Alien – The Director’s Cut

Dopo aver fatto tappa su un pianeta sconosciuto, su cui è stata attirata a causa di una falsa richiesta d’aiuto, l’astronave Nostromo prosegue nel suo viaggio. Quest’ultimo viene però funestato dalla presenza a bordo di un alieno, incubatosi all’interno del corpo di uno dei membri dell’equipaggio. La mostruosa creatura stermina a uno a uno tutti gli astronauti, l’unica a opporre resistenza è Helen Ripley, un coraggioso ufficiale in seconda.

Ventiquattro anni dopo la sua prima uscita nelle sale, uno dei capolavori di Ridley Scott torna sul grande schermo con circa cinque minuti di scene inedite e una colonna sonora ricostruita su sei piste in surround. Dopo decine di passaggi televisivi, il ritorno di
Alien
nei cinema fornisce l’occasione, soprattutto ai più giovani, di visionare sul grande schermo uno dei migliori film di fantascienza della storia del cinema. «Per vedere
Alien
come si deve bisogna vederlo nel buio della sala», ha detto lo stesso Ridley Scott, aggiungendo che la nuova edizione del suo secondo film è stata l’occasione per aggiustare dettagli che, rivedendo il film a distanza di tanto tempo, gli erano sembrati passibili di miglioramento. Tra le sequenze inedite, la scena in cui Ripley (Sigourney Weaver) scopre i resti di due compagni morti e uno scontro fisico della stessa Ripley con Lambert (Veronica Cartwright). Niente di rivoluzionario, insomma. La versione
director’s cut
di
Alien
non ha quindi la stessa portata di quella realizzata nel 1991 su
Blade Runner.
In quel caso il diverso finale e l’eliminazione del commento
off
contribuirono a creare un film diverso rispetto all’originale. In questo caso invece l’operazione serve «soltanto» a riportare nelle sale un film nato e realizzato per il grande schermo, la cui visione cinematografica non teme confronti nemmeno con il più sofisticato dvd.
(maurizio zoja)

Un sogno lungo un giorno

A Las Vegas, durante la notte del 4 luglio (giorno dell’indipendenza americana), uno sfasciacarrozze e un’impiegata di un’agenzia, che vivono insieme da quattro anni, si tradiscono a vicenda con due partner occasionali. Un film ambizioso e quasi sperimentale, realizzato interamente con tecniche all’avanguardia che fecero lievitare fino all’inverosimile i costi di produzione. Il suo insuccesso – in parte prevedibile – portò al fallimento la Zoetrope, la casa di produzione del regista. Regia virtuosistica, ma a volte un po’ fine a se stessa. Eccellenti la fotografia di Vittorio Storaro e le canzoni di Tom Waits. (andrea tagliacozzo)

Christine la macchina infernale

Il film tratto dal best-seller di Stephen King sulla Plymouth del ’58 con poteri demoniaci non convince fino in fondo, nonostante un inizio promettente che descrive la vita dell’adolescente protagonista in modo molto preciso. Panavision.

Paris, Texas

Un uomo che si è smarrito per quattro anni cerca di rimettere insieme la sua vita e di riconquistare moglie e figlio. Tortuoso, autocompiaciuto e lento come tutto ciò che scrive Sam Shepard, ma si distingue per le belle interpretazioni e la ricca atmosfera western creata da Wenders e dal direttore della fotografia Robby Müller. Il film ha comunque mandato molti critici in delirio, perciò potrebbe essere questione di gusti personali. Un premio a Wenders ai BAFTA: oltre alla Palma d’Oro a Cannes.

Alpha Dog

Johnny Truelove è un giovane spacciatore di Los Angeles. Uno dei suoi sottoposti, Jake Marzusky, accumula con lui un debito di milleduecento dollari. Tra i due cresce il rancore mentre altri episodi alzano la tensione fino al punto in cui Johnny decide di sequestrare il fratello quindicenne di Jake, Zach. Deciso a non finire in galera, Johnny ne ordina l’esecuzione. Basato sulla vera storia di Jesse James Hollywood, che a vent’anni entrò nella lista dei dieci criminali più ricercati dall’FBI. 

