Da che pianeta vieni?

È un oggetto curioso questo film di Mike Nichols, sicuramente penalizzato dalla traduzione italiana – che ne attenua alcune peculiarità e i riferimenti alla cultura americana – e da una regia non propriamente scattante. Le premesse, comunque, sono esilaranti: un alieno, proveniente da un lontano pianeta popolato da soli maschi (per giunta privi di organi di riproduzione), è incaricato di scendere sulla Terra per mettere incinta una donna e far nascere un bambino, primo passo dell’imminente colonizzazione dell’intero emisfero. Debitamente addestrato a sedurre le terrestri e provvisto di un pene posticcio (e assai rumoroso!), il nostro eroe scoprirà che il passaggio dalla teoria alla pratica è tutt’altro che semplice, specialmente quando si ha a che fare con esseri del tutto imprevedibili come le donne.

Il soggetto è ovviamente un pretesto per ironizzare sulla battaglia dei sessi e sul rapporto di coppia, con esiti talvolta molto divertenti. Ma i dialoghi e le situazioni, quasi sempre buffi e intelligenti, non sempre sono ben serviti dalla regia di Nichols, priva del ritmo necessario e della verve che riuscirebbe a farle funzionare a dovere. Il regista – che di certo non è un principiante, né un autore che difetta di talento – sembra invece trovarsi più a suo agio con gli elementi sentimentali che emergono nella seconda parte del racconto, la migliore del film. Ed è forse per questo che a mettersi in luce è soprattutto la splendida Annette Bening – nei panni di un personaggio che sembra fare il paio con quello interpretato dall’attrice in
Mars Attacks!
di Tim Burton – piuttosto che il protagonista e co-sceneggiatore Garry Shandling, un divo televisivo negli Usa, da noi un perfetto sconosciuto. Tra gli altri interpreti, divertente John Goodman, dignitoso Greg Kinnear, sprecata Linda Fiorentino.
(andrea tagliacozzo)

We Were Soldiers

Il 14 novembre 1965 alle 10.48 il tenente ccolonnello Hal Moore e i suoi uomini toccano la Landing Zone (Zona di Atterraggio) X-Ray nella Valle della Morte. Sono circa 400 soldati americani che devono affrontare 2000 vietnamiti. Si tratta della prima grande battaglia di quella tragica guerra del Vietnam e per la prima volta verranno usati elicotteri in azioni di battaglia. Hal Moore, nonostante le ingenti perdite, metterà in fuga i vietnamiti, ma sarà solo l’inizio di un decennio di violenza e morte che culminerà con la sconfitta degli Usa. L’ennesimo film sul Vietnam. Sembra proprio che gli americani non riescano a metabolizzare quella sconfitta e quella tragedia così selvaggia. Questa volta, dopo tutte le pellicole sorbite dal 1974 a oggi, si parla anche delle donne che erano a casa, in attesa di un telegramma dell’esercito inviato via taxi, in cui si annunciava la morte del marito. Si parla dello spirito di corpo, dell’unione patriottica, che per un po’ fu il caposaldo dei marine in Indocina, prima dello scollamento con la società civile americana che iniziò a contestare quell’assurda guerra, portando alla sconfitta. Un film che dà voce al nemico, alle sue preoccupazioni, al suo orgoglio. In una guerra, al fronte, non ci sono né buoni né cattivi, ma solo soldati che rispettano ordini, uccidono e vengono uccisi. Un Mel Gibson bravo, nonostante la sua mono-espressione facciale. Insomma, un film dignitoso e dopo tutte le porcate sul Vietnam We Were Soldiers non è certo il peggiore. (andrea amato)

Qualcosa è cambiato

Nicholoson, un uomo ossessionato e pieno di fobie, viene trascinato inaspettatamente nella vita di una cameriera e del suo vicino di casa omosessuale. Col passare del tempo, e contro la sua volontà, comincia ad affezionarsi a loro e a mostrare segni di umanità. Ottima commedia drammatica (scritta da Mark L. Andrus e Brooks), che accompagna lo spettatore attraverso un viaggio nei sentimenti. Risate e lacrime assicurate. Sia Nicholson che la Hunt hanno portato a casa l’Oscar per la loro interpretazione. Harold Ramis, Lawrence Kasdan, Shane Black e Todd Solondz fanno brevi apparizioni.

Little Miss Sunshine

Apparentemente lontani dalla normalità, gli Hoover sono in realtà per molti aspetti un’ordinaria famiglia americana. Il padre tenta di sbarcare il lunario con un programma per giungere al successo in nove mosse ma il suo sogno di divenire un intraprendente motivatore di massa fallisce. La madre tenta disperatamente di conciliare lavoro, figli e casa. Il figlio maggiore, seguace di Nietzsche, ha fatto voto di mutismo. La figlia piccola trascorre intere giornate esercitandosi nella danza e guardando videocassette di miss America, in attesa di partecipare a un concorso regionale. Il nonno sniffa eroina e il fratello della mamma, “lo studioso di Proust più importante di tutti gli Stati Uniti”, ha appena tentato il suicidio dopo essere stato piantato in asso da un suo alunno. Quando arriva la notizia dell’ammissione della piccola Olive al concorso regionale della California, gli Hoover decidono di andarci tutti insieme con il vecchio furgone Volkswagen e dall’esilarante viaggio on the road la famiglia tornerà unita e trasformata.

