Agguato sul fondo

Un ufficiale della marina americana s’invaghisce, senza saperlo, della stessa ragazza amata dal comandante del sommergibile su cui è imbarcato. Durante una pericolosa missione gli salva la vita e la fraterna amicizia che lega i due militari si consolida. Avvincente pellicola bellica, resa interessante soprattutto dall’ottimo cast. Il film venne premiato con l’Oscar 1943 per gli effetti speciali per la novità e l’abilità delle riprese subacquee.
(andrea tagliacozzo)

L’arpa birmana

Sul finire della seconda guerra mondiale, un soldato (Yasui) parte volontario per convincere un gruppo di combattenti di montagna ad arrendersi, vivendo nel frattempo un’esperienza religiosa che lo spinge a seppellire ossessivamente le vittime dello scontro. Straordinario film antibellico, appassionante e memorabile anche se un po’ troppo lungo. Lo stesso Ichikawa ne ha curato il remake nel 1985. Una nomination all’Oscar come Miglior Film Straniero.

Soldato d’Orange

Le vite di sei ricchi e spensierati studenti universitari olandesi vengono irrevocabilmente cambiate quando i tedeschi occupano il loro paese nel 1940. Ottimo dramma, con Hauer al suo meglio nella parte di un affascinante aristocratico che viene coinvolto nella Resistenza. Basato sul romanzo autobiografico di Erik Hazelhoff.

Gli eroi del doppiogioco

Il podestà fascista di un paesino tosco-emiliano ha tre figli: i primi due hanno seguito le orme paterne inserendosi nell’ordinamento politico del regime, mentre il terzo, tornato piuttosto provato nel fisico e nel morale dalla campagna di Russia, manifesta atteggiamenti contrari alle idee fasciste. Un momento delicato della storia del nostro Paese affrontato con piglio ironico e sorridente. Peccato che, tranne qualche occasionale risata, il risultato non sia dei migliori.
(andrea tagliacozzo)

Qualcosa che vale

Una pellicola realizzata all’indomani dell’indipendenza del Kenya, ottenuta dopo anni di sanguinosa guerriglia. Protagonisti del film sono due amici, un bianco e un nero. Quando il nero entra nel movimento nazionalista e violento dei Mau-Mau, i due, trovandosi su opposti fronti, sono costretti a combattersi. Tratto dal romanzo di Robert C. Ruark, il film offre un’analisi obiettiva e coraggiosa dell’argomento, pur non riuscendo a evitare i toni didascalici. (andrea tagliacozzo)

Odissea tragica

Intenso dramma con il soldato americano Clift che si prende cura del sopravvissuto ai campi di concentramento Jandl nella Berlino del dopoguerra, mentre la madre del ragazzo lo cerca in tutti i campi profughi. Splendidamente recitato e diretto; Richard Schweizer e David Wechsler vinsero un Academy Award per il miglior soggetto e Jandl un premio speciale per l’eccezionale prova giovanile. Esiste anche in versione colorizzata al computer. Nomination alla regia anche per Zinnemann.

Paradise Now

Said (Kais Nashef) e Khaled (Ali Suleiman) sbarcano il lunario come meccanici in un cimitero d’auto che domina la città di Nablus, stretta tra i monti della West Bank sottoposta all’occupazione delle truppe israeliane. Entrambi sorretti da una fede assoluta, vivono alla giornata, senza una reale speranza nel futuro. Said è anche ferito dalla consapevolezza di essere figlio di un collaborazionista, ucciso per ordine dell’autorità palestinese come traditore. Said e Khaled sono due aspiranti kamikaze. E il loro giorno arriva.Il racconto li segue minuzioso durante le diverse fasi preparatorie, compresa la realizzazione del videotestamento, che tuttavia rivela un lato umoristico: la macchina da presa infatti si inceppa e il povero Khaled è costretto a ripetere più volte il suo drammatico saluto alla vita, trovando così anche il tempo per fornire alla madre utili indicazioni sui luoghi migliori dove andare a fare la spesa. L’ora X arriva, ma qualcosa va storto e i due giovani sono costretti a una fuga precipitosa. Khaled riesce a tornare indietro, in tempo per essere privato del suo carico letale. Said invece, dopo aver superato indenne il valico che separa la zona israeliana da quella palestinese, raggiunge una fermata d’autobus dove si trovano alcuni coloni in attesa. Seguono attimi di tensione altissima. La cordicella che comanda l’innesco brucia nella mani del kamikaze… Ma poi la vista di un mamma con la sua bambina lo distoglie dall’atto definitivo. Tornato nella zona palestinese, Said vaga per la città, sempre più disperato. Non sa che è in corso una doppia caccia all’uomo e che l’obiettivo è proprio lui: da un lato l’amico, che vuole salvarlo a tutti i costi, credendo nella sua fedeltà alla causa; dall’altra i miliziani, che temono che sia stato catturato e abbia spifferato tutto al nemico. Alle ricerche partecipa anche Suha (Lubna Azabal, vista anche in Exils), la figlia di un martire della resistenza, volontaria di un’associazione pacifista, che quando scopre la missione suicida dei due amici si prodiga per convincerli a desistere. Suha è anche innamorata di Said, che però vive l’adesione alla lotta più profondamente di qualunque sentimento personale. 

