Giocando nei campi del Signore

Atterrato con il suo biplano in un villaggio dell’Amazzonia, Lewis Moon, avventuriero di origini Cheyenne, riceve l’incarico di bombardare il territorio della tribù Niaruna. Ma l’uomo, solidale con gli indios, si rifiuta di eseguire gli ordini e si paracaduta in mezzo alla foresta. Nella loro ingenuità, i Niaruna scambiano Moon per Kisu, il dio del tuono. Dal romanzo di Peter Mathiessen, un film ambizioso e complesso, ma non del tutto riuscito, a dispetto del buon cast su cui può contare. La durata è forse eccessiva e il ritmo decisamente lento, anche se la pellicola riesce di tanto in tanto ad affascinare e a tenere desto l’interesse dello spettatore. (andrea tagliacozzo)

Il passato

Rimini è un giovane traduttore sposato con Sofía (Analía Couceyro): il loro amore, durato dodici anni, sta per raggiungere la fine. Lui inizia a frequentare Vera (Moro Anghileri), una giovane modella di 22 anni che, nell’attimo in cui sorprende Rimini baciato appassionatamente da Sofia, muore investita da un autobus. Un anno dopo il tragico incidente, lui sposa Carmen (Ana Celentano), una collega traduttrice, ma una misteriosa amnesia traumatica cancella dalla sua memoria la conoscenza delle lingue che traduce.

Il regista firma con Marta Goes l’adattamento dell’omonimo romanzo di Alan Pauls e il risultato è stato giudicato ovunque un disastro. Il ritratto di un uomo in mezzo a donne quasi tutte folli o ossessive scivola nel compiacimento, nel ridicolo e nella misoginia. Bernal si atteggia a sex symbol ma non ha aiutato gli incassi.

Prima che sia notte

Vita, morte e miracoli dello scrittore cubano Reynaldo Arenas, scomparso in esilio a New York nel 1990 dopo un’esistenza durante la quale ha dovuto fare i conti con la propria omosessualità, in un Paese in cui la dittatura di Castro certamente non apprezzava. I riconoscimenti veneziani (Gran Premio e interprete maschile) ricevuti da una giuria in evidente stato di decomposizione rasentano l’incredibile: l’operina di Schnabel è il santino di un martire alle prese con un mondo pazzo, che non rinuncia ad alcuna delle più trite convenzionalità delle agiografie cinematografiche. Della serie: «Guardate cosa deve sopportare un uomo che voglia esplicitare preferenze (sessuali, politiche e quant’altro) e intelligenza». Ne avevamo proprio bisogno… Il tanto osannato Javier Bardem è talmente concentrato in una recitazione perfetta da risultare spesso irritante; almeno Johnny Depp, nel doppio ruolo del travestito Bon Bon e del tenente del carcere Victor, è divertente. Se proprio si deve portare a casa qualcosa, è la musica di Carter Burwell, uno dei più sottovalutati compositori del cinema attuale (il ½ è per lui). Il resto è pura retorica, e nemmeno di quella sopportabile.
(pier maria bocchi)

Carandiru

Babenco ritorna al lavoro dopo una lunga malattia per dirigere questa storia tratta dalla biografia del dottor Drauzio Varella, che assunse l’incarico della prevenzione dell’Aids all’interno dell’orrendo penitenziario di stato di Carandiru, diventando un testimone delle degradanti condizioni che portarono alle mortali rivolte nel 1992. Il ritratto carcerario — del tutto convenzionale e con personaggi standard — è salvato dalla natura geniuna del racconto e dall’abilità di Babenco dietro la macchina da presa. Basato sul libro Estaµão Carandiru dello stesso Varella.

Ironweed

William Kennedy ha fatto l’adattamento del suo romanzo vincitore del premio Pulitzer Prize sulla gente di strada, ambientato ad Albany, New York, nel 1938. Nicholson interpreta un uomo che cerca di venire a termini con una vita che gli ha voltato le spalle anni prima. La Streep è la sua compagna da molto tempo che, come lui, non riesce a stare a lungo lontano dalla bottiglia. Primo film americano di Babenco ha un’atmosfera forte ed è pieno di immagini ossessionanti: ma è lungo e ininterrottamente desolante, con davvero troppo pochi picchi drammatici. Si salva grazie a Nicholson e alla Streep ed è un privilegio guardare le loro interpretazioni. Nomination all’Oscar per Jack Nicholson e Meryl Streep.

Il bacio della donna ragno

Un omosessuale e un prigioniero politico dividono la stessa, cupa cella in un carcere sudamericano. Al primo viene promessa la libertà se riuscirà a far confessare all’altro il nome dei suoi complici. Una intensa interpretazione di William Hurt che nel 1985 gli valse un Oscar e il premio come miglior attore a Cannes. Il film è tratto dal romanzo di Manuel Puig. (andrea tagliacozzo)

Pixote – La legge del più debole

Raggelante dramma su un criminale di strada di 10 anni che fa il pappone, sniffa colla e uccide tre persone prima del finale. Ammaliante la performance dell’attore con la faccia da bambino da Silva; altrettanto superba Marilia Pera nel ruolo di una prostituta. Questo film insolitamente grafico non è per gli schizzinosi.