L’oro di MacKenna

Lo sceriffo MacKenna viene a sapere da un vecchio saggio indiano dell’esistenza di una montagna fatta tutta d’oro. Al diffondersi della notizia, schiere di avventurieri cercano di impossessarsi del tesoro. Primo fra tutti, un terribile e spietato bandito messicano. Il film, originariamente girato in Cinerama, ha un ottimo cast, un buon impianto spettacolare e un’azzeccata colonna sonora composta da Quincy Jones. Troppo poco, comunque, per riscattare una sceneggiatura che sfiora più volte il ridicolo.
(andrea tagliacozzo)

L’uomo dal vestito grigio

Da un romanzo di Sloan Wilson. Un tipico borghese americano, ormai rassegnato alla routine quotidiana, segue il consiglio della moglie e si licenzia, trovando una nuova occupazione presso una stazione radio-televisiva che gli offre una maggiore possibilità di carriera. Buona l’interpretazione di Gregory Peck, incarnazione perfetta dell’uomo medio, ma Fredric March e Lee J. Cobb lo surclassano.
(andrea tagliacozzo)

Io ti salverò

Una giovane psicologa sospetta che il Dr. Edward, nuovo direttore della clinica dove la donna da tempo lavora, in realtà non sia la persona che sostiene di essere. Qualche tempo dopo, il direttore non solo confessa di non essere il vero Edward, ma si dice convinto di esserne l’assassino. Alfred Hitchcock affronta con innegabile maestria l’universo della psicanalisi, senza comunque raggiungere le vette dei suoi capolavori precedenti. Tornerà sull’argomento diverse volte (con risultati sempre eccellenti) in classici come
La donna che visse due volte, Psyco
e
Marnie
. Le scene dei sogni (le migliori del film e, giustamente, le più note) sono state curate da Salvator Dalì. Hitchcock compare in un cameo come un uomo che porta un violino uscendo da un ascensore. Sei nomination all’Oscar, ma statuetta solo per la colonna sonora.
(andrea tagliacozzo)

I cannoni di Navarone

In Grecia, durante la seconda guerra mondiale, a un commando alleato viene affidato il difficile compito di attaccare e distruggere una batteria di cannoni tedesca piazzata su un’isoletta, all’imbocco di uno stretto. Spettacolare film bellico tratto dall’omonimo romanzo di Alistair MacLean, ben costruito intorno a un cast d’eccezione. Grande successo di pubblico, tutto sommato ampiamente meritato. Premio Oscar 1961 per gli effetti speciali e due nominations per il film e per la sceneggiatura non originale (di Carl Foreman).
(andrea tagliacozzo)

Le nevi del Kilimangiaro

Durante un safari in Africa, lo scrittore Harry Street rimane gravemente ferito. Mentre la moglie lo assiste devotamente, l’uomo, agonizzante, rievoca i momenti salienti della sua travagliata esistenza. Il film, un po’ troppo enfatico, è realizzato con grande professionalità, ma tradendo lo spirito di
Verdi colline d’Africa,
il romanzo di Ernest Hemingway dal quale è tratto. Anche il finale è assai diverso da quello del libro. Buono ma sostanzialmente sprecato il cast.
(andrea tagliacozzo)

L’oca selvaggia colpisce ancora

Durante la seconda guerra mondiale, due agenti del servizio segreto inglese vanno in missione nell’Oceano Indiano per distruggere una stazione radio nazista situata a bordo di una nave, apparentemente in disarmo, attraccata al porto di Goa. Nonostante il titolo italiano, il film non ha nulla in comune (a parte l’attore principale e il regista) con
I quattro dell’oca selvaggia
. Comunque, con tutti i suoi limiti, risulta uno spettacolo piuttosto gradevole.
(andrea tagliacozzo)

Bravados

Un ranchero, al quale quattro banditi hanno violentato e ucciso la moglie, crede di riconoscere i responsabili in quattro condannati a morte che, poche ore prima della loro esecuzione, riescono a evadere. L’uomo si lancia all’inseguimento dei fuorilegge, deciso a ucciderli uno ad uno. Un western di discreta fattura che riflette abbastanza efficacemente sull’inutilità della vendetta.
(andrea tagliacozzo)

Pianura rossa

Un ufficiale, pilota dell’aviazione, il giorno stesso delle nozze perde la moglie in un bombardamento del nemico. Ancora scosso dal tragico evento, il pilota viene inviato in Birmania dove, in condizioni impervie, si batte valorosamente contro i giapponesi. Da un romanzo di H.E. Bates, abilmente adattato per il cinema da Eric Ambler, un melodramma bellico non convenzionale, ricco di spunti e suggestioni visive, in cui un Gregory Peck insolitamente efficace disegna con abilità la complessa psicologia del protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Vacanze romane

In visita a Roma, una principessa elude l’opprimente sorveglianza dei suoi custodi. Vagando per la capitale, incontra casualmente un giornalista americano che, all’insaputa della ragazza, decide di realizzare un servizio fotografico esclusivo. Un classico della commedia americana, godibile e raffinata nell’esecuzione del regista William Wyler, anche se prevedibile e priva del mordente dei similari film realizzati in seguito dal collega Billy Wilder ( Sabrina e Arianna , sempre interpretati dalla Hepburn). La giovanissima Audrey Hepburn, straordinaria nella sua freschezza, vinse l’Oscar 1953 come migliore attrice protagonista. Si aggiudicarono la statuetta anche i costumi (di Edith Head) e il soggetto, ufficialmente attribuito a Ian Hunter McLellan, ma in realtà scritto da Dalton Trumbo, che non ebbe la possibilità di firmarlo essendo finito sulla lista nera anticomunista del senatore McCarthy. Sceneggiatura dello stesso Ian Hunter e di John Dighton. In totale tre statuette e sette nomination. (andrea tagliacozzo)

