Baarìa

Gli amori, i sogni, le speranze e le delusioni di una intera comunità siciliana nella piccola Bagheria, visti attraverso gli occhi di di tre generazioni: da Ciccio Torrenuova al figlio Peppino, sino al nipote Pietro. Negli anni del Fascismo, Ciccio è un modestissimo pecoraio che trova il temo per dedicarsi al suo mito: i libri, i poemi cavallereschi, i grandi romanzi popolari. Nella stagione della fame della Seconda Guerra Mondiale, suo figlio s’imbatte nell’ingiustizia e, seppur ignorante, si appassiona alla politica, diventando pian piano un assessore del Partito Comunista.

Malèna

Ancora un’incursione dolente e amara nei territori sfumati e sfuggenti della memoria per uno dei pochi autori italiani in grado di offrire garanzie spettacolari alle platee internazionali.
Malèna
di Giuseppe Tornatore, co-prodotto dagli americani della Miramax, è infatti un’operazione con chiare finalità commerciali, svolta con la maestria di un cineasta che sa di poter fare di più. E se è vero che una parte della critica italiana, che non ha mai digerito il successo strepitoso ottenuto con l’Oscar a
Nuovo Cinema Paradiso
, tiene verso Tornatore un atteggiamento pregiudizialmente negativo,
Maléna
non è certo il film in grado di ribaltare la situazione.

Come ai tempi de
L’uomo delle stelle
, realizzato con rapidità per lasciarsi alle spalle le critiche e l’insuccesso del capolavoro
Una pura formalità
, anche
Malèna
si presenta come una pausa più leggera dopo le ambizioni de
La leggenda del pianista sull’Oceano
. In verità il film è fin troppo leggero, e rischia di piacere solo a quel pubblico italiano di gusto medio-basso di cui Tornatore potrebbe tranquillamente fare a meno. Perché, se si guarda a questa parabola regressiva sull’educazione sentimentale di un ragazzino siciliano ai tempi della seconda guerra mondiale e degli ultimi scampoli di consenso fascista, non è possibile non accorgersi con rammarico di quanto il suo stile arioso e davvero degno di chance hollywoodiane si scontri con la mediocrità di un impianto pruriginoso da cinema di puro intrattenimento. La contraddizione di
Malèna
sta dunque tutta in una mancata corrispondenza tra le istanze d’autore, riconoscibili nella durezza sconsolata con la quale si rivolge al passato e nell’ironia cinefila con cui ogni episodio reale si stempera in una citazione da film italiani e americani in voga nel Ventennio (dai western ai pepla, dai melodrammi ai cinegiornali del Luce), e un racconto puntellato da sortite voyeuristiche che culminano in puntuali atti di autoerotismo.

Non è certo la volontà di Tornatore di volare deliberatamente basso a dispiacere, quanto piuttosto la sua evidente difficoltà nel coniugare l’eleganza viscontiana, leoniana (e talvolta anche felliniana, con palesi riferimenti ad
Amarcord
e a
Roma
), con la volgarità ostentata. Che Tornatore padroneggi poco e con imbarazzo le pratiche basse, lo dimostra persino la scelta della protagonista. Monica Bellucci, alla quale Tornatore ha l’intelligenza di far pronunciare pochissime battute (come Kubrick con Marisa Berenson in
Barry Lyndon
), rimane sempre troppo sofisticata, distaccata ed eterea – nelle movenze come nell’aspetto – per poter realmente aderire alle fantasie erotiche di un adolescente immaturo e di una comunità maschile arroventata dal desiderio, e giustificare altresì la brutale violenza di un manipolo di vendicative baccanti.
(anton giulio mancino)

La sconosciuta

Irena, ex prostituta venuta dall’Est con un passato molto ingombrante e difficile da dimenticare, riesce a trovare un lavoro come domestica in una ricca famiglia. La ricerca di una vita finalmente serena nasconde in realtà un secondo fine: la figlia adottiva della giovane coppia per cui lavora e di cui pensa di essere la vera madre. Il passato della donna si materializza nel suo ex magnaccia, che farà vertiginosamente precipitare il precario equilibrio che Irina pensava di aver costruito.

La domenica specialmente

Tre cortometraggi ambientati nella campagna italiana. Il primo, di Tornatore (con Noiret barbiere che viene comicamente disturbato da un cane), è inconsistente. Il secondo, di Bertolucci (in cui un Ganz di mezza età dà un passaggio a una giovane donna avvenente e al suo fratello ritardato), è banale. Il terzo, di Giordana (la vedova Fellini sviluppa un legame alquanto insolito con la sua nuova nuora), è il migliore, una ponderata riflessione sulla solitudine. Il quarto, di Barilli (un uomo cerca l’amore nelle discoteche romagnole) è piatto. La Fellini è la sorella di Federico, al debutto come attrice.

La migliore offerta

La migliore offerta

mame cinema LA MIGLIORE OFFERTA - STASERA IN TV scena
Una scena del film

Scritto e diretto da Giuseppe Tornatore, La migliore offerta (2013) ha come protagonista l’esperto battitore d’aste Virgil Oldman (Geoffrey Rush). Egli, grazie all’aiuto dell’amico Billy (Donald Sutherland) riesce a impossessarsi a basso costo di tele dal valore inestimabile. Infatti, Virgil è anche un grande appassionato d’arte e nel corso della sua vita ha raccolto una collezione di opere straordinaria. E sono tutti ritratti di donne, le uniche a cui Virgil conceda il proprio sentimentalismo, nelle pause dalla sua vita interamente dedicata agli affari.

