Rosatigre

De Bernardi torna all’ultra low budget e ci consegna un lavoro coraggioso, sincero e affascinante:
Rosatigre
è la storia di una formazione e un viaggio attraverso l’identità sessuale e l’Italia. Antonello (lo straordinario Fabrizio Timi, anche co-autore della storia) è un travestito napoletano che batte i marciapiedi di Torino. Per centomila lire fa i pompini e per duecento si fa inculare, ma lui vuole l’amore; anche pagato ma vuole l’amore. Sasà forse glielo può dare, ma in cambio gli chiede di rinunciare ai travestimenti, e così non può funzionare. Wanda fa anche lei la vita, Antonello l’abbraccia a capodanno e insieme respirano Napoli.

Rosatigre procede per accensioni e cadute, illuminazioni e banalità, in una discontinuità che in fondo è propria di un autore che si affida, sempre ed esclusivamente, alla propria sensibilità. Qui De Bernardi approfitta delle qualità della piccola digitale per costruire una relazione cinematografica a tre. Non si limita a dialogare con i personaggi, né a riprenderne gli scambi reciproci: la macchina è parte del gioco, ad un tempo sguardo mobile e personaggio vero e proprio. Questo peculiare protagonismo della macchina da presa, diretta derivazione della militanza dell’autore nell’underground, è messo al servizio di un progetto comunicativo «caldo» e aperto allo spettatore. L’augurio è che trovi un pubblico disposto a ricambiargli tanta affettuosa attenzione.
(luca mosso)

Appassionate

Napoli, 1929: Michele uccide la moglie che lo tradisce dopo aver visto un film.
Napoli, oggi: Rosa sogna, ascoltando canzoni alla radio, un amore che non giunge mai, convinta che il padre sia morto. Caterina, sua sorella, ammazza l’ex amante che si è sposato con un’altra. Maddalena, una prostituta che ha assistito alla scena, sconvolta, decide di cambiare vita: uccide un suo cliente e poi si consegna ai carabinieri. In carcere conosce Caterina. Intanto, in una masseria di campagna, la Madonna delle Galline sorge dalla terra. Nonostante le polemiche e le ironie che hanno accolto il film di Tonino De Bernardi,
Appassionate
è e resta un capolavoro, uno dei pochi partoriti dal cinema italiano negli ultimi anni. De Bernardi possiede il dono di girare con una leggerezza sensuale e inusitata, nella quale sembrano ritrovarsi le illuminazioni rosselliniane, il realismo magico di Kiarostami e la plasticità del miglior cinema portoghese. A tutto ciò aggiunge una fame di vita che gli permette di riprendere i corpi incantandosi dinnanzi al loro splendore carnale. De Bernardi filma a frammenti, eppure tutto si muove fluido e generoso, congiungendosi con le lacrime dello spettatore nel luogo dove il cinema è situato ancora all’altezza del cuore. Sarebbe curioso, infine, abbinare
Appassionate
a
Rosatigre
, pellicola nella quale De Bernardi ritorna a Napoli ritraendola con un’urgenza e una furia che si decantano in una sorta di action painting del gesto filmante.
(giona a. nazzaro)