A parigi con amore

La ricostruzione e le speranze del dopoguerra francese attraverso gli occhi di un’adolescente. Nella Parigi degli anni Cinquanta, una quindicenne di origini ebreo-polacche, si salva da un pestaggio della polizia durante un manifestazione grazie a Stéphan, un fotografo cinico e disincantato. Se ne innamora e compie con lui una breve fuga nel Nord della Francia. Al ritorno le sue convinzioni politiche vacillano.
(andrea tagliacozzo)

Martha

Martha fa la bibliotecaria in Germania. Nel corso di un viaggio a Roma le muore il padre; rimasta sola, conosce Helmut e di lì a poco lo sposa. Pian piano il marito diviene sempre più autoritario e oppressivo, e rimarca con crudeltà i difetti di Martha. Questa cerca scampo nella confidenza con Kaiser: durante un tentativo di fuga in auto, Kaiser perde la vita e Martha rimane paralizzata e definitivamente «preda» di Helmut. Tuttavia… Uno fra i più fulgidi e micidiali melodrammi di Fassbinder,
Martha
esalta la componente sadica dei rapporti coniugali e del racconto di Woolrich dal quale prende spunto. Se in
La mia droga si chiama Julie
di Truffaut, tratto anch’esso dal narratore americano, era l’imponderabilità del femmineo a caratterizzare il film,
Martha
pone in primo piano il carattere sacrificale del rapporto amoroso: «Ogni volta che due persone si incontrano e stabiliscono una relazione si tratta di vedere chi domina l’altro. […] La gente non ha imparato ad amare», sosteneva il cineasta bavarese. Tra un mélo sociale (
La paura mangia l’anima
) e un mélo letterario (Effi Briest, da Theodor Fontane),
Martha
è un distillato melodrammatico in cui le relazioni affettive sono lucide e ripulite da qualunque incrostazione psicanalitica, sociale, culturale. Puri e semplici rapporti di forza tra due esseri umani imprigionati da se stessi, da ambienti asfittici e centripeti e da una macchina da presa avvolgente e palpabile. Un capolavoro.
(francesco pitassio)