolata decide di chiudere i battenti. Diverso tempo dopo, la fabbrica ricomincia a sbuffare fumo dai suoi camini: la produzione è misteriosamente ripresa. Chi mai lavorerà al suo interno? Che fine ha fatto Willy Wonka? Tutti se lo chiedono e, inaspettatamente, un giorno d’inverno, Wonka bandisce un concorso: cinque fortunati bambini che troveranno il Golden Ticket all’interno delle proprie barrette di cioccolata potranno trascorrere una giornata con lui visitando la misteriosa fabbrica e in più uno di loro riceverà un’incredibile sorpresa. In tutto il mondo è caccia ai biglietti. Alcuni bambini trovano il tagliando dorato grazie alla speranza e alla fortuna, altri invece fanno di tutto per averlo forzando il destino dalla propria parte. Tra i primi c’è il piccolo Charlie, che vive vicino alla fabbrica di cioccolata insieme alla famiglia . In compagnia del nonno entrerà nel meraviglioso mondo di Willy Wonka, fatto di alberi di zucchero e fiumi di cioccolata.

Tim Burton ci regala un’altra delizia per gli occhi. Ripropone la pellicola del 1971 diretta da Mel Stuart e interpretata da Gene Wilder. Tiene fede all’originale ma l’arricchisce con quel tocco visionario e singolare che la storia richiede e che solo lui sa dare. Tutto è incredibile. Dalla monumentalità di facciata della fabbrica, all’inclinazione, al limite del crollo, della casa di Charile. Dall’eccentricità di Wonka, alla semplicità dei bambini. Dagli scoiattoli operai, alla pettinatura del fantasioso cioccolatiere. Visivamente molto vivace, la pellicola coinvolge con la sua purezza da fiaba, con la spontaneità dei suoi personaggi (siamo tutti con Charlie durante la ricerca del biglietto vincente) e con le ambientazioni da sogno costruite da Burton, come la cascata di cioccolata e la nave a forma di ippocampo. Indimenticabili poi i simpatici lavoratori della fabbrica: gli Umpa-Lumpa (in realtà tutti impersonati da Deep Roy, poi moltiplicato digitalmente), fantomatici piccoli uomini provenienti da Lumpolandia al soldo di Wonka per una manciata di semi di cacao. Si odono gli echi di
Edward Mani di Forbice
in diverse sequenze e, per chi ama il regista, è proprio un bel sentire. Nel cast primeggia Johnny Depp che sfodera un’interpretazione memorabile miscelando con bravura il suo Ed Wood visto nell’omonimo

film
di Burton, e l’irrefrenabile carisma del pirata Jack Sparrow, cui ha dato vita ne

La maledizione della prima luna.
(mario vanni degli onesti)

Casa Howard

Sontuoso ed emozionante adattamento di un romanzo di E.M. Forster sulle distinzioni di classe e su ciò che avviene quando i membri di differenti strati sociali si scontrano nell’Inghilterra del 1910. La Thompson ha vinto un Oscar per la sua eccellente interpretazione di una giovane donna coraggiosa e indipendente, sedotta con delicatezza da Hopkins, un uomo di successo la cui parvenza sociale nasconde una natura ricca di insidie e persino crudele. Straordinario sotto ogni aspetto: altri Oscar alla sceneggiatura (di Ruth Prawer Jhabvala), alla scenografia e ai costumi. Nomination anche alla regia e come miglior film. Simon Callow compare non accreditato nel ruolo di un docente universitario.