L’ultima notte trascorsa in casa, con accanto un emissario dell’organizzazione inviato per impedire ripensamenti dell’ultimo minuto; il trasferimento nel luogo segreto dove gli aspiranti suicidi sono lavati, depilati e fotografati per essere immortalati sui manifesti che saranno affissi ovunque in città dopo il loro martirio; la vestizione con abiti eleganti, utili per mischiarsi ai coloni israeliani che saranno il loro obiettivo. Sotto quegli abiti, indossano la cintura di esplosivo dotata di un timer automatico che non possono disinnescare: per farsi esplodere devono semplicemente tirare una cordicella; la scena drammatica e umoristica insieme del videotestamento…
Non dimenticheremo facilmente questo film del regista palestinese Hany Abu-Assad, realizzato in parte a Nablus, con comparse scelte sul luogo e finanziato in parte con capitali israeliani, in corsa agli Oscar 2005 come miglior film straniero. Un’opera che giustamente Amnesty Internationl ha deciso di adottare, perché vale più di tanti appelli generici e impersonali. Qui ci sono degli uomini, veri, con le loro contraddizioni, colti nel momento dal quale non si ritorna. Non c’è ombra di compiacimento nel racconto dei due kamikaze, non viene voglia di fare il tifo per gli uni o per gli altri. Vien solo voglia di dire basta a un odio che inghiotte tutto, come un buco nero. Prima la pace, poi tutto sarà più chiaro. (enzo fragassi)

Gunny

Eastwood, nei panni di un granitico sergente dei marines intento a tirare a lucido un branco di reclute, è un tale piacere per gli occhi da motivare la visione anche di una pellicola prevedibile e fiacca come questa. Si tratta comunque di un film esile, che impiega più tempo a snodarsi che non la vera invasione di Grenada alla quale si ispira. Una nomination agli Oscar.

Prima linea

Ricostruzione della battaglia delle Ardenne (1944) che si concentra su un gruppo di soldati e sul loro pavido comandante. Ben diretto, evita i cliché dei film di guerra, uno dei migliori film bellici di sempre dove i conflitti tra i personaggi sono altrettanto violenti di quelli tra gli eserciti nemici. Aldrich dirige le scne di battaglia con la stessa furia e suspense di quelle dialogate. Non così pacifista come sembrò allora, le scenografie povere e l’aria di disfacuimento risultano però congeniali a un film secco e, per i tempi, di un realismo brutale.

Convoglio verso l’ignoto

Tributo al ruolo della marina mercantile durante la seconda guerra mondiale. Bogart e Massey interpretano due ufficiali, Hale e Levene due marinai, Clark fa la testa calda — come al solito — e la Gordon è la moglie di Massey. Anche in versione colorizzata. Una nomination agli Oscar.

Colline dell’odio, Le

Buona prova per Mitchum in questo film d’azione, ambientato durante la seconda guerra mondiale, in cui interpreta un corrispondente dal fronte che cerca di fuggire dalla Grecia con alcune informazioni vitali per gli alleati.

Aldrich definisce in questo film i contorni della sua epica (libertà, fierezza, sacrificio, eroismo) ambientandola nel paese che è stato la culla della tragedia e del fato.

Quel maledetto ponte sull’Elba

La Germania nazista è ormai prossima alla sconfitta e il comando statunitense, per evitare che gli alleati russi si spingano troppo oltre nel territorio tedesco, decidono di far saltare il ponte sul fiume Elba. L’incarico viene affidato al sergente Richard, agli ordini del quale rispondono cinque uomini. Mediocre film bellico diretto da un regista argentino di origine russa.
(andrea tagliacozzo)

M.A.S.H.

Il già maturo Robert Altman, con alle spalle più di dieci anni di regie televisive e tre lungometraggi, vince a Cannes e diventa l’autore americano più importante degli anni ‘70. Una farsa scatenata e scorrettissima, che fa il paio con l’adattamento (per la verità piuttosto blando) di Comma 22 di Heller che Mike Nichols gira l’anno dopo. Il meglio del fast talking e della sit-com, di Neil Simon e delle farse militari di Frank Tashlin, fusi in un film che se ha inevitabilmente smarrito molta della sua carica politica rimane pur sempre esilarante. Altman, nel raccontare il suo sadico e cinico ospedale da campo, dice con ogni evidenza Corea per non dire Vietnam, e già spappola allegramente il racconto tradizionale hollywoodiano. Da rivedere oggi anche per evitare di sopravvalutare le mille sciocchezze finto-trasgressive della commedia Usa contemporanea (tipo fratelli Farrelly). Al confronto il vecchio Altman è dinamite. (emiliano morreale)