Fast Food Nation

Il film, tratto dall’omonimo libro-inchiesta di Eric Schlosser, mostra il lato oscuro dell’industria americana dei fast food, fondata sullo sfruttamento lavorativo degli immigrati e caratterizzata da precarie condizioni igieniche. Invece di riprendere la struttura da reportage del libro, il regista Richard Linklater ne trae un racconto di finzione, incentrato sulle vicende di un manager della catena Mickey’s, costretto a lasciare il suo comodo ufficio per recarsi nell’impianto di macellazione, dove si sospetta che il cibo non sia prodotto a norma di legge. Qui scopre che numerosi lavoratori clandestini provenienti dal Messico sono stati assunti illegalmente.

Flash of Genius

1967, Detroit, Robert Kearns è un professore universitario che nel tempo libero si diletta a progettare congegni utili e nuovi dispositivi, finchè una delle sue invenzioni diventa un marchingegno che cambia radicalmente le abitudini degli automobilisti: il tergicristallo. Quando la sua creazione viene acquistata da una delle più importanti case automobilistiche americane, il professor Kearns è convinto di aver realizzato il sogno americano che permetterà alla sua famiglia di vivere agiatamente.

Tratto da una storia vera, il film ripercorre le vicissitudini legali e familiari del protagonista che, invece di riscuotere la gloria e il successo meritati, si troverà a portare avanti una battaglia estenuante contro il colosso automobilistico per l’acquisizione del diritto di paternità dell’invenzione.

Auto Focus

Bob Crane (Greg Kinnear) è il fortunato presentatore radiofonico del programma mattutino
Gene Krupa alla batteria… eh, no signori, era il sottoscritto ad avere in mano le bacchette,
nella Los Angeles del 1964. Crane è felicemente sposato e padre di due bambini, va a messa la domenica e conduce una vita ineccepibile. Il suo agente gli propone il ruolo principale in una puntata pilota di una nuova serie televisiva: una commedia ambientata in un campo di prigionia all’epoca della seconda guerra mondiale. Crane è dubbioso, ha paura del progetto, ma alla fine accetta e il programma diventa un cult, con il titolo
Gli eroi di Hogan.
Intanto la moglie scopre riviste pornografiche in garage e così viene alla luce la passione di Crane per le donne nude. L’incontro con un tecnico audio-video, John Carpenter (Willem Dafoe), cambierà completamente la sua vita, portandolo a una totale dipendenza per il sesso: «Un giorno senza sesso è un giorno sprecato». La sua popolarità, unita ai piaceri della carne e alla passione per la fotografia, fanno di Bob Crane un lascivo personaggio che manda all’aria la carriera e due matrimoni. Quasi nel baratro decide di abbandonare il suo amico di scorribande e di cercare di rimettersi in carreggiata. Ma una notte…
Auto Focus
è la vera storia di Bob Crane, tratta dal libro di Robert Graysmith
The Murder of Bob Crane.
Una pellicola vivace, dotata di humour e risvolti noir. Il decadimento morale di Bob Crane, abbinato al morboso rapporto con John Carpenter. E poi la sua ossessione maniacale per riprendere e fotografare i suoi amplessi. I due attori principali, Greg Kinnear e Willem Dafoe, appaiono molto credibili e ben calati nei personaggi. Ma la cosa migliore della pellicola, oltre alla storia, è la regia. Paul Schrader, man mano che la vicenda procede, cambia progressivamente metodo di direzione e di ripresa, arrivando in alcuni punti anche alla presa diretta. Interessante anche il lavoro fatto sulla fotografia del film. Si può vedere.
(andrea amato)

Ma come fa a far tutto?

Trentacinque anni ed una carriera in ascesa, questa è Kate Reddy, mamma di due bambini e sposata con un marito non sempre all’altezza. La vita di Kate è costellata di appuntamenti ed impegni, con i bambini, con le faccende domestiche, con una relazione clandestina “on-line” e con tutto il resto… Da un momento all’altro tutto potrebbe andare per aria, ma Kate è una tipa che non si arrende…

The Last Song

Ronnie, un’adolescente di New York, viene mandata dalla madre a trascorrere le vacanze estive insieme al padre in una piccola cittadina del sud. I due non hanno un gran rapporto, soprattutto per colpa del padre, distratto e poco presente, che però vuole approfittare di questa occasione per recuperare il tempo perduto. Nonostante il comportamento della ragazza sia inizialmente tutt’altro che favorevole nei confronti delle iniziative del padre, alla fine dell’estate i due si ritroveranno e Ronnie scoprirà le gioie del primo amore…