Alien Autopsy – Una storia vera

A metà degli anni Novanta due giovani cineasti inglesi finiscono su tutti i media del mondo: mostrano le sconvolgenti immagini dell’autopsia praticata a uno degli alieni caduti a bordo di una astronave nel deserto americano molti anni prima. Un fatto passato alla storia come «incidente di Roswell», sempre negato ufficialmente dalle autorità. Il video, che i due dicono di essere riusciti a sottrarre dai segretissimi archivi dell’esercito degli Stati Uniti, sarebbe dunque la prova che gli extraterrestri esistono davvero…

La saggezza nel sangue

Uno dei migliori film di John Huston, cupo e ossessivo ai limiti della sgradevolezza, tratto dall’omonimo romanzo di Flannery O’Connor. Dopo essere stato in guerra, un giovane torna nella natia Georgia con la psiche irrimediabilmente deviata. Durante un lungo peregrinare per il Sud degli Stati Uniti, il ragazzo incontra un predicatore cieco che lo induce a fondare una «Chiesa di Cristo senza Cristo». Il regista appare nelle vesti del nonno del protagonista (nei titoli è accreditato come Jhon Huston).
(andrea tagliacozzo)

She’s So Lovely – Così carina

L’ultima follia di un marito bislacco lo fa finire all’ospedale psichiatrico. Intanto la moglie un po’ matta si risposa, mette a posto la sua vita e cresce tre figli. Quando il marito numero uno viene dimesso dieci anni dopo, non vede motivo per cui lui e la sua ex non debbano ricomiciare da dove si erano lasciati. Questa spigolosa commedia drammatica estremamente ben recitata poteva essere scritta solo da John Cassavetes, e così è; il figlio l’ha diretta e la vedova (Rowlands) appare in una piccola parte. Produttori esecutivi Sean Penn, Travolta e Gérard Depardieu. 2.35 Research PLC.

1997 – Fuga da New York

Mediocre film di intrattenimento. Nell’anno 1997 Manhattan è una prigione di massima sicurezza, al cui interno un certo Iena Plissken (Russell) deve portare a termine una pericolosa missione di salvataggio. Ricorda vagamente Distretto 13 — Le brigate della morte dello stesso Carpenter, film minore ma migliore. Seguito da Fuga da Los Angeles. Panavision.

Bella in rosa

Le disavventure sentimentali e non di una ragazza alle prese con il padre alcolizzato e con alcuni compagni di scuola ricchi e altezzosi. Una piacevole commedia giovanile scritta da John Hughes, un maestro del genere (suoi gli ottimi
Breakfast Club
e
Una pazza giornata di vacanza
). Simpatica la protagonista Molly Ringwald, anche se Harry Dean Stanton ruba la scena al resto del cast nel ruolo del genitore beone. Il titolo è ispirato a
Pretty in Pink
, una nota canzone degli Psychedelic Furs.
(andrea tagliacozzo)

Sonny

Appena uscito dall’esercito e in cerca di lavoro, Sonny (Franco) non ha molta voglia di tornare agli affari di famiglia di mamma Blethyn: lo sviluppo di un nuovo bordello a New Orleans. Ma anche se gli piace la nuova “impiegata” Suvari, il suo talento naturale di stallone è troppo forte per essere ignorato… soprattutto quando così tante porte gli vengono chiuse in faccia. Sovreccitato ma avvincente racconto gotico del sud che offre a Stanton il suo ruolo migliore da anni, un misterioso e malinconico amico indolente, e alla Vaccaro una variante del suo ruolo in Un uomo da marciapiede. Cage appare semi-mascherato in una delle ultime scene al bar. Il film è il primo lungometraggio diretto dall’attore.