Duello al sole

In Texas, intorno al 1880, Pearl, una meticcia bella e passionale, è contesa da due fratelli, il romantico Jack e Lew, un domatore di cavalli dall’indole violenta. Una gelosia folle e incontrollata spinge quest’ultimo a uccidere il fratello rivale. Alla realizzazione del film, che si avvale di una splendida fotografia a colori e di una Jennifer Jones di rara sensualità, collaborarono ben quattro registi (Vidor, William Dieterle, Otto Brewer e Josef von Sternberg). La trama sfiora spesso la stupidità, ma la realizzazione tecnica e il bellissimo finale la riscattano ampiamente. (andrea tagliacozzo)

Il promontorio della paura

Appena uscito di prigione, un delinquente con tendenze psicopatiche vuole vendicarsi dell’avvocato che l’ha fatto condannare. L’ex detenuto minaccia apertamente il legale, promettendo di violentargli la moglie e la figlia adolescente. Un buon thriller, con un memorabile Robert Mitchum nel ruolo del criminale. Il film, sia nelle atmosfere che nel personaggio del villain, deve molto a
La morte corre sul fiume
, girato nel 1955 da Charles Laughton e interpretato dallo stesso Mitchum (in un ruolo quasi identico). Nel ’91, Martin Scorsese ne realizzerà uno splendido rifacimento (stilisticamente superiore a questo di Thompson) utilizzando, in parti di contorno, alcuni protagonisti dell’originale.
(andrea tagliacozzo)

Il buio oltre la siepe

Nel 1932, in Alabama, un avvocato di elevati principi decide di difendere un uomo di colore accusato di aver violentato una ragazza bianca. Ma, come egli stesso temeva, i pregiudizi razziali della giuria falsano irrimediabilmente il regolare svolgimento del processo. Un tema scottante, affrontato con grande vigore, partecipazione emotiva e, fortunatamente, senza alcuna intenzione didascalica. Gregory Peck, nella sua prova migliore, vinse l’Oscar come miglior attore. Conquistarono la statuetta anche la sceneggiatura di Horton Foote (tratta da un romanzo di Harper Lee) e le scenografie. Esordio per Robert Duvall.
(andrea tagliacozzo)

Passione selvaggia

Un cacciatore bianco guida una coppia sposata di ricchi americani in un safari in Africa. Lei, che s’innamora del cacciatore, vorrebbe sbarazzarsi del marito. Ad ogni costo. Ottima riduzione del celebre romanzo di Ernest Hemingway «Vita felice di Francis Macomber». Eccellenti anche gli interpreti, specialmente Preston e la Bennett. Secondo alcuni, uno dei migliori adattamenti cinematografici mai realizzati dai libri dello scrittore americano.
(andrea tagliacozzo)

Moby Dick, la balena bianca

Trasposizione cinematografica – la terza, dopo il muto
Sea Beast
del 1926 e
Moby Dick, il mostro bianco
del 1930 – dell’omonimo romanzo di Herman Melville. È la storia del capitano Achab, comandante del peschereccio Pequod, e della sua ossessionata caccia a Moby Dick, la gigantesca balena bianca che lo aveva reso invalido a una gamba. Un film imperfetto, ma ricco di straordinarie sequenze. Gregory Peck è un Achab credibile, anche se Orson Welles gli ruba la scena nei panni di Padre Mapple.
(andrea tagliacozzo)

La donna del destino

Gli articoli sul mondo della boxe scritti da Mike Hagen danno noia a un lestofante che si arrichisce sulla pelle di pugili anziani. Costui minaccia il giornalista che però, lungi dal farsi intimidire, rincara la dose. Nel frattempo, Mike s’innamora di Marilla, una disegnatrice di moda. Una commedia ben congegnata, briosa e divertente, che sarebbe andata a pennello alla coppia Spencer Tracy-Katharine Hepburn. Oscar 1957 a George Wells per il soggetto e la sceneggiatura originale.
(andrea tagliacozzo)

Il caso Paradine

Una donna dell’alta borghesia viene accusata dell’omicidio del marito, ricco e cieco. Il suo avvocato si innamora di lei e trova un colpevole ideale nel giardiniere. Ma Lady Paradine è una vittima o un essere diabolico? Tratto da un romanzo di Hichens, un capitolo considerato «minore» anche dallo stesso regista. Gli schemi del film processuale sono rispettati fino in fondo, la vicenda non ha grandi sorprese e secondo Hitchcock c’erano anche degli errori di casting. Ma la cosa che colpisce di più, a rivederlo oggi, è la ferocia e la morbosità delle relazioni fra i personaggi: tutti malvagi al limite del grottesco, in particolare il laido giudice Laughton. Per ritrovare una tale misantropia bisognerà aspettare
Gli uccelli
o i lavori dell’allievo francese Chabrol, uno che da questo film ha sicuramente imparato molto. Su tutti si staglia una statuaria e sensuale Alida Valli, in un ruolo alla Ingrid Bergman ma con guizzi demoniaci e perversi.
(emiliano morreale)