Un giorno, però, viene contattato telefonicamente da una ragazza che dice di chiamarsi Claire Ibbetson (Sylvia Hoeks), la quale gli chiede di valutare la propria villa. Inoltre, Claire chiede a Virgil di occuparsi solo lui della faccenda, senza coinvolgere altri professionisti del settore. Seppure perplesso, il protagonista accetta. Ma scopre presto di avere a che fare con una donna molto particolare, che rifiuta di uscire dalla propria camera da letto. La ragazza soffre infatti di una grave forma di agorafobia, malattia che le impedisce di frequentare luoghi affollati o aperti.

Pian piano, però, Claire decide di aprirsi a Virgil, il quale scopre un lato di se stesso che non credeva di avere. Ma, travolto da nuove emozioni, abbasserà la guardia per la prima volta nella sua vita e distinguere tra vero e falso non sarà più così facile per lui.

Curiosità

  • Girato interamente in inglese, il film è prodotto da Paco Cinematografica S.r.l. in collaborazione con Warner Bros Italia e con il sostegno della Friuli Venezia Giulia Film Commission, BLS Südtirol Alto AdigeUnicredit.
  • Le riprese del film hanno avuto luogo dal 16 aprile all’11 luglio 2012 tra TriesteMilanoFidenzaPraga e l’Alto Adige (BolzanoOra e Merano). Alcune scene sono state girate anche a Vienna.
  • La villa Colloredo Mels Mainardi, residenza di Claire nella pellicola, è situata a Gorizzo di Camino al Tagliamento, in provincia di Udine. Il bar antistante – allestito per il film in una casa disabitata e poi smantellato – si trova invece, nella realtà, non di fronte alla villa bensì a Trieste.
  • In Italia, il film ha incassato 9.111.965 euro.
  • La pellicola si è aggiudicata ben cinque David di Donatello nelle categorie Miglior film, Miglior regia, Miglior scenografia, Migliori costumi, Miglior colonna sonora (a Ennio Morricone) e ha ottenuto il David Giovani a Giuseppe Tornatore.
  • Il film ha trionfato anche al Nastro d’argento, vincendo nelle categorie Regista del miglior film (a Tornatore), Miglior produttore, Miglior colonna sonora, Miglior scenografia, Migliori costumi e Miglior montaggio.
  • La pellicola ha vinto nelle categorie Miglior film, Miglior regia, Miglior montaggio e Migliori costumi perfino ai Ciak d’oro.

Stanno tutti bene

Passo falso di Giuseppe Tornatore dopo l’Oscar vinto con il fin troppo celebrato
Nuovo cinema Paradiso
. Sentendo la mancanza dei suoi cinque figli, che da tempo hanno abbandonato il paese per stabilirsi altrove, un pensionato siciliano decide di fare loro una visita, intraprendendo un lungo viaggio attraverso per l’Italia. Un film moralistico e pretenzioso. Resta solo qualche buona intuizione di regia, anche se quando Tornatore tenta apertamente di rifarsi a Fellini o d’inserire tocchi poetici finisce per scadere nel ridicolo.
(andrea tagliacozzo)

Una pura formalità

In una notte di pioggia, un fuggiasco viene arrestato e condotto in uno sperduto commissariato. Lui afferma di essere lo scrittore Onoff, ma il commissario lo irretisce con una serie di domande e trappole. Onoff si contraddice e non riesce a ricordare, mentre ancora si ignora l’identità della vittima…Il miglior film di Tornatore, il più sotterraneo e anche il più autobiografico. Se l’idea dell’arte è ancora mistificata e la ricerca del sublime un partito preso, mai il cinema di Tornatore è stato così dolorante, così spudorato e morboso (forse solo in
Malèna
, ma con esiti opposti). Straziante, con una sceneggiatura insolitamente compatta senza che venga tirato in ballo il solito folklore siculo, e proprio per questo assai vicina alla grande letteratura isolana di Pirandello, Pizzuto, Bufalino. Un film di morte, un giallo metafisico inconsueto nel cinema italiano.
(emiliano morreale)

Nuovo cinema Paradiso

Nell’immediato secondo dopoguerra, in un piccolo centro abitato della Sicilia, il piccolo Salvatore, preso a benvolere da Alfredo, un anziano proiezionista, passa gran parte del suo tempo nell’unico cinema del paese. Quando il vecchio perde la vista in seguito a un incidente, il ragazzino prende il posto dell’uomo in cabina di proiezione. Un omaggio nostalgico al mondo del cinema e al modo con cui questo veniva fruito in un’epoca che sembra ormai remota, visto con gli occhi di un bambino. Indubbiamente ben confezionato sul piano puramente estetico-visivo, il film eccede furbescamente in sentimentalismi e stereotipi nostrani (che hanno fatto la fortuna della pellicola all’estero). Esistono due versioni del film: la prima, voluta da Tornatore, fu distribuita senza fortuna; la seconda, sensibilmente accorciata dal produttore Franco Cristaldi, riuscì a ottenere un grande successo che spianò la strada alla conquista (ampiamente immeritata) dell’Oscar come miglior film straniero.
(andrea tagliacozzo)