Mezzogiorno di fuoco

Il giorno del suo matrimonio, ma anche del suo ritiro dall’incarico, lo sceriffo Cooper scopre che un pistolero in cerca di vendetta sta per giungere in città. Pur avendo tutti i motivi per filarsela, decide di restare al proprio posto e di affrontare il rivale, pur senza l’aiuto di nessuno. La vicenda si dipana “minuto per minuto”, con il tempo scandito dai numerosi orologi disseminati sulla scena. Leggendario western incentrato su una crisi di coscienza, scritto da Carl Foreman e punteggiato dalla voce di Tex Ritter che interpreta il brano (vincitore dell’Oscar) Do Not Forsake Me, Oh My Darlin’ di Dimitri Tiomkin e Ned Washington. Altri Oscar per Cooper, per la colonna sonora di Tiomkin e per il montaggio di Elmo Williams e Harry Gerstad; nomination alla regia, come miglior film e alla sceneggiatura. Con un sequel girato nel 1980 e interpretato da Lee Majors; rifatto per la tv nel 2000. Ne esiste anche una versione colorizzata al computer.

Il papavero è anche un fiore

Da un soggetto di Ian Fleming (il «papà» di 007). L’assemblea delle Nazioni Unite, preoccupata per il proliferare dell’uso degli stupefacenti in tutto il mondo, decide di impegnare un ingente spiegamento di forze per stroncarne il commercio clandestino. Un cast di tutto rispetto e una regia di mestiere, ma il film non riesce ad andare oltre alla mediocrità. (andrea tagliacozzo)

Il delitto perfetto

Trasposizione cinematografica dell’eccellente lavoro teatrale di Fredrick Knott
Dial M for Murder
. Tony vorrebbe uccidere la bella Margot, sua moglie, per mettere le mani sulla cospicua eredità della donna. Dopo aver studiato un minuzioso piano, l’uomo si serve, in qualità di sicario, di un vecchio conoscente. Non tutto, però, procede come previsto. Benché girato quasi interamente in interni, nell’appartamento dei protagonisti (nella stilizzata sequenza del processo a Grace Kelly l’ambiente addirittura non si vede), il film risulta tutt’altro che statico o teatrale. Perfetti i protagonisti, il perfido e glaciale Ray Milland e la fragile e indifesa Grace Kelly. Due rifacimenti: il primo per la televisione, diretto nel 1981 da Boris Sagal; il secondo diretto nel 1998 da Andrew Davis, con Gwyneth Paltrow nei panni della Kelly e Michael Douglas in quelli di Milland.
(andrea tagliacozzo)

Fuoco verde

Dopo aver scoperto una miniera di smeraldi sulle montagne della Colombia, l’americano Ryan Mitchell viene aggredito e derubato da un meticcio e dalla sua banda. Provvidenzialmente soccorso da un frate, l’uomo è curato nella piantagione di una graziosa ragazza, Caterina Nolan. Film d’avventura senza troppi pregi, a parte il cast e qualche sequenza discretamente spettacolare.
(andrea tagliacozzo)

La finestra sul cortile

James Stewart è L.B. Jeffries, un fotoreporter costretto in casa con una gamba ingessata. Spia il vicinato con il teleobiettivo, tra una visita dell’infermiera e della sua bella fidanzata modella, Lisa. Scopre un assassinio nell’appartamento di fronte al suo, al di là del cortile… Uno dei film più perfetti di Hitchcock, uno di quelli per i quali la definizione di «mago del brivido» è assolutamente insensata. È intanto (a partire dal bellissimo titolo) un film sul cinema e sulla visione: una riflessione sull’impotenza e l’onnicomprensività dello sguardo, leggibile trasversalmente in termini di maschile e femminile (fondamentale la presenza di una divina Grace Kelly che fa la sua comparsa nella penombra, al ralenty). Ma è anche un film nel quale il cattolicesimo del regista si fa meno misantropico (
Gli uccelli
), masochista (
Il ladro
) o dilemmatico (
Io confesso
). Qui il «giallo» è la metafora migliore per dire che ogni esistenza è degna di essere narrata; e qui Hitchcock è davvero vicinissimo a Simenon. Si guardi la scena della donna cui muore il cane: è una sequenza secondaria, sarcastica ma con un fondo di celatissima pietà, rara in Hitch. Anche se ironicamente, potrebbe contenere addirittura la morale del film.
(emiliano morreale)

Caccia al ladro

Cary Grant è un ladro di gioielli che si è riscattato grazie ad azioni coraggiose durante la Resistenza. Deve aiutare, in Costa Azzurra, la polizia a smascherare un altro ladro che ricalca il suo stile. Controlla i turisti danarosi tra i quali Grace Kelly di cui si innamora. Era il periodo più felice del cinema di Hitchcock, e non solo del suo. Oggi però rischia di sfuggirci quanto in realtà fosse un cinema già neo-classico, girato da dentro la morte degli studios, in cerca di altri set, di contaminazioni di generi, con un distacco ironico e malinconico. I registi delle nuove leve venivano già tutti dalla tv. Questo film ha un che di crepuscolare, con Grace Kelly abbagliante e il vecchio e glamouroso Grant ladro-gentiluomo in un incastro di perfezione assoluta. Un gioco di superfici che sembra incrinarsi a ogni momento (si muore davvero, in questo film, e con cattiveria), e i personaggi sembrano sempre sul punto di far cadere la maschera. Un giorno, poi, mentre Hitchcock guardava i giornali, arrivarono Claude e François, due giovani e goffi giornalisti francesi, per fargli un’intervista… Eh sì, era già l’inizio della fine. Premio Oscar per la fotografia.
(emiliano morreale)