Viva l’Italia

Garibaldi sbarca in Sicilia e sconfigge a più riprese i borbonici fino alla battaglia decisiva sul fiume Volturno, quando il re di Napoli ha già abbandonato la città. Rivisto oggi, a un’attenta, serena e sana analisi,
Viva l’Italia
di Roberto Rossellini appare un film assai meno ingessato e imbarazzante di quanto le necessità celebrative che furono all’origine della produzione potrebbero far supporre. Il bisogno dell’autore di
Roma città aperta
di inaugurare la fase più divulgativa e informale della sua opera trova qui e nel successivo Vanina Vanini una piena espressione, anche se all’epoca – e per tutto il periodo delle produzioni televisive – l’intenzione non fu sufficientemente compresa. Rossellini desiderava lasciarsi alle spalle un’esperienza irripetibile che, a suo giudizio, era sorpassata dall’affermarsi del nuovo mezzo. Il film è accostabile a un’illustrazione cinematografica delle pagine e dei momenti salienti di un sussidiario scolastico sul Risorgimento. Eppure la modernità di
Viva l’Italia
sta tutta nella sua retorica oleografica, intesa come elemento caratterizzante di una performance storica distanziata, volutamente esteriore e propagandistica proprio nel suo chiaro intento didattico. E allo spettatore odierno non può non rivelare, con straniante lucidità, i limiti di un discorso oggettivato dal ricorso agli stessi luoghi comuni della storiografia ufficiale.
(anton giulio mancino)

Le cameriere

Diretto dal veterano Bragaglia con il piglio delle commedie anni Trenta, il film narra le disavventure di Gabriella, giovane cameriera, alla quale viene sottratta la preziosa
trousse
d’oro della padrona. Ingiustamente accusata del furto, la ragazza trova un insperato aiuto nelle altre cameriere del palazzo che si danno un gran da fare per scoprire il vero ladro. Il soggetto ricorda da vicino quello di un altro film italiano,
I pappagalli
, realizzato nel 1955 da Bruno Paolinelli.
(andrea tagliacozzo)

La famiglia Passaguai

Il cavalier Passaguai decide di trascorrere la domenica al mare, in quel di Fiumicino, insieme a tutta la famiglia. Alla compagnia si aggregano anche alcuni colleghi e d’ufficio e sull’affollatissima spiaggia gli equivoci, le avventure e le liti si moltiplicano. Terza regia di Aldo Fabrizi, irresistibile nelle vesti d’interprete, ma altrettanto efficace anche dietro la macchina da presa nell’orchestrare una lunga serie di divertentissime gag. Ottimo il cast, in cui spicca una giovanissima Giovanna Ralli.
(andrea tagliacozzo)

Racconti romani

Appena uscito dal carcere, Alvaro propone agli amici Otello, Mario e Spartaco una serie di piccole truffe che, per una ragione o per l’altra, non riescono ad andare in porto. Scoperti dalla polizia mentre spacciano soldi falsi, i quattro finiscono al commissariato. Il film è ispirato ad alcuni racconti di Alberto Moravia, adattati per lo schermo da Sergio Amidei, Francesco Rosi, Age e Scarpelli. Il risultato, comunque, non si discosta poi molto dalle solite commedie all’italiana, anche se ci sono alcuni personaggi decisamente riusciti e il cast è davvero eccellente.
(andrea tagliacozzo)

I ladri

Il mafioso italo-americano Joe Castagnato viene espulso dagli Stati Uniti come indesiderabile e rispedito a Napoli. Prima di partire riesce a nascondere il suo tesoro, frutto di anni di attività criminosa, in una partita di barattoli di marmellata. Vincenzo, uno scaricatore del porto, se ne accorge e decide di ricattare il malvivente. Esordio registico di Lucio Fulci, futuro esponente di punta dell’horror italiano, con una commediola senza pretese che grava interamente sulle spalle di Totò. Cameo di Fred Buscaglione che interpreta se stesso e canta
Che notte!
(andrea tagliacozzo)

Di che segno sei

Film a episodi, nel tipico stile della commedia all’italiana, affidato più che altro al consumato mestiere degli attori. Nel primo, un pilota cerca di abituarsi all’idea che deve cambiare sesso; nel secondo, una ballerina cerca un partner per una gara di ballo; il terzo descrive la giornata di Basilio, muratore pendolare; nel quarto, un attempato gorilla deve guardare le spalle al facoltoso commendator Bravetta. Esemplare quest’ultimo episodio, in cui Sordi rispolvera il personaggio di Nando Moriconi: divertentissimo vent’anni prima in
Un americano a Roma
, quasi patetico qui. Segno di un genere che stava ormai tramontando ed era ormai paurosamente a corto d’idee.
(andrea tagliacozzo)