Il padrino – Parte II

Alla morte di Don Vito, le redini dei Corleone passano nelle mani del figlio Michael. Questi si rende subito conto che la «famiglia», minacciata da una catena di tragici eventi, rischia un inesorabile declino. Il ricordo del padre è sempre presente: giunto negli Stati Uniti agli inizi del secolo, il giovane Don Vito riuscì a creare dal nulla un impero del crimine. Straordinario seguito de Il padrino, più complesso – specialmente dal punto di vista narrativo, strutturato com’è sulle storie parallele delle origini di Don Vito e delle imprese temporalmente successive di Michael – e per certi versi superiore al precedente episodio. Vincitore di sei premi Oscar, tra i quali quello per il film, la regia e l’attore non protagonista (Robert De Niro). (andrea tagliacozzo)

Marlowe, il poliziotto privato

Una donna scomparsa e l’omicidio di un uomo ricattato sono le due piste, assai confuse, su cui si muove l’indagine di Philip Marlowe. Certo, Bogart è Bogart, ma forse il Marlowe più Marlowe di tutti è il tardo, quasi bovino Mitchum di due film crepuscolari degli anni Settanta, questo e il modesto
The Big Sleep
di Michael Winner. Richards, regista revisionista di quegli anni (il suo miglior lavoro era il bel western
Fango, sudore e polvere da sparo
), non era granché, ma qui azzecca proprio il momento magico di Mitchum, appena uscito da una delle sue più belle interpretazioni di loser (ne
Gli amici di Eddie Coyle
). La storia viene dal romanzo «Addio mia amata», già adattato un paio di volte per lo schermo, ed è tra le più contorte e belle di Chandler. Il film la mette in scena come un’elegia che, a poco a poco, diviene asfissiante come un incubo.
(emiliano morreale)

L’uomo che pianse

Vizio dei registi in crisi con propensioni autoriali: realizzare involontariamente film che non coincidono con le intenzioni di partenza. Vizio degli attori hollywoodiani ricchi e famosi: fidarsi ciecamente delle capacità di quei registi europei che si pretendono autori. Sally Potter, dopo
Orlando
e
Lezioni di tango
, dà alla luce un film che fatalmente soffre questa patologica schizofrenia. Avrebbe voluto narrare una storia di sopravvivenza, un omaggio a tutti coloro che hanno subito lo sradicamento violento e improvviso dalla propria cultura e dalla propria lingua, seguendo le vicende di una ragazza ebrea costretta dalle persecuzioni razziali ad abbandonare il villaggio natio in quel della Russia e a rifarsi una vita nell’Europa degli anni Quaranta, avendo come compagni di viaggio altrettanti sfollati come lo tzigano Depp. Avrebbe voluto, ma non ci è riuscita, dato che il film si incaglia tra le maglie di un melodramma che a più tratti si trasforma in farsa kitsch, esotica e romanzesca. Eppure, a sua detta, si sarebbe preparata accuratamente per ricostruire l’atmosfera degli anni immediatamente precedenti il secondo grande conflitto, andando a ripescare le immagini di Cartier-Bresson e i ritratti che Koudelka ha dedicato al popolo rom. Ma il realismo magico di Koudelka non trova vita in questa pellicola bislacca e poco convincente, che riesce a ridicolizzare persino attori del calibro di Johnny Depp, che sin dalla prima inquadratura appare imbalsamato in una smorfia eroica da re muto del popolo rom. Ciò che rimane sono due ore di immagini inappellabili e ridondanti che vedono un Turturro, cantante d’opera in calzamaglia, costretto a imitare la parlata inglese di un italiano renitente, una Christina Ricci che sembra appena uscita dalla casa horror della
Famiglia Addams
e tanti cavalli bianchi che fanno l’inchino.
(dario zonta)

Alien

Seguendo un segnale radio, la nave spaziale Nostromo approda su un pianeta sconosciuto. Uno dei componenti dell’equipaggio, sceso in perlustrazione, viene assalito da una strana forma di vita. Riportato a bordo dell’astronave, l’uomo torna apparentemente in salute, ignorando d’essere stato fecondato dall’alieno. Ritmo lento ma tensione a mille in un piccolo classico del nuovo cinema di fantascienza, superato solo dall’adrenalinico seguito firmato sette anni più tardi da James Cameron. Decisamente inquietante, anche per il modo in cui il mostro si riproduce. La sceneggiatura è stata scritta, tra gli altri, da Walter Hill.
(andrea tagliacozzo)

Follia d’amore

La regia inventiva di Altman prova a infondere vita in quello che non è altro che teatro filmato, l’indagine di Shepard su due ex amanti che si ritrovano inestricabilmente legati. Il problema più grande è destare interesse per questi personaggi. Coerente con il resto dell’opera di Shepard: se siete suoi fan, potreste far salire la nostra